Per chi non fosse ferrato in inglese l’ hashtag #SHARENOTSHAME sta per condividi, non vergognarti, ed è la nuova iniziativa della pagina Experience Is. Questa idea è veramente interessante perchè ci dà l’opportunità di ascoltare le esperienze degli altri. Tutti noi sappiamo quanto possa essere difficile raccontare episodi di bullismo o mostrare i lati deboli. Chi nasconde i rotoli di pancia sotto una felpa larga, chi cerca di coprire imperfezioni della pelle con trucchi e correttori, insomma siamo ben lontani dall’ idea di perfezione. Experience Is ha coinvolto personaggi noti in questo progetto da Guè Pequegno a Shade allo youtuber Guglielmo Scilla e ha chiesto loro di raccontare le loro esperienze col bullismo. L’idea funziona molto bene a mio parere per due motivi: i personaggi famosi riescono ad avere molta più influenza sulle persone  e hanno l’opportunità di mostrare quanto neanche le loro vite siano perfette. Insomma è il bullismo il nemico numero uno di #SHARENOTSHAME e non possiamo che esserne felici. Di seguito un’anteprima di alcune delle persone che hanno partecipato all’ hashtag.

Tutti i video completi li potete trovare qui.

Quanto dobbiamo preoccuparci del bullismo?

Il bullismo si riconosce principalmente attraverso tre caratteristiche: l’intenzionalità di far soffrire qualcuno, la ripetitività del comportamento e quando c’è una differenza significativa di potere dovuta a una maggiore forza fisica, status sociale o popolarità all’interno di un gruppo. In italia c’è in media almeno un caso di bullismo al giorno, fenomeno segnalato dal Telefono Azzurro. Costituiscono solo il 10% le richieste di aiuto rivolte a questa associazione di cui il 46% provenienti dal Nord Italia, il 31% da Sud e Isole e il 23% dal Centro.

3  soluzioni al bullismo

  • Prevenire Dobbiamo contrastare il bullismo attraverso la cultura, prima fra tutti la scuola che ha la responsabilità di educare i ragazzi a rispettarsi e ad aprirsi di più. Se queste iniziative vengono prese anche dal mondo del web come nel caso #SHARENOTSHAME, abbiamo maggiori probabilità di sensibilizzare le persone.
  • Riconoscere Anche se è difficile dobbiamo tutti fare lo sforzo di notare se in classe o in altri luoghi siano presenti atti di bullismo.
  • Intervenire Bisogna intervenire il prima possibile, soprattutto quando si è insegnanti o genitori. Prima viene individuato l’episodio di bullismo, prima possiamo evitare di far diventare dannose le conseguenze.

#SHARENOTSHAME

Il bullismo può alterare lo sviluppo: lo sapevi?

Recentemente il King’s College di Londra ha effettuato uno studio per indagare la connessione tra episodi di bullismo subìti in adolescenza e la salute mentale. Quest’ ultima sembrerebbe dipendere in particolare da due parti del cervello: il nucleo caudato e il putamen, rilevanti anche nello sviluppo dell’ansia. Nello studio sono stati reclutati 682 giovani che a 14, 16 e 19 anni hanno dovuto compilare un questionario sull’ essere stati vittime di bullismo. Uno studio che ha quindi seguito questi ragazzi nel corso del tempo. Oltre al questionario self-report sono stati anche sottoposti a scansioni cerebrali a 14 e a 19 anni. In totale è risultato che solo 36 partecipanti avevano fatto esperienza di episodi di bullismo cronico. In questi ultimi ragazzi è stato riscontrato un decremento del volume del putamen e del nucleo caudato collegato a una maggiore predisposizione ad ansia e depressione. E’ quindi in gioco la salute mentale a livello neurofisiologico. Ciò che dobbiamo tenere a mente è che il nostro obiettivo deve essere contrastare in tutti i modi episodi di bullismo che possano influire negativamente sulla nostra società e in particolare sullo sviluppo dei più giovani.

Virginia Famà

 

 

 

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