Il Superuovo

Vent’anni: Corrado Alvaro e i Maneskin ci raccontano com’è vivere tra sogni e paure

Vent’anni: Corrado Alvaro e i Maneskin ci raccontano com’è vivere tra sogni e paure

“Ogni generazione ha i suoi vent’anni”: il racconto di Corrado Alvaro e il canto dei Maneskin.

Quella dei vent’anni è un’età fatta di sogni e di paure. Non si è più bambini, e anche l’adolescenza è finita: ci si trova giovani adulti, alle prese con le prime importanti scelte e con responsabilità che è inevitabile assumere. Cosa vuole sentirsi dire, chi ha vent’anni? Ce lo dicono i Maneskin nel loro ultimo singolo.

“Vent’anni” dei Maneskin

A vent’anni si vive tra il desiderio della propria autorealizzazione e la paura di non riuscire a compierla come si vorrebbe. A vent’anni si sa già cosa vuol dire commettere degli sbagli, ma ci si sente ancora troppo piccoli rispetto alla strada da compiere. A vent’anni non è strano se dal nulla si crea un dramma: questo cantano i Maneskin, nel loro ultimo singolo, che è un inno al mantenimento della propria autenticità, nella corsa alla realizzazione personale. Alle strofe che descrivono i pensieri e la fame di sogni della gioventù si alternano quelli che sembrano dei consigli, come delle linee guida che forse ciascun ventenne vorrebbe ricevere. Serve essere tenaci, serve avere le giuste priorità. Bisognerà correre.

“Ti sto scrivendo adesso prima che sia troppo tardi
E farà male il dubbio di non essere nessuno
Sarai qualcuno se resterai diverso dagli altri
Ma c’hai solo vent’anni.”

“Vent’anni” di Corrado Alvaro

I tempi cambiano, ma “ogni generazione ha i suoi vent’anni”: ne troviamo una conferma nell’opera Corrado Alvaro, autore che nella prima metà del Novecento si configurò come esponente ed anticipatore della narrativa meridionalista. Il suo “Vent’anni” è un romanzo di formazione che racconta la giovinezza dal punto di vista di chi l’ha vissuta immerso nella Prima Guerra Mondiale: Luca Fabio è nato nel 1895 in “un qualche paese dell’Italia meridionale”, proprio come l’autore del romanzo, nato nello stesso anno a San Luca, presso Reggio Calabria. Il protagonista è affascinato dalla guerra, e incarna la cultura del tempo e lo spirito interventista dei giovani italiani. La sua storia si intreccia con quella di Attilio Bandi, un ragazzo settentrionale con cui stringe amicizia. “Ecco la battaglia, ecco la guerra”: assai diversa da come l’aveva immaginata, la guerra lo farà anche assistere alla morte del suo amico. È dura, fa male, anche a chi ne esce vivo, sopravvissuto ma cambiato per sempre. “L’età non contava più. Chi poteva dire che età avesse Fabio? E se li sentiva lui vent’anni? […] Tutti avevano vent’anni; ma tra quegli avvenimenti erano tutti rimasti col cuore di quindici, e i pensieri e i sogni e le nostalgie dell’adolescenza, quando non si è come tutti e lo si vorrebbe essere. E tuttavia senza illusioni.[…] Che ci resterà da fare domani, se torniamo nel mondo? Temo che tutto ci parrà un gioco inutile. Bisognerà assumersi grandi responsabilità, altrimenti tutto ci parrà ozioso e misero. Immagineremo il mondo più grande, più bello, più nobile, più avventuroso, e ci cacceremo in tutte le imprese più disperate, in tutte le cause sballate. […] È necessario che noi siamo esistiti, siano esistiti tutti quelli duri a soffrire e a morire, perché il mondo inorgoglisca d’essere stato capace di tanto. Eppure, se vivremo, ci sarà ben altro.”

Ogni generazione ha i suoi vent’anni

A vent’anni ci si sente un po’ diversi dagli altri: non più adolescenti, ma ancora non troppo adulti. “Sarai qualcuno se resterai diverso dagli altri“, cantano i Maneskin, e forse proprio su questa tendenza all’individualità si basa la presa di coscienza di ogni ventenne, nel momento in cui si accosta alle prime importanti e consapevoli scelte. Se è vero che ogni generazione ha i suoi vent’anni, i giovani del mondo contemporaneo saranno segnati dallo strano periodo che stiamo vivendo. Daranno un valore maggiore alla vicinanza e alla condivisione? Come affronteranno la ripresa da un periodo di crisi? Forse, indipendentemente dall’epoca e dalla generazione, si fa attuale e veritiera la riflessione di Corrado Alvaro. “Bisognerà assumersi grandi responsabilità, altrimenti tutto ci parrà ozioso e misero.”

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