Seconda stella a destra, 
questo è il cammino 
e poi dritto fino al mattino 
poi la strada la trovi da te: 

porta all’isola che non c’e. 

Seguendo queste semplici indicazioni si dovrebbe arrivare in Giappone, a Sarufutsu, un villaggio della prefettura di Hokkaido dove nei giorni scorsi si è verificato un evento raro e alquanto strano. La piccola isola giapponese di Esanbe Hanakita Kojima è scomparsa nell’oceano senza destare alcuna preoccupazione. Si tratta di una delle 158 isole disabitate governate dal Giappone. Secondo quanto riferisce The Guardian nessuno dei residenti a Sarufutsu avrebbe notato il fenomeno.

La piccola isola Esanbe Hanakita sarebbe stata erosa dal mare, dal vento e anche dal ghiaccio che hanno contribuito a farla scomparire al di sotto del livello del mare. Secondo il Giornale.it gli abitanti di  Sarufutsu sono stati avvertiti a settembre, dopo che lo scrittore Hiroshi Shimizu si è recato nella cittadina per scrivere un seguito del suo libro fotografico sulle isole nascoste del Giappone ed ha avvertito le cooperative locali di pesca, che ne hanno accertato la scomparsa. I pescatori più anziani erano a conoscenza della pericolosità dell’isolotto. Qualora la guardia costiera dovesse confermare questa  scomparsa, il Giappone vedrebbe restringersi la sua area economica esclusiva e direbbe addio al proprio dominio sul territorio cedendo importanti diritti commerciali alla vicina Russia con la quale si contende da anni la vicina zona marittima di Okhotsk.

Il concetto di acqua nella filosofia presocratica

Della forza dirompente dell’acqua non se ne parla certo ora per la prima volta. Con o senza il cattivo tempo, l’acqua fa sempre parlare di sé. Non che duemilaseicento anni fa non se ne parlasse anzi, la speculazione filosofica occidentale partì proprio dal concetto di acqua come arche, ossia inizio e principio di tutta quanta la realtà.

 

Talete di Mileto, VII-VI sec. a.C.

Talete di Mileto (625-550 a.C) acquisì conoscenze di notevole importanza in astronomia, geometria e meteorologia. Scoprì la natura delle eclissi solari che sono causate dall’interposizione della Luna tra il Sole e la Terra. Ebbe, inoltre, la possibilità di guadagnare ricchezze e notorietà grazie alla sua conoscenza in ambito agricolo. Previde, infatti, un’abbondante raccolto di olive di conseguenza acquistò tutti i frantoi del territorio per la produzione di olio. La sua fama è legata alla tesi, assegnatagli da Aristotele circa due secoli e mezzo dopo, secondo cui il principio di tutte le cose è l’acqua. Osservò, infatti, che la vita è caratterizzata dall’onnipresenza dell’umidità. L’acqua contiene in sé tutti gli stati di aggregazione della materia e da essa deriva un numero indefinitamente grande di cose.

Eraclito, VI-V sec. a.C. Scuola di Atene (1509-1511), Raffaello Sanzio, Stanza della Segnatura, Musei Vaticani, Roma.

Circa dieci anni dopo la scomparsa di Talete, ad Efeso, sulle coste dell’Asia minore, nacque Eraclito (540-470 a.C). Egli era definito ‘oscurissimo’ per la sua natura e il suo stile molto carico e sintetico finalizzato alla ricerca. A Eraclito si attribuisce il primissimo uso della parola philosophos. Il pensatore di Efeso è ancora oggi ricordato come il filosofo del panta rei, ovvero tutto scorre, ma in verità questa citazione gli viene attribuita erroneamente. Infatti, è Platone che, nel Cratilo, ci parla della filosofia eraclitea come di un panta rei. Molto probabilmente, per definire questa filosofia tale, Platone si sarebbe rifatto ad un frammento dello stesso Eraclito che dice che “per coloro che entrano negli stessi fiumi, le acque scorrono e sono di volta in volta diverse” oppure più semplicemente “non si può entrare due volte nello stesso fiume(DK 22 B 12, B49a, B91). L’acqua è per Eraclito l’esempio più limpido della condizione di divenire in cui noi esseri sensibili siamo immersi.

Sicuramente questi due pensatori antichi costituiscono la testimonianza più autorevole dell’impulso che l’acqua ha dato alla nascita della filosofia occidentale. Che sia un elemento mai banale nella vita di tutti noi è ovvio e pertanto non ci meravigli che anche tutta la ricerca del pensiero parta da lì. Non ci meravigli neppure il fatto che spariscano le isole, e certo non dalla sera alla mattina ma a conclusione di quell’inesorabile processo che si chiama divenire. “All things must pass, all things must pass away“.

Francesco Monda

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