Perché De André è sempre attuale? L’incontro tra Medioevo e Novecento Italiano

Fabrizio De André è riuscito a conquistare intere generazioni con la sua musica e suoi testi, non smettendo mai di essere considerato un paroliere attuale, nonostante i suoi primi testi risalgano agli anni Sessanta. Qual è la particolarità delle sue canzoni?

Riconosciuto per le sue idee anarchiche e la sua abilità con le parole, Fabrizio De André ha riscosso il suo successo a partire dagli anni Settanta, spaziando dal Medioevo al presente. Dall’animo inquieto e introverso ha lasciato un segno nella musica italiana sia come artista che come persona, combattendo battaglie politiche e sociali con i suoi versi.

Biografia:

De André nasce il 18 Febbraio del 1940 a Genova, da genitori di origini piemontesi. Era un giovane inquieto e tormentato quando si iscrisse al liceo classico. Cordiale e solidale con i compagni, non aveva un bel rapporto con i professori, specialmente con quello di lettere, che non gli concesse mai la sufficienza per ”scarsità di temi”. Finiti gli studi liceali, frequenta sia lezioni nella facoltà di Lettere che in quella di Medicina, per immatricolarsi poi in Giurisprudenza. Cominciarono i problemi con l’alcol, decise di lasciare la casa dei genitori e a sei esami dalla laurea rinunciò a tutto per un contratto discografico. Sapeva già suonare la chitarra e il violino e aveva cominciato a esibirsi in alcuni locali di musica Jazz, traducendo testi dal francese. I testi tradotti appartenevano a Georges Brassens, scrittore e poeta che influenzerà moltissimo il suo pensiero, soprattutto per le sue idee anarchiche.

Conduceva una vita sregolata, fatta di notti insonni e compagnie poco raccomandabili. La sua prima fidanzata fu infatti una prostituta di nome Anna e passò parte della sua gioventù a casa di un amico tetraplegico. In questi anni conobbe Paolo Villaggio, da lui descritto come un fratello maggiore, con il quale passerà moltissimo tempo. Sarà Paolo Villaggio a raccontarlo poi nella sua più vera essenza in una serie di interviste e ad affibbiargli il soprannome ”Faber”. Nel 1962 ebbe un figlio, Cristiano, anche lui musicista. Finita la relazione con la madre del bambino si sposerà con Dori Ghezzi nel 1989. L’esordio musicale arriverà con la pubblicazione del suo 45 giri nel 1961. Importante la collaborazione con la PFM con la quale riarrangerà alcune delle sue melodie.

Durante un tour nel Dicembre del 1998 accuserà strani dolori alla schiena e al petto e non potendo più impugnare la chitarra farà degli accertamenti nell’ospedale di Aosta, dove gli verrà diagnosticato un carcinoma polmonare in stadio avanzato. Riuscirà appena a passare le festività in famiglia, prima di spegnersi durante la notte dell’11 gennaio del 1999.

 

De André e il Medioevo:

Fabrizio De André è sicuramente un personaggio eclettico e la sua produzione riflette tutto il suo essere. Egli stesso si dichiara appassionato di storia – in particolare del Medioevo-  e se si analizza la struttura dei suoi testi notiamo la ripresa di forme medievali, come per esempio la ballata.

Come dice appunto il nome è una canzone ballabile, che tratta temi appartenenti alla tradizione orale di repertorio popolare. La struttura segue uno schema di tipo ABCB ed è ricca di ripetizioni, allitterazioni e domande retoriche. I temi più trattati sono l’amore, gli eroi, i fuorilegge e la religione. Un esempio calzante potrebbe essere in questo caso Geordie, recuperata da De André dal corpus canonico di ballate inglesi e francesi allestito da Francis James Child e che contiene tutte quelle che sono da lui considerate autentiche.

Geordie è la numero 209, risale al XVI secolo e fa parte della tradizione inglese: il protagonista è un giovane aristocratico che a causa di un furto sarà giustiziato. Nella storia essendo figlio di aristocratici gli sarà concesso il privilegio di essere impiccato con una corda o una catena d’oro, mentre la sua ragazza cavalcherà fino al luogo, implorando di salvare la sua vita.

Nella versione del cantautore, Geordie ruberà ”sei cervi nel parco del re/ vendendoli per denaro” e nonostante le continue suppliche della ragazza sarà ugualmente impiccato, con una corda d’oro.

L’interesse per il Medioevo si riflette anche nella scelta dei materiali da riproporre integralmente. Nell’album Volume III del 1968 uscirà S’ì fosse foco. Spesso attribuito alla sua penna, ma scritto da Cecco Angiolieri, è un sonetto risalente al XIV secolo e fa parte della poesia comico-realistica, di cui Angiolieri era uno dei principali esponenti.

Un altro esempio, è la canzone Carlo Martello, contenuta nel Vol. I del 1967. La canzone oltre allo schema metrico molto particolare, racconta della Battaglia di Poitiers del 25 Ottobre 732. L’idea nasce da Paolo Villaggio, in una piovosa giornata di Novembre del 1962. I due stavano chiacchierando, quando De André volle fargli sentire una nuova melodia. Villaggio la descriverà come ”una specie di inno da corno inglese” e da lì l’idea di raccontare di Carlo Martello, parodiandolo. L’intento satirico non vuole comunque sbeffeggiare l’importanza di quell’evento definito da Villaggio stesso ”fondamentale per la storia dell’Europa.”

I suoi recuperi possono apparire curiosi, ma in verità la selezione dei materiali è molto accurata e segnerà quasi tutta la sua produzione, sia per forme che per temi.

Musica, poesia e attualità.

”Benedetto Croce diceva che fino all’età di diciotto anni tutti scrivevano poesie, dai diciotto anni in poi rimangono a scrivere due categorie di persone: i poeti e i cretini. Quindi io precauzionalmente preferirei considerarmi un cantautore.” De André. 

Fabrizio De André ha avuto l’enorme capacità di fare dei suoi testi dei veri e propri capolavori. La sua produzione, durata circa quarant’anni, ci dà la possibilità di guardare alla sua evoluzione sia dal punto di vista stilistico che contenutistico. Nei primi testi si nota un maggiore interesse per la sfera medievale, ma con il tempo sembra spingersi verso qualcosa di sempre più alto, di più classico. Fabrizio non si è mai definito un poeta, preferisce invece coagularsi all’interno dell’etichetta di ”cantautore”, anche se i suoi testi hanno ben poco da invidiare a delle vere e proprie poesie: ogni parola riempie uno spazio ben preciso e si sposa alla perfezione con tutto il contesto. Inoltre, la presenza quasi fissa di schemi metrici, crea una certa musicalità anche quando il testo viene semplicemente letto, finendo per assumere una metrica e una cadenza proprie. Dunque, benché non si sia mai considerato un poeta, De André ne incarna tutte le caratteristiche ed è forse questa sua inconsapevolezza, la conferma più grande.

Cosa rende così attuali i suoi testi?

Nonostante l’impostazione poetica delle sue canzoni, i materiali e il contenuto riescono a ripercorrere ogni scorcio della vita e della storia. Canta di ogni scala sociale, con un interesse quasi antropologico per l’uomo e il suo essere. Tutti hanno la possibilità di rispecchiarsi nei suoi testi, dai drogati agli innamorati, senza essere giudicati. Ogni sua storia ha una morale, un fine e un forte impatto didascalico, che ci porta nella sua visione della vita, dove tutti sono degni e nessuno è ultimo.

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