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Usiamo il manifesto One-life per spiegare l’evento mediatico delle elezioni americane

Luciano Floridi, il fondatore del manifesto One-life, in questo articolo ci mostrerà come le elezioni Americane hanno cambiato le regole dei social media, attraverso una spiegazione dei suoi studi accademici di questi ultimi

 

Luciano Floridi è un filosofo italiano naturalizzato britannico, professore ordinario di filosofia ed etica dell’informazione presso l’Oxford internet institute, dell’Università di Oxford, dov’è direttore del Digital Ethics Lab. E’ stato il fondatore del One-life manifesto -di cui parlerò nel corso dell’articolo- e in questi giorni ci ha anche parlato di come le elezioni Americane hanno cambiato le regole dei social network.

 

One-life manifesto

Il one-life manifesto ci propone di riflettere e far riflettere su come le tecnologie dell’informazione e della comunicazione abbiano cambiato la nostra società. Infatti, lo vediamo già dal sottotitolo che ci fornisce la prima chiave di lettura dell’opera stessa

“essere umani nell’epoca dell’iperconnessione” .

Nella presentazione viene subito messo in chiaro come la costante connessione abbia:

  • sfumato la frontiera tra reale e virtuale;
  • consumato i confini tra macchina e natura;
  • trasformato le informazioni dalla scarsità alla sovrabbondanza;
  • si è passati dal primato del soggetto al primato dell’interazione;

Floridi ci spiega il perchè nasce quest’opera, dicendoci che: l’uomo plasma la realtà che lo circonda in concetti, allo scopo di comprenderla e dominarla. La percezione che abbiamo di questi concetti, sono l’interfaccia con cui ci relazioniamo con il mondo. Oggi non disponiamo di strumenti concettuali tali da poter comprendere e realizzare appieno le questioni relative alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. È proprio questa mancanza di strumenti che conduce, molto spesso, alla paura e al forte senso di inadeguatezza verso il futuro: rifiutiamo tutto quello che non conosciamo e tutto quello a cui fatichiamo a trovare un senso. Quello che il Manifesto si propone è di contribuire a lanciare un dibattito pubblico sui cambiamenti della società e della sfera pubblica nell’era digitale. Scopo forse ambizioso ma sicuramente necessario, in quanto il modo iperconnesso impone di ricreare ex novo i quadri di riferimento che utilizziamo per leggere e comprendere il mondo.

 

Tra diritti e populismo

Floridi fa una differenza tra populismo intellettuale, quello degli intellettuali da bar, il populismo popolare, quello degli influencer, e il populismo-pop, quelli che cercano di spiegare il perchè sia positivo seguire una moda che seguono tutti.  Tanto che Floridi non dà la colpa agli influencer moderni, infatti ci spiega che questi sono sempre esistiti, ma dipendeva dal periodo storico in cui il popolo si trovava. Ad esempio un influencer sarebbe potuto essere, qualche tizio che si affacciava a piazza Venezia ad esprimere i suoi pensieri, mentre oggi si parla di capelli e trucco. Per dirla con parole Kantiane, è un modello imitativo, ci si mette davanti ad uno specchio, siccome lo specchio più generico è quello che prende i tratti più comuni a masse di popolazioni, è chiaro che tocca sempre cose molto elementari. Questi modelli sono molteplici, ad esempio si passa dalla Ferragni agli ideali ambientali di Greta Thumberg, sono due ideali diversi ma sono comunque tutte e due delle influencer. Spiegato il suo pensiero sul populismo, ci parla anche della questione, non molto lontana dell’annullamento del diritto all’oblio su scala globale, mentre questo sarà ancora valido dentro l’Unione Europea. Spiegandoci che l’Europa a causa di ragioni storiche ha deciso che un certo link, dopo un lasso di tempo non più significativo può essere rimosso sotto richiesta dei soggetti interessati. Mentre la questione Americana è diversa, perchè l’Europa non può dire agli USA come devono comportarsi, lo stato europeo potrebbe bloccare i contenuti americani che non ritiene corretti, perchè è un semplice mettere dei codici e non ci sarebbe motore di ricerca che può trovarli, ma questa sarebbe un operazione di bloccare i dati alla fonte, che poi così si trasformerebbe in censura.

 

Come le elezioni U.S.A hanno cambiato i media

Floridi parlando delle elezioni americane le definisce “una sfida digitale violenta” facendo prima la differenza tra i due candidati e etichettando Trump come “uno con la cintura nera di twitter” , mentre Biden che si era definito come un “nonnino” che non sa usare lo smartphone, invece sa che tasti premere. Sono state due campagne completamente diverse, perchè appunto Trump, attraverso l’uso di twitter e della sua comunicazione aggressiva non ha avuto filtri, Biden si è leggermente contenuto. Tanto che per la prima volta, è capitato che siano stati segnalati dei post dei due come falsi, sono stati anche approntati degli strumenti, per evitare che uno dei due possa dichiararsi vincitore prima della fine dello spoglio.  Tanto che una giornalista, ha retweettato un post razzista di Trump dicendo che “non è lo zio pazzo che può permettersi di pubblicare quello che vuole” ma Floridi risponde dicendo che non per questo motivo le cose sono cambiate, la ragione per cui si sono modificate, è perchè nella Silicon Valley hanno capito che se non riuscivano a darsi delle regole, gli sarebbero state imposte, quindi meglio anticipare i tempi, anche in vista delle elezioni Europee. Infine, conclude dicendo che i controlli ai politici che pubblicano sui Social Network dovrebbero essere fatti, sicuramente dopo la pubblicazione, ma i metodi per farlo ci sono tutti.

 

 

 

 

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