Il nostro cervello, una sorta di Dio: uno e trino allo stesso tempo. Secondo il neuroscienziato Paul Donald MacLean potremmo dividere il cervello in tre parti, teoricamente. Seguendo il percorso filogenetico della specie Homo, possiamo pensare al cervello come l’insieme di un cervello rettiliano, del cervello proprio dei primi mammiferi (limbico/emotivo) e della neocorteccia, tipico della nostra specie. 

Cervello uno e trino
Un grafico elementare per vedere i “3 cervelli” del nostro cervello

Atteggiamenti impulsivi, violenti e aggressivi. Un’emotività prorompente, unita ad uno spirito sociale connaturato al nostro essere. Ed infine, la capacità di pensiero, di ragionamento e tutte le funzioni psichiche e cognitive superiori che ci contraddistinguono. Tre aspetti della nostra Natura, tutti integrati nel nostro meraviglioso cervello. Ma come si integrano, e come comunicano tra loro? Nel 1962 Paul Donald MacLean pubblicò la sua teoria del “cervello trino“, in cui proponeva una distinzione teorica del cervello umano seguendo la linea evolutiva della specie Homo. Ci teniamo a specificare che questa è una mera distinzione didattica, che non soddisfa la complessità del cervello umano. Spiega alcuni comportamenti e alcuni radicati, ma siamo ben lungi dall’affermare che all’interno del cervello ci siano tre sottoinsiemi ben distinti e autonomi.

Il cervello Rettiliano

Nella nostra ipotetica divisione, il primo cervello che incontriamo è quello rettiliano. Il più antico dal punto di vista filogenetico. Principalmente, rientrano al suo interno tutti quei nuclei che regolano l’istinto di sopravvivenza e di riproduzione, la parte più istintuale della nostra mente. Ha anche un radicato profondo di aggressività, specie considerando che al suo interno non c’è spazio per l’emotività. Per capire ‘come ragioni’ questo cervello, basti guardare i rettili: fornisce impulsi solo per la sopravvivenza, e persino l’attività sessuale è stimolata dal mero istinto alla riproduzione, e guidata attraverso il paradigma Maschio-dominatore femmina-sottomessa. Nei rettili, al di fuori del periodo di estro, i rapporti tra maschio e femmina sono comunque regolati da relazioni di aggressività e difesa del territorio.

Cervello uno e trino, rettiliano e draghi Komodo
In foto, due draghi di Komodo lottano per decidere chi potrà accoppiarsi. Nel mondo dei rettili, il radicato di violenza e aggressività che circonda l’attività sessuale rende il sesso molto lontano da quello che conosciamo

Cervello Limbico-emotivo

Nel corso della storia dell’evoluzione, sono poi arrivati i mammiferi primitivi. A loro madre natura ha fatto dono della capacità di provare emozioni. Infatti, il cervello Limbico (o emotivo), oltre a dirigere gli schemi d’azione del cervello rettiliano, è responsabile dell’esperienza delle emozioni di base e di alcune altre. È anche responsabile dell’evoluzione delle prime forme di socialità, tra cui le cure materne, i rapporti gerarchici, l’attività sessuale stessa (ovviamente differenziata da quella dei rettili)… Come detto, però, una delle fondamentali “aggiunte” fu quella delle emozioni primarie. Come artisticamente e simpaticamente descritto nel film Disney Inside Out, ognuno di noi nasce con un programma biologico che predispone all’esperienza di 6 emozioni base (o primarie) universali: gioia, rabbia, tristezza, paura, disgusto e sorpresa.

Cervello uno e trino
È coi primi mammiferi che fanno la loro comparsa le emozioni primarie (per come le intendiamo noi)

Neocorteccia

La Neocorteccia è l’ultima a essersi sviluppata, ed è particolarmente evoluta nell’uomo: è ciò che contraddistingue l’uomo dal resto del regno animale. Grazie a questa struttura siamo in grado di integrare le due precedenti parti in un disegno cognitivo maggiore. Per questo sarebbe sciocco negare la realtà dell’esistenza dei due piani sottostanti: ammettere l’esistenza di una parte di noi con un radicato profondo di aggressività, meno evoluto e più primordiale non vuol dire legittimare il comportamento che ne consegue. Individuando una causa, attraverso l’esercizio critico della ragione possiamo andare a elaborare ogni impulso e regolarlo, arrivando a un livello di controllo maggiore

Uno e trino: i tre cervelli convergono

Ovviamente non dobbiamo pensare a questa separazione come un’insieme di categorie a compartimenti stagni: i tre cervelli sono in continuo dialogo tra di loro, ogni parte influenza l’altra e ne media le caratteristiche. Sono Uno e trino, come detto in apertura. Ogni impulso, specie se ha origine nelle parti ‘più primitive’ della nostra mente, viene filtrata e mediata dalle altre. Specie grazie alla formazione della neocorteccia, siamo in grado di incastonare tutto in un disegno cognitivo più alto, che dia ragione dei nostri comportamenti. I tre cervelli si trovano quindi a collaborare e convergere. Ricordiamo ancora che la distinzione serve solo a scopo accademico, e non si riscontrano davvero diversi strati nel cervello.

Le influenze dei Media

Per questo bisogna fare attenzione ai messaggi (o per meglio dire, alla loro interpretazione) che vengono trasmessi dai media. L’esposizione continua alla violenza, sotto forma di film, serie tv, fumetti, libri, videogiochi, alla pornografia, sia violenta che non, e a continui messaggi sociali stereotipici e discriminatori non sono argomenti da prendere alla leggera. Specie per quanto riguarda il tema dell’aggressività, della violenza e della sessualità. La comunità scientifica spesso si è espressa a loro riguardo, con opinioni divergenti a seconda delle voci analizzate e dagli esperti presi in considerazione. Per un’opinione a riguardo, con focus particolare sulla violenza tra uomo e donna, rimandiamo al libro “Amori Molesti“, di Silvia Bonino.

Uno e trino
La violenza, per più motivi che non andremo qui ad indagare, dilaga nei media, spaccando a metà pubblico ed esperti riguardo al ruolo che abbia a livello sociale. Oltre a un certo fascino a cui non riusciamo a sottrarci

Chiaro è però che l’uomo sia un essere intellettuale e che sia in grado di analizzare bene le informazioni in entrata, specie quando consapevole dei meccanismi sociali e inconsci che influenzano il suo giudizio. La neocorteccia, parte fondamentale di questo nostro cervello uno e trino, dovrebbe guidarci in un’analisi logica e razionale di questa nostra realtà sociale. Bisogna fare attenzione al tipo di messaggi comunicati e come questi vengano interpretati? Ovviamente sì. Bisogna anche fornire messaggi prosociali? Certo. Ma incolpare così tanto un sistema senza indagare a fondo il perché fornisca determinati rinforzi, sarebbe ad avviso dell’autore semplicistico e riduzionistico. Madre Natura ci ha donato di un cervello, sarebbe giusto usarlo a dovere.

 

Matteo Sesia

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