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Vaccini contro il COVID: facciamo il punto della situazione sulle alternative al momento disponibili

Vaccini contro il COVID: facciamo il punto della situazione sulle alternative al momento disponibili

Con la attuale campagna vaccinale attivata in tutta Italia, e in numerosi paesi europei, è necessario comprendere quali siano le principali alternative messe a disposizione della popolazione.

Le tre principali alternative oggi a disposizione in Italia sono il vaccino Moderna, Astrazeneca e Pfizer.

Negli ultimi mesi, differenti vaccini sono stati allestiti al fine di contrastare l’odierna pandemia di COVID-19 causata dal SARS-CoV-2, patogeno virale appartenente alle Coronaviridae.

1. Il vaccino Pfizer

Il vaccino Pfizer pone la sua utilità e funzionamento sulla somministrazione di mRNA virale, codificante per la proteina spike del virus contro cui vengono prodotti degli anticorpi immunizzanti. Il numero di dosi è 2, separate da un periodo di 21 giorni. Il vaccino non contiene tracce di lattice, di conservanti e di uova. Questo tipo di vaccino è stato raccomandato per delle persone al di sopra dei 16 anni, visto che non sono ancora disponibili informazioni per soggetti di età minore dell’età indicata. Tra gli effetti avversi del vaccino, tipici tra l’altro di numerosi vaccini disponibili in commercio per numerose altre patologie, potrebbe esserci una reazione allergica al contenuto che potrebbe manifestarsi nel giro di 4 ore con sudorazione e distress respiratorio. Tra gli agenti che potrebbero scatenare reazioni allergiche troviamo il PEG, ossia il glicole polietilenico e il polisorbato. In realtà, il polisorbato non è presente nei vaccini Pfizer ma è molto simile al PEG, presente invece in quelli. Dalle evidenze derivanti dai trial clinici, il vaccino Pfizer-BioNTech è efficace nel 95% nel prevenire la malattia COVID-19 in pazienti senza evidenza di infezione virale pregressa. L’attività di protezione del vaccino è garantita dalla somministrazione intracellulare dell’RNA virale mediante dei liposomi. L’RNA viene successivamente processato da parte del complesso biosintetico delle cellule limitrofe, portando all’assemblaggio di differenti copie della proteina spike del virus. Queste copie iniziano ad andare in circolo, suscitando l’attivazione dei linfociti T (soprattutto CD4+, responsabili della regolazione dell’immunità adattativa) e dei linfociti B, responsabili invece della sintesi materiale degli anticorpi immunizzanti. In questa maniera, il nostro corpo costruisce un quantitativo sufficiente di anticorpi tale da proteggerci nel caso in cui venissimo in contatto col vero Coronavirus, influenzando fortemente il decorso clinico della patologia che infatti si presenta molto più lieve rispetto ad una persona non immunizzata contro l’agente virale. In maniera molto simile, funzionano i seguenti due vaccini, di cui il primo, Moderna, sfrutta la strategia liposomiale, mentre il secondo una somministrazione mediante vettore adenovirale purificato dalle scimmie.

2. Il vaccino Moderna

Il vaccino Moderna, similarmente al vaccino Pfizer precedentemente descritto, funziona grazie all’iniezione di mRNA virale ed è sempre caratterizzato dalla somministrazione di due dosi, in questo caso separate dalla distanza di 28 giorni fra loro. Anche qui, non riscontriamo la presenza di lattice, conservanti e uova nella preparazione. Il vaccino Moderna è stato raccomandato per i soggetti al di sopra dei 18 anni visto che non sono note informazioni a riguardo di individui più giovani della età indicata. Anche qui, essendo presente PEG nella preparazione, dei soggetti allergici al PEG o al polisorbato, dovrebbero consultare il proprio medico o centro vaccinale per evitare delle reazioni allergiche al contenuto vaccinale. Dai dati provenienti dai trial clinici, l’efficacia del vaccino Moderna era del 94.1% nel prevenire la malattia COVID-19 in pazienti senza evidenza di infezione virale pregressa.

3. Il vaccino Astrazeneca

Il vaccino Astrazeneca basa la sua efficacia sulla somministrazione di RNA virale sfruttando la strategia vettoriale con un adenovirus di scimmia non replicante. La mancata replicazione dell’adenovirus carrier è assicurata da una delezione ingegnerizzata dei geni E1 e E3. L’RNA codifica sempre per la proteina spike del SARS-CoV-2, come nel caso di Moderna e Pfizer, soltanto che in questo caso sembrerebbe che la stimolazione dei linfociti B e T è strettamente efficace anche dopo una singola somministrazione del vaccino. Il vaccino è stato sviluppato sotto la guida di un gruppo di scienziati britannici che hanno messo a punto ChAdOx1, un vettore adenovirale di scimmia purificato contenente un genoma di RNA codificante per la proteina spike legata al fattore attivante il tPA, ossia il plasminogeno tissutale.

 

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