BRUTTI FILM: VEDIAMO COME “10.000 A.C.” SI PRENDE LA LIBERTÀ DI REINTERPETARE MALISSIMO LA PREISTORIA

Ci sono i film storici accurati, quelli non accurati e poi c’è “10.000 A.C.” Un film che prende una buona idea e ci costruisce sopra un errore.

Una scena del film.

Non è difficile immaginarlo. È il 2010, in tv non c’è niente, i film in prima serata sono tutti finiti per far spazio alla programmazione noiosa della notte. Tra un TG e una vecchia replica dei “Cesaroni” spicca un film dal titolo abbastanza esplicativo: “10.000 A. C.”. Sembra perfetto, e pensando sia un buon adattamento storico, si inizia a vederlo. Sgomenti si assiste alla storia e terminata la visione ci si rende conto che era meglio vedere Marco ed Eva innamorarsi per la quindicesima volta. Oltre ad un uccello estinto da milioni di anni caduto lì ovviamente per sbaglio, e città mai nate prima di migliaia di anni, alcuni errori rendono “10.000 A.C.” pericolosamente sbagliato.

LA TRAMA

“10.000 A.C.” esce sfortunatamente nelle sale nel 2008, diretto e sceneggiato da Roland Emmerich. Come il titolo esplica così brutalmente, la storia è ambientata intorno al 10.000 a.C., e racconta le vicende di D’Leh. Il ragazzo è destinato a diventare il capo della sua tribù, a causa di una profezia della Vecchia Madre, nata quando, tempo prima, uccise da solo un mammut. Durante l’inverno una banda di guerrieri a cavallo irrompe nel villaggio, portando il caos e rapendo Evolet, interesse amoroso del protagonista e unica donna preistorica col mascara. Così D’Leh parte in missione per recuperarla, dovendo affrontare mille peripezie, tra cui l’incontro con uno Smilodonte. L’animale sembra voglioso di chiacchiere, poiché decide di conversare con lui invece che ucciderlo. È una fortuna. Una profezia dice infatti che chi riesca a conversare con un “dente a lancia” è destinato a guidare i popoli. Eletto a leader di una coalizione di varie tribù, D’Leh viaggia con loro fino a ritrovarsi nel deserto, dove molti schiavi stanno costruendo una piramide. Qui c’è anche Evolet, prigioniera del misterioso “Onnipotente”, il capo schiavista. D’Leh riesce a far ribellare gli schiavi, che uccidono l’Onnipotente e riacquistano la libertà. Anche Evolet è libera, ma all’ultimo viene colpita da una freccia dal capo dei guerrieri, innamorato di lei. È spacciata, ma la Vecchia Madre, in contatto telepatico con i cacciatori, la riporta in vita. Tutti contenti, D’Leh e Evolet ritornano al loro villaggio, non prima di aver ricevuto in dono un sacchetto di grano che farà scoprire loro l’agricoltura. Perché uno spirito con i poteri telepatici sì, ma il farro no.

D’Leh (Steven Strait) in una scena del film. Da notare la barba fatta col righello e il petto perfettamente depilato. Tipico uomo del Mesolitico.

IL CAVALLO

Il periodo di cui si sta parlando nel film è il Mesolitico, ovvero l’era dell’ultima glaciazione, che va dal 12.000 fino all’8.000 a.C. Il Mesolitico è una fase di transizione tra il Paleolitico e il Neolitico, dove i primitivi Homo Sapiens iniziarono a colonizzare il pianeta spostandosi dall’Africa verso l’Eurasia. Oltre agli uomini sbarbati e le donne con i capelli acconciati uno dei primi grossolani errori che saltano all’occhio guardando “10.000 A.C.” è vedere un cavallo con tanto di sella e staffa starsene buono sotto un guerriero. Innanzitutto le selle furono inventate in Cina nel primo millennio, mentre la staffa è un’invenzione dell’epoca di Carlo Magno, ma è proprio la presenza di un equino a far storcere il naso. Sarebbe stato più normale vedere un lupo affiancare la capanna di un cacciatore piuttosto che un cavallo. I primi cavalli al fianco dell’uomo apparvero, infatti, 4 mila anni fa, quando i primi esemplari domestici iniziarono a lavorare nei campi e a trasportare le merci, anche se alcuni studi hanno dimostrato che la prima addomesticazione risalga addirittura a 5 mila anni fa.

