A molti sembrerà di star rispondendo al classico gioco del “viene prima l’uovo o la gallina?” ma oso comunque pormi questo quesito: viene prima lo stato o l’idea di stato? e a seguito di una cauta ricerca mi sono accorto che non era poi del tutto una domanda insensata.

Certezze e utopie

L’idea di certo e l’idea di utopico sono senz’altro concetti ereditati dal metodo scientifico. Il metodo scientifico affidandosi al criterio di razionalità, il quale a sua volta affonda le sue radici nella logica, ci permette di dire ciò che è certo, ciò che è vero e ciò che è impossibile. Ma attenzione a questo passaggio. La scienza è capace di dirti ciò che è certo e impossibile ma solo in riferimento a un sistema, un modello, una teoria, insomma una semplificazione della realtà. Ogni volta che si semplifica si perde qualcosa e la realtà nella sua interezza comunque sfugge. La conoscenza è una relazione tra chi conosce e l’oggetto della conoscenza. Mentre in generale la scienza pretende di essere oggettiva nella descrizione dell’oggetto i costruttivisti ritengono che non si tratti solo di un impulso conoscitivo dall’oggetto al soggetto. Piuttosto la conoscenza è la somma del contributo di entrambi, il costrutto.

L’apporto del costruttivismo

Il soggetto per conoscere deve incanalare le impressioni in dei costrutti. Si tratta semplicemente di idee, che nulla hanno a che fare però con a realtà, insomma con l’oggetto. “La credenza che la realtà che ognuno vede sia l’unica realtà è la più pericolosa di tutte le illusioni” direbbe Paul Watzlawick. In campo sociale e politico quest’idea si tradurrebbe in incertezza e imprevedibilità del fenomeno sociale così come quello politico, per via del fatto che alla politica e in generale alla società partecipano e si conoscono a vicenda individui. Non si tratta di spiegare cosa c’è nel latte o com’è fatto un motore piuttosto di descrivere altri individui, quindi soggetti attivi nel processo conoscitivo. Eppure il costruttivismo non perde le speranze e comprende che il prodotto della conoscenza tra due soggetti e molto più concreto, osservabile e studiabile di quello che sembra. La differenza che esiste tra conoscere un protone o un essere umano è che, col secondo, il prodotto della conoscenza prende vita sotto forme di istituzioni, organizzazioni, forme di associazioni. E queste forme, dal micro livello cioè l’individuo al macro,la società, sembrano riproporsi secondo categorie studiabili. Si tratta di costrutti sociali, ebbene se l’oggetto della conoscenza non è afferrabile si può sempre studiarne il prodotto.

Strette implicazioni sulla politica

Un politico costruttivista sa di avere né più né meno del potenziale di un cittadino qualsiasi. La sua qualità sta nel concertare il potenziale di tanti all’interno di costrutti, i così detti compromessi, perché soddisfano le parti. Ma non sempre i patti soddisfano le parti e dunque si parla di patti ineguali, non equi. Se però ci ricordiamo che questi patti sono in realtà costrutti sociali ai quali partecipiamo tutti, come fossimo in una simulazione di black mirror, sembra molto più facile sottrarsi e cambiare le condizioni in cui si vive. Uno studioso contrario al costruttivismo potrebbe replicare che pur ammettendo che la fame nel mondo sia un costrutto sociale, perché in fondo noi abbiamo creato un sistema economico basato sul gap economico e sull’equilibrio tra ricchi e poveri perché le risorse reali in realtà ci sarebbero per tutti, ciononostante la povertà non si sconfigge solo pensandola. Eppure se davvero si pensa alla povertà, mi sento di affermare, che le azioni quotidiane cambiano e sono in grado di influenzare il comportamento altrui.

Il costruttivismo come politica attiva

Il costruttivismo politico si pone certo uno scopo ambizioso. Solo il nome però spiega che è un processo di costruzione pezzo-pezzo. Di sicuro però non si pone il limite di utopie. Un obbiettivo lontano se preso in cura dalla società diventa un obbiettivo realizzabile e se non completamente, solo la tensione a quell’obbiettivo porta a imprese meravigliose. Un’utopia è volare, eppure anche se l’uomo non ha la capacità di librarsi in volo a comando ci è arrivato molto vicino. Anzi, come Icaro s’è sentito sfidato, anche gli uomini, con la differenza che a partire da un’idea sono arrivati nello spazio. Non c’è da stupirsi l’uomo è sia Icaro sia Dedalo. Sono due le qualità che dovrebbe avere un militante costruttivista. La prima è un genuino desiderio di scoperta, che significa abbandonare costrutti non più validi o efficaci a favore di quelli che si creano di volta in volta. Una paziente lungimiranza che Weber definirebbe come “la capacità di lasciare che la realtà operi su di noi con calma e raccoglimento interiore“. La seconda la cito da Gramsci il quale disse a Sandro Pertini che l’uomo politico deve essere “pessimista nell’intelletto, ma positivo nella volontà“. Significa che anche laddove la situazione sembra irreparabile deve avere la lucidità di ammetterlo. Ma deve anche sapere che la volontà,intesa come tensione verso gli ideali, sarà sempre lo strumento per uscirne.

Viene prima l’idea di stato o lo stato?

Questa resta una visione controversa e la risposta non è da cercare su un piano generale, piuttosto nel particolare. Notiamo che in in ogni contesto sociale è stato diverso. Per esempio in alcuni casi il sentimento nazionale e quindi l’idea di stato è nata prima e si è realizzata con lo stato effettivo,come la Germania. Diversamente invece una organizzazione territoriale e quindi uno stato effettivo ha spinto per la nazionalizzazione dell’identità e della cultura come in Italia. Lo stato moderno era un’utopia ai tempi della monarchia, così come un’unione federale europea lo sembra a noi oggi. La storia ci insegna, così come il costruttivismo, che ciò che a noi sembra assolutamente reale ha bisogno di essere sostenuto. Innanzitutto dall’idea che sia davvero così. in secondo luogo abbiamo la possibilità di personalizzare al massimo ogni costrutto. Anche se ce ne disinteressiamo continuiamo a influenzarlo. Ha un effetto il nostro menefreghismo, anche se lo copriamo con una sensazione d’impotenza. Allora mi chiedo, visto che i mondiali di calcio erano un utopia nel medioevo, se un mondo pulito, una società corretta e democratica possano davvero esistere… Vi chiedo anche di pensare alle conseguenze di credere che la società invece sia corrotta e fasulla e quindi non far niente. Sentirsi impotenti di fronte a un costrutto infatti significa realizzare questo costrutto per i politici e i ricchi interessi.

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