Il Superuovo

Vittoria azzurra ai giochi del Mediterraneo: una strumentalizzazione pericolosa

Vittoria azzurra ai giochi del Mediterraneo: una strumentalizzazione pericolosa

Le ragazze italiane della staffetta 4×400 ai Giochi del mediterraneo si sono aggiudicate la medaglia d’oro, portando l’Italia a quota 156 medaglie. Mariabenedicta Chigbolu, Ayomide Folorunso, Raffaella Lukundo e Libania Grenot hanno chiuso col tempo di 3:28:08 e la foto della loro vittoria è stata diffusa viralmente sui social: il successo azzurro, grazie alle origini straniere delle giovani atlete, ha assunto così anche un valore simbolico contro gli atteggiamenti discriminatori, razzisti e violenti che stanno lentamente riprendendo piede su suolo italico. L’evento ha assunto ancora più valore dal momento che è nelle stesse ore il neo-ministro degli Interni Matteo Salvini stava tenendo il suo comizio a Pontida, in cui l’Italia si presentava come un paese timorosa e diffidente nei confronti dell’Altro, del diverso.

Una vittoria contro il razzismo (e contro Salvini)

Inutile dire che grazie a questo successo sui social la foto si sia diffusa viralmente ed a gran velocità. I toni si sono fatti particolarmente polemici e ironici nei confronti di Matteo Salvini: «Realtà 1 – Pontida 0», «Prime le italiane», «#ciaone a Salvini», queste le parole e gli hashtag collegati alla straordinaria vittoria delle azzurre. Non sono mancati gli interventi di personaggi di spicco, come quello di Roberto Saviano, che oltre a festeggiare con le atlete la loro vittoria aggiunge:” “I loro sorrisi sono la risposta all’Italia razzista di Pontida. L’Italia multiculturale nata dal sogno repubblicano non verrà fermata”. O ancora:”La notizia più bella di ieri arriva dai Giochi del Mediterraneo, non da Pontida. Vince l’Italia che non ha paura: #PrimeLeItaliane”, è il commento di Matteo Renzi sui suoi profili social.

Non sono ovviamente mancati commenti polemici della parte opposta, come un post in cui l’autore si chiedeva se “non sia il caso di far entrare in Italia tutta l’Africa, così, giusto per dominare le future Olimpiadi” e perché “non si pensi ai giovani laureati italiani costretti a emigrare per poter trovare lavoro”, dimostrando una curiosa contraddizione ideologica interna.

Una vittoria strumentalizzata, un atteggiamento fuorviante

Ma siamo così sicuri che una strumentalizzazione di questo tipo sia ciò di cui abbiamo bisogno? Naturalmente in questo particolare momento storico la continua affermazione, anche se talvolta esasperata, di principi egalitari, anti-razzisti e multiculturali è di fondamentale importanza, in contrapposizione al clima di diffidenza e denigrazione del diverso che si è venuto ad instaurare. Ma il pericolo di affermare implicitamente la diversità dell’Altro rispetto “all’italiano” è dietro l’angolo. La vittoria di ieri è una vittoria solo italiana, perché italiane erano le atlete, che più che essere acclamate per la loro vittoria, per il loro successo e il loro valore in pista sono state messe al centro dell’attenzione mediatica e lodate in funzione del colore della loro pelle: il pericolo di cadere in una nuova sorta di razzismo riluttante, definibile forse razzismo benevolo, è evidente. Finché si asseconderà questa particolare inclinazione ad additare il diverso da noi non potremo mai parlare di una assoluta vittoria dell’Italia multiculturale. La diversità esiste ed è un tesoro inestimabile, ma non deve mai per questo diventare strumento discriminazione sociale, o mezzo per minare i diritti e la dignità di ciascuno, né assumere particolare valore o importanza rispetto a una condizione più profonda e importante: essere, prima di tutto, umani.

Complimenti quindi alle fantastiche italiane che ieri, loro si, ci possono aver resi fieri di essere italiani.

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