LO SMILODONTE

Lo Smilodonte con cui D’Leh ha a che fare è grande. Molto. Alcuni paleontologi lo descrivo grande come un bulldog, mentre nel film è grande come una macchina. Ma oltre a questo presenta anche una caratteristica assurda. Non se lo mangia. Pensare di incontrare uno di questi animali e raccontarla è impossibile. Come dice il nome oggi più usato, la Tigre dai Denti a Sciabola era un felino caratterizzato da canini lunghi fino a venti centimetri affilati come rasoi. Era un predatore micidiale, specializzato nella caccia dei grandi mammiferi. La sua corporatura massiccia non gli facilitava la corsa, ma riusciva ad intrappolare le prede con le zampe fino ad immobilizzarli. Il morso non era potente, si stima che fosse molto meno ferreo del morso del leone, ma era eseguito dall’animale con velocità e precisione per non lasciare tempo alla vittima di reagire. Nonostante si sia estinto sul finire dell’ultima glaciazione, quindi cronologicamente in linea con il film, lo Smilodonte era un animale tipico del Nord America, dove furono ritrovati la maggioranza dei fossili, quindi è improbabile trovarlo nei luoghi di ambientazione della pellicola.

Cranio di uno Smilodonte.

I MAMMUT

Nel film “10.000 A.C.” sono i mammut a farla da protagonista. Il Mammut lanoso visse fino a 5.000 anni fa nelle fredde zone dell’Alaska e della Russia. Era caratterizzato da zanne ricurve, pelo lungo e folto, orecchie e coda molto piccole. Nonostante non fosse particolarmente grande, più o meno come l’attuale elefante africano, era comunque un animale inavvicinabile e soprattutto pericoloso, viste le zanne lunghe fino a 4 metri, utili per spostare i cumuli di neve. Il film li inserisce furbamente nell’era giusta, ma sbaglia totalmente la loro funzione. Era impossibile infatti che uno scricciolo semi disarmato come D’Leh potesse farne fuori uno da solo. Nonostante nel film i personaggi utilizzino spesso armi in metallo, l’eta del Rame, quando gli uomini iniziarono a costruire i primi strumenti affilati, è ben lontana dall’epoca della pellicola. Nel 10.000 a.C. la massima arma utile era un bastoncino di legno che nessuno oserebbe chiamare lancia. Specialmente contro un mammut maschio adulto. Non solo. Arrivato in Egitto D’Leh si ritrova davanti un triste spettacolo. A trasportare i blocchi di pietra per costruire la piramide ci sono, infatti, moltissimi mammut. Niente di più errato. I mammut lanosi svilupparono il loro folto pelo appunto per sopravvivere ai climi rigidi e freddi dell’ultima glaciazione, quindi la loro sopravvivenza nel deserto è improbabile.

IL CIBO

Durante il suo viaggio D’Leh ha modo di conoscere e approcciarsi con nuove culture e cose che non ha mai visto. Peccato che siano cose che non dovrebbe vedere per parecchie migliaia di anni. Una volta giunto nell’Africa Settentrionale il ragazzo si ritrova infatti ad assaggiare con gusto quello che ha tutta l’aria di essere un peperoncino. Il peperoncino è un alimento importato dall’America, durante il secondo viaggio di Colombo nel 1496, insieme all’ananas e al mais, altro alimento presente nel film e giunto nel Vecchio Mondo solo quando Colombo giunse in America Centrale. Nel finale del film D’Leh è stupito di ritrovarsi in mano un sacchetto di grano, e quel regalo segna l’inizio di una carriera nell’agricoltura. Ma lo stupore del protagonista è infondato, in quanto le origini dell’agricoltura vanno collocate ben 23 mila anni fa.

L’EGITTO NEL FILM

Non è effettivamente chiaro se quello nel film sia l’Egitto, visto che sul fiume (piccolo per essere il Nilo) è visibile un acquedotto, comparso per la prima volta con i Sumeri. La presenza del deserto e della piramide, però, non lascia molti dubbi. Anche se quella in costruzione non può essere una piramide. L’origine delle piramidi è tutt’ora incerta, questo è vero. C’è chi ipotizza che potessero essere nate ben prima di quanto riportato dalle fonti, ma sono ancora teorie, e non sarà di certo “10.000 A.C.” a confutarle. La più antica piramide costruita in Egitto risale al 2700 a.C. e nessuno mai, come si vede nel film, appuntò da nessuna parte i metodi di costruzione. Per la scrittura bisognerà infatti aspettare almeno altri 6 mila anni. È anche impossibile che la punta potesse essere d’oro, visto che il materiale comparve molto più avanti. In una scena si vede anche un egiziano osservare il cielo con un cannocchiale, cosa assolutamente impossibile, dato che fu inventato nel 1600. Inoltre non vi sono fonti che accertano che fossero stati gli schiavi a costruire le piramidi, né nella maniera più assoluta furono usati i mammut, estinti già da tempo. I personaggi indossano spesso tuniche di porpora, colore che però apparve per la prima volta 7 mila anni dopo.

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