Venere e i suoi vulcani attivi che rendono il pianeta ormai invivibile

Un esperimento conferma un’ipotesi: sulla superficie di Venere vi sono vulcani attivi anche ai nostri giorni.

Oltre a ciò che sapevamo sulle caratteristiche di Venere adesso sappiamo, con ragionevole certezza, che vi sono anche vulcani attivi.

Esplosioni su Venere

Di Venere sappiamo che ha dimensioni simili alla Terra e una densa atmosfera irrespirabile, che vi sono temperature infernali e venti di una potenza inimmaginabile sul nostro pianeta: adesso sappiamo anche che vi sono vulcani attivi. Lo sostengono alcuni ricercatori con uno studio nel quale affermano che vi è un indizio inequivocabile che fa pensare a un pianeta attivo anche ai nostri giorni, rivelato da esperimenti su cristalli di olivina, un minerale presente in vari tipi di rocce vulcaniche. I ricercatori hanno ricostruito in laboratorio un ambiente per simulare le condizioni sulla superficie di Venere, con temperature di 470 °C e pressioni 90 volte quelle sulla Terra al livello del mare, e lasciato in quella Venere artificiale vari minerali di olivina per studiarne le trasformazioni. In pochi giorni, in quelle condizioni, l’olivina si è rivestita di ematite, un minerale nero-rossastro, a dimostrazione del fatto che l’olivina non dura a lungo su quel pianeta. Ma la missione dell’ESA Venus Express, che studiò il pianeta rilevò invece grandi quantità di olivina: da questo, i ricercatori hanno dedotto che l’olivina doveva essere stata depositata forse proprio durante i sorvoli della Venus Express. Che Venere potesse avere ancora oggi un’attività vulcanica era già stato ipotizzato nel 2015, quando vennero mappate le emissioni termiche dalla superficie, sempre utilizzando i dati della missione Venus Express. All’epoca Hakan Svedhem dichiarò che i dati facevano includere Venere nella ristretta cerchia dei pianeti vulcanicamente attivi del Sistema Solare.

Ricostruzione della superficie di Venere fatta al computer.

Un viaggio attorno al pianeta

La sonda giapponese Akatsuki, in orbita intorno a Venere da dicembre 2015, non fa parlare di sé come alcuni orbiter marziani, ma in silenzio sta assicurando un egregio lavoro di osservazione. Le cinque telecamere di cui è equipaggiata permettono di esplorare il pianeta nella luce visibile, nell’infrarosso e negli ultravioletti, e ci hanno restituito spettacolari foto. Le immagini mostrano il complesso e dinamico sistema meteorologico nell’atmosfera venusiana. Alcune immagini mostrano il bagliore notturno del pianeta nella lunghezza d’onda degli infrarossi, altre gli intrecci e i vortici tessuti dalle nubi nella tossica atmosfera del pianeta. Come si nota, le regioni polari sembrano meno turbolente di quelle tropicali. La sonda Akatsuki è stata protagonista di un’odissea spaziale, prima che potesse arrivare alla meta. Lanciata il 20 marzo 2010, a dicembre dello stesso anno non riuscì ad agganciare l’orbita di Venere (i suoi motori frenanti non rimasero accesi abbastanza a lungo). Ci riprovò però con successo cinque anni dopo, dopo un lungo viaggio che la condusse fino a 80 milioni di km dal Sole. E per fortuna: se si escludono la missione dell’ESA Venus Express, del 2006, e la sonda Magellano della Nasa, negli ultimi anni il vicino pianeta è stato un po’ trascurato, dalle missioni di esplorazione spaziale. L’Akatsuki sta recuperando terreno studiando le onde di gravità del pianeta, il suo vulcanesimo, i venti, i lampi e le formazioni nuvolose. 

Questa immagine sembra mostrare con grande dettaglio quello che è forse un fronte tempestoso.

Un passato nascosto

Venere è un pianeta misterioso. La sua superficie ci è nascosta dalla densa atmosfera di anidride carbonica e dalle nubi che lo avvolgono. La temperatura al suolo raggiunge i 470 °C con una pressione 90 volte superiore a quella che si ha sulla Terra al livello del mare. La sua atmosfera ruota molto più velocemente del pianeta stesso: la parte superiore della copertura di nubi viaggia a oltre 400 km/h e fa un giro dell’intero pianeta in poco più di 4 giorni, mentre il pianeta ruota su se stesso in 243 giorni. Nel corso dell’European Planetary Science Congress alcuni ricercatori del gruppo di lavoro della JAXA hanno mostrato che i venti di Venere sono caratterizzati da una sorprendete varietà di velocità tra un anno e l’altro, così come tra i due emisferi, e che le nubi, di notte, tendono a convergere verso l’equatore: fenomeni inattesi e al momento senza spiegazioni. Gli scompensi elettromagnetici e termodinamici dovuti alla variabilità nella distribuzione di questa sostanza potrebbero essere causa dell’asimmetria e della super-rotazione dell’atmosfera di Venere. Nel corso del convegno un gruppo di ricercatori ha avanzato l’ipotesi che Venere, in tempi lontani, possa avere avuto temperature compatibili con la presenza di acqua liquida, forse addirittura per tre miliardi di anni (un tempo più che sufficiente allo sviluppo di forme di vita), finché un ignoto evento catastrofico lo trasformò rapidamente in ciò che vediamo oggi. La catastrofe presa in considerazione da questi modelli potrebbe essere stata innescata da un processo di resurfacing, ossia di totale rinnovamento della crosta venusiana.

 

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