Vediamo come la pioggia sia espressione del disincanto della realtà in Montale e Marracash

La pioggia non è solo un fenomeno atmosferico, ma diviene metafora di una realtà ingombrante e vuota al tempo stesso. Scopriamo il ruolo della pioggia in Montale e Marracash.

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La pioggia, come molti fenomeni naturali, è da sempre presente nella dimensione poetica e/o musicale, in quanto simbolo di rinascita e fertilità, congiunzione tra cielo e terra, manifestazione del divino o della potenza della natura; e ancora espressione di malinconia e tristezza. Proviamo ad analizzare il significato della pioggia e il ruolo (anche sociale) da essa svolto all’interno della poesia “Piove” di Eugenio Montale e del brano “Importante” di Marracash.

Piove non sulla favola bella

“Piove” si inserisce nella sezione Satura II della raccolta Satura, pubblicata nel 1971, ed è uno dei testi più noti del cosiddetto “quarto Montale”.

Tale poesia è conosciuta soprattutto perché è stata spesso posta in contrapposizione a quella di G. D’AnnunzioLa pioggia nel pineto” di cui “Piove” è una aperta parodia; numerosi sono, infatti, i chiari riferimenti alla poesia dannunziana (Piove non sulla favola bella; in assenza di Ermione). Montale ha scelto deliberatamente di “ribaltare” la concezione di una poesia fine a se stessa, prettamente estetica e superomistica,  in nome di una poesia prosastica, pragmatica e capace di permeare la realtà.

In “Piove” la pioggia colpisce duramente, investe ogni cosa e il termine “piove” è ripetuto in anafora 18 volte, proprio per insistere su quello che Montale in apertura definisce stillicidio.

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Il ritratto della disillusione

Montale, attaccando la poesia dannunziana, si riferisce alla realtà di tutti i giorni, dipingendo un clima di disarmonia e sfiducia, disincanto e polemica nei confronti della condizione socio-politica e culturale del tempo.

Scrive:

Piove/ sul nulla che si fa/ in queste ore di sciopero/ generale./ […] sulla cartella/ esattoriale,/ piove sugli ossi di seppia/ e sulla greppia nazionale. / Piove/ sulla Gazzetta ufficiale/ […] piove sul Parlamento,/ piove su via Solferino/ […]  Piove sui nuovi epistemi/ […] Piove sul progresso/ della contestazione,/ piove sui works in regress, /[…] sgocciola/ sulla pubblica opinione.

È la rappresentazione di un mondo grigio, monotono, sempre uguale a se stesso, noioso (ben diverso dal panorama vitalistico dell’Alcyone di D’Annunzio); è una polemica contro quel niente che si fa, contro lo sterile sciopero generale, la corruzione della classe dirigente, contro le nuove forme di conoscenza dell’uomo indiato…  Non è un progredire, un andare avanti, è un insieme di opere in regresso (works in regress).

Si contano, inoltre, alcuni rimandi alla moglie Drusilla Tanzi, alla sua morte (“piove sulla tua tomba a San Felice a Ema”), alla sua assenza, in quanto musa del poeta (“in assenza di Ermione”); e, in particolare, ricordiamo il commovente finale carico di pathos:

Piove perché non sei/ è solo la mancanza/ e può affogare.

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Tempesta che non si placa

La pioggia, associata a una cupa malinconia, al bisogno di rinnovamento, all’assenza, non manca neanche nel panorama musicale.

Il rapper italiano Marracash in quello che è, forse, uno dei suoi brani più conosciuti, ci mostra il ruolo individuale e collettivo della pioggia.

Importante” ha riscontrato molto successo tanto da volare in vetta alle classifiche in pochissimo tempo.

Nel videoclip la pioggia si manifesta anche all’interno dell’abitazione e non solo fuori perché si tratta di una pioggia introspettiva che investe l’individuo. La pioggia assume per il cantante un ruolo, in parte, salvifico: Marracash si riconosce nella pioggia o meglio è la pioggia che riconosce Marracash e gli ricorda che è importante e che non ha più tempo per perdersi: la pioggia mi ricordava (Sei importante).

In un’intervista, ha detto che la sua pioggia è “una pioggia che ti deprime, ma che al tempo stesso lava via i tuoi pensieri” (torna, quindi, il concetto di pioggia come garanzia di salvezza).

Qui, la pioggia non è uno stillicidio (come per Montale), ma una tempesta che non si placa. Non sgocciola, diluvia.

Non mancano i rimandi all’attualità, alla politica, alla lotta per la sopravvivenza in una società che non è capace di infondere speranza e sicurezza, i riferimenti espliciti alle proteste, a quella che era la contestazione di Montale.

Mentre tutti lottano per un posto nel fango
E siamo dopo la fine, la scena post-crediti

[…]

Piove su attivisti che imbrattano i monumenti
Sugli sbirri che manganellano gli studenti

La pioggia ci porta a riflettere su quello che accade attorno: non piove più sulla favola bella/ di lontane stagioni (Montale) perché ormai “siamo dopo la fine”; ed è ecco che torna il disincanto.

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Si annega tra il vuoto e la mancanza

“Importante” è anche un dirsi addio, come in fondo lo è “Piove”: oltre la disillusione, l’altra tematica fondamentale è l’assenza: di Mosca (ossia Drusilla) in Montale, venuta a mancare nel 1963, ben prima della pubblicazione di Satura; di una figura femminile non meglio identificata in Marracash.

Inoltre, è presente un comune riferimento a un qualcosa che travolge, che sommerge e a un qualcosa in cui si è completamente immersi: Marracash è sopraffatto dal vuoto, Montale dall’assenza.

È il vuoto in cui [Marracash] sta affogando in “Importante”; è la mancanza di Drusilla in cui Montale annega nell’explicit di “Piove”.

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