Il Superuovo

Una pellicola Disney poco conosciuta si basa su un mito antichissimo: il caso “Atlantis”

Una pellicola Disney poco conosciuta si basa su un mito antichissimo: il caso “Atlantis”

Uno dei meno noti film Disney offre la sua versione del celeberrimo mito di Atlantide, la città sommersa.

Ancora una volta la casa cinematografica più famosa della nostra infanzia si ispira alla mitologia ed alla letteratura classica, questa volta attingendo ad un mito platonico.

“VENIAMO RICORDATI PER I REGALI CHE LASCIAMO AI NOSTRI FIGLI”

Variety lo definì come “un tentativo blandamente concepito ed eseguito di rifare Indiana Jones” e fu anche il primo vero flop Disney: stiamo parlando di “Atlantis – L’impero perduto”, proiettato nelle sale cinematografiche nel 2001. Alla base del film si trova però un mito antichissimo, quello della fantomatica città di Atlantide, narrato dal greco Platone. Il racconto si avvia durante la notte dei tempi, in cui, uno tsunami, si abbatte sulla città di Atlantide che viene risparmiata solamente grazie ad un campo elettrico generato da un misterioso artefatto attivato dalla regina che, per salvare la città, decide di sacrificarsi lasciando il marito e la figlia Kida. Con un salto di secoli, la narrazione procede spostandosi nella Washington del 1914, dove il linguista Milo Tatch è in procinto di partire a bordo del sottomarino “Ulysses” alla ricerca della misteriosa città di Atlantide, di cui aveva sentito parlare dal nonno deceduto, insieme ad una variegata compagnia che comprende militari, meccanici, un esperto di esplosivi, un cuoco, un’anziana telegrafista ed un geologo. Dopo varie peripezie, tra cui la distruzione del sottomarino da parte del Leviatano, l’attacco di alcune lucciole all’accampamento e la caduta all’interno di un vulcano, Milo riesce finalmente ad incontrare gli atlantidei e con essi, la mitologica città. A condurli oltre le porte della città è la principessa Kida che ritiene possano aiutare il suo popolo a fare fronte alla crisi ed alla decadenza a cui la città è ora esposta. Della spedizione, solo Milo è capace di dialogare con gli abitanti di Atlantide, poiché è l’unico a comprenderne la lingua: lui e Kida così si avvicinano e si narrano, ed arrivano a scoprire insieme l’esistenza del “Cuore di Atlantide”, un cristallo che fornisce energia e longevità alla città. L’entusiasmo per questa scoperta viene rapidamente smorzato dal tradimento di un membro della spedizione che, desideroso di impossessarsi dell’oggetto, cattura e rinchiude la principessa che si era fusa con esso proprio come la madre secoli prima. Il re, morente, spiega a Milo la vera natura del cristallo e la storia di Atlantide. Esso è in qualche modo un essere vivente che si alimenta grazie alle emozioni positive della popolazione di Atlantide, donando in cambio energia e vitalità ai suoi abitanti. Prima di morire, il sovrano, dona al giovane il proprio cristallo e gli chiede di salvare sia Atlantide che sua figlia. Milo, aiutato dal resto della truppa, si prepara ad un duro scontro che, come ogni film Disney, vuole il suo lieto fine e lo vede trionfare come vincitore innamorato che decide di rimanere in città per stare al fianco dell’amata.

UN MITO CHE CONTINUA A RISUONARE NEI SECOLI

Quella di Atlantide è un’isola leggendaria, di cui si narra il mito per la prima volta nel IV secolo a.C. da Platone nei dialoghi del “Timeo” e della “Crizia”. Secondo il racconto del filosofo, oltre le Colonne d’Ercole, che erano conosciute per essere i confini del mondo, ci sarebbe stata una serie di piccole isole, tra le quali primeggiava una potenza marittima denominata Atlantide, che avrebbe conquistato anche molte zone occidentali sino all’Etruria, all’Africa e all’Egitto. Ma dopo avere fallito nell’impresa di invadere la città di Atene, Atlantide sarebbe sprofondata “in un singolo giorno e notte di disgrazia” a causa del dio del mare Poseidone. Il nome dell’isola deriva da quello del titano Atlante, figlio di Poseidone e primo re della potenza marittima. Platone, colorando i suoi miti di una matrice riflessiva, vede Atlantide come il pretesto per illustrare le proprie idee politiche che si concretizzeranno poi nell’immaginazione dello stato ideale di Kallipolis. Secondo il filosofo infatti la forza del mito si ritrova nel suo ricchissimo significato filosofico, che Platone utilizza per ricollegarsi alla sapienza antica, ossia le basi culturali del popolo greco e di tutto il mondo occidentale. Il mito platonico vuole infatti innestare un sapere nuovo, quello filosofico, sul terreno di una cultura preesistente, in modo che si consolidi al meglio. Secondo Platone poi, nei miti, non c’è finzione, ma solo un pensiero razionale che si esprime in poesia e capace di dare risposte ragionevoli a difficili domande; è probabilmente questo il motivo per cui la mitologia antica ci affascina ancora oggi.

L’UNIONE DI DUE POPOLI PER UNA SALVEZZA COMUNE

A difesa della tanto criticata pellicola Disney si può poi parlare del punto di contatto tra due popoli estremamente differenti, che parlano una lingua incomprensibile per l’altro ed hanno usi e costumi e tratti somatici opposti. Nessuno dei due mondi è migliore dell’altro ma è proprio grazie alla cooperazione che si riescono a risolvere anche i più antichi e contorti ostacoli, all’insegna della fratellanza e della libertà; questo non può che costituire un tributo alla bellezza della diversità.

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