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Vienna, un attacco terroristico spaventa la città: scopriamo insieme quali sono le radici del terrorismo

A Vienna, la sera di lunedì 2 novembre, degli attacchi terroristici hanno colpito diversi punti della città creando un clima di spavento tra i cittadini.

Cinque persone sono morte, tra cui quattro civili e un aggressore. I feriti sono 22, sei dei quali in pericolo di vita. Dopo questo tragico accaduto i cittadini sono stati esortati a rimanere a casa dal ministro dell’interno Karl Nehammer.

Fejzulai Kujtim, l’attentatore ucciso

Non è stato ancora provato il fatto che ci sia stato qualche altro attentatore oltre a Fejzulai Kujtim, l’attentatore ucciso, ma i fatti lo lasciano facilmente presumere.

Kujtim era un ragazzo di vent’anni originario della Macedonia del Nord già noto ai servizi segreti, ma nato e cresciuto a Vienna. Il 25 aprile 2019 era stato condannato a 22 mesi di carcere per aver tentato di andare in Siria e affiliarsi all’Isis. Il ragazzo fu liberato il 5 dicembre, perché rientrando nella categoria di giovane adulto, era privilegiato dalla legge austriaca a tutela dei giovani.

Lo “Spiegel online” sostiene che Kujtim era in contatto con una rete di jihadisti tedeschi, poiché, in Turchia, nel 2018, nel tentativo di raggiungere la Siria e arruolarsi nell’Isis, conobbe due jihadisti tedeschi e uno belga: lo riporta una sentenza del Land di Vienna di aprile.

I due arresti in Svizzera

Il 3 novembre, a Winterthur (nel Cantone di Zurigo), un’unità speciale della polizia ha arrestato due cittadini svizzeri di 18 e 24 anni, sospettati di essere stati in contatto con Kujtim. I due ragazzi sono stati arrestati in coordinamento con le autorità austriache.

In questi giorni si sta indagando sui presunti contatti tra l’attentatore e i due ragazzi sospettati. Si tratta di chiarire un eventuale coinvolgimento nell’attacco terroristico. È stato anche creato dalla polizia un apposito gruppo di lavoro denominato “Wien“, orientato unicamente a scoprire se ci siano contatti nel Cantone di Zurigo con quanto accaduto a Vienna.

L’Isis rivendica l’attentato

Il portale di analisi “Site“, citando “Amaq”, l’agenzia di comunicazione del gruppo jihadista, ha riferito che l’Isis ha rivendicato l’attentato di Vienna. Il gruppo terrorista ha pubblicato un video in cui interviene un combattente a volto scoperto che brandisce una pistola nella mano sinistra, e un kalashnikov e un machete in quella destra. Il nome che appare in un fotogramma è “Abu Dajana Al-Lubnaniyy“. Nella rivendicazione l’Isis sottolinea la corrispondenza con “Abu Dujana al-Albani” (di nazionalità albanese), che sarebbe “il soldato del califfato” che ha eseguito l’attacco.

Amaq ha diffuso anche una foto dell’attentatore di Vienna che, secondo Rita Katz, direttrice di Site, corrisponderebbe a quella di un uomo apparso in un’altra foto diffusa sui social subito dopo l’attacco.

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https://www.repubblica.it/esteri/2020/11/03/news/vienna_il_ministro_dell_interno_siamo_ancora_in_pericolo_domani_scuole_chiuse_tenete_i_vostri_figli_in_casa_-272843830/?ref=RHTP-BH-I272215202-P9-S7-T1

Le radici del terrorismo

Il terrorismo affonda le sue radici già nel I secolo. In quegli anni in Giudea, un gruppo di ribelli (zeloti), lottava per ottenere l’indipendenza a Roma. Alcuni degli zeloti più famosi hanno preso il nome di “sicari“, ovvero “uomini armati di pugnale“, dal latino sita, il nome del piccolo pugnale che portavano sotto la veste. I sicari erano soliti partecipare alle feste di Gerusalemme mimetizzandosi per tagliare la gola dei nemici o pugnalarli alle spalle.

Dopo di che il “terrorismo” ha acquisito un significato più religioso. Le numerose battaglie combattute per motivi legati alla religione erano denominate “guerre sante”, e sono famose per il loro carattere cruento e privo di qualsiasi empatia.

Il terrorismo islamico

I tempi del colonialismo sono fondamentali per definire le radici del terrorismo islamico. L’Africa e l’Asia erano le mete più ambite dagli Stati sovrani per via delle grandi risorse che potevano offrire. Per anni la popolazione africana e la popolazione araba hanno subito forti discriminazioni e sfruttamenti.

La popolazione araba, spinta dal forte sentimento di umiliazione, cominciò a cercare vendetta nei confronti degli occidentali. A questi sentimenti si aggiunsero le numerose guerre perse e le rivoluzioni smorzate contro gli eserciti occidentali.

Già nel 1932, gli inglesi si trovarono a fronteggiare una rivoluzione anti-colonialista in Iraq, e da quella data le tensioni degli arabi cominciarono a crescere smisuratamente. Il culmine venne raggiunto nel 1979, con l’ennesima rivoluzione in Afghanistan provocata da un’invasione sovietica, questa volta tutto il mondo islamico si riunì nella “jihad” (guerra santa) contro gli infedeli invasori. Qui giocò un ruolo molto importante Osama Bin Laden, che coordinava gruppi terroristici pakistani e afgani. Con i capitali occidentali nacquero i primi campi di addestramento per terroristi, provenienti da ogni dove. La guerra fu dura, ma grazie al collasso economico sovietico, nel 1989 le truppe russe si ritirarono dal territorio afgano.

Il 1989, segnò la prima vittoria jihadista contro l’invasore “infedele” e la nascita ufficiale del terrorismo di matrice islamica (Isis), organizzato, potente e radicato nel territorio.

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