Una buona vernice è alla base di ogni capolavoro, ce lo dimostra Jorit Agoch

Jorit Agoch è un famoso graffitista Napoletano, ma qual è il segreto che si cela dietro i suoi colori?

(origo.hu)

Da Keith Harning a Clare Rojas i graffitisti hanno da sempre la capacità di stupire con le loro opere. Nonostante ciò, questi artisti sono spesso criticati e talvolta i loro affreschi vengono persino deturpati dai vandali. Uno di loro: Jorit Agoch è stato persino imprigionato un suo graffito, diventando tuttavia famoso a livello mondiale anche grazie a questo tragico evento. Non bisogna credere però che sia bastato solo qualche giorno di prigione a far aumentare la notorietà dell’artista napoletano. Il suo talento e il messaggio delle sue opere, infatti, sono da sempre ben chiari ai suoi compatrioti e soprattutto ai suoi concittadini. Gli sguardi che ritrae, le espressioni che cattura e la realisticità dei ritratti sono il punto forte dei suoi graffiti, e derivano da un’accurata scelta dei colori, utilizzati sottoforma di vernici spray.

Vi presentiamo Jorit

Un artista Napoletano con origini olandesi, un combattente sociale in difesa dei diritti umani, un graffitista famoso in tutto il mondo, questo è Jorit Agoch. Non si sa molto riguardo le origini della sua attività, la fama lo ha reso noto al pubblico solo a partire dal 2005, anno in cui le sue prime opere fecero la loro comparsa. Da allora i suoi ritratti si sono diffusi sui muri di tutto il mondo arrivando fino in Israele dove fu arrestato per aver dipinto il volto di Ahed Tamimi, un’oppositrice dell’attuale regime governativo. Ma perché lo fece? Il motivo è semplice e per capirlo basta osservare i suoi ritratti: apparteniamo tutti alla stessa tribù, quella umana. I volti di Jorit sono infatti distinguibili per i segni caratteristici sulle guance, a imitazione di quelli che utilizzano gli indigeni.

L’artista, con le sue opere, intende dunque abbattere i muri che ci dividono, evidenziando le nostre origini comuni e ricordando che la razza umana è una sola. Tra i personaggi più famosi da lui ritratti ricordiamo San Gennaro, Maradona, Fedez, Maurizio Sarri, Rocco Hunt,…

Ritratto di Ahed Tamimi (lifegate.it)

Quali sono i ferri del mestiere?

Come ogni lavoratore, anche per un graffitista è essenziale conoscere i ferri del mestiere, dunque, come funziona esattamente una bomboletta spray? Essa non è altro che un contenitore, in banda stagnata o alluminio, contenente del liquido la cui espulsione avviene grazie ad un gas liquefatto che diffonde il contenuto della bomboletta sotto forma di aerosol. L’invenzione di questo processo, risalente al 1926, si deve al chimico norvegese Erik Rotheim, mentre il primo ad inserire della vernice all’interno della capsula fu Edward Seymour nel 1949. Prima di allora, infatti, le bombolette spray venivano utilizzate principalmente per una rapida diffusione di insetticidi.

È interessante notare che il gas (di solito propano, butano o isobutano) presente un ciascun involucro metallico raggiunge pressioni elevatissime. Così alte da causarne la liquefazione anche a temperatura ambiente. La pressione esercitata dal dito sulla valvola causa una violenta fuoriuscita della sostanza che “trascina” fuori anche le particelle del liquido con cui era stata mescolata. Così, mentre il gas evapora quasi istantaneamente, l’insetticida, la lacca, la vernice, il lubrificante… allo stato liquido si deposita sulla superfice indicata.

(wikipedia.org)

Anche la vernice è una questione di chimica

Ebbene si, anche le tinture sono una questione di chimica, frutto di sperimentazioni svolte nel corso degli anni. Una vernice convenzionale è costituita da un componente filmogeno con caratteristiche adesive meglio denominato come “legante“, da un solvente che lo rende fluido e infine, da un agente plastificante che ne migliora le caratteristiche elastiche una volta essiccata. Alcune vernici sono costituite da plastica/gomma liquida che una volta essiccata può essere anche rimossa in modo più agevole rispetto alla vernice tradizionale.
Le vernici convenzionali ed economiche tendono a creare una pellicola non traspirante che con il tempo si fessura, si solleva a brandelli e si spella. In alternativa le vernici tradizionali dei secoli passati e quelle prodotte oggigiorno che vengono chiamate naturali o bioedili, svolgono un’azione coesiva con il supporto integrandosi con esso e consumandosi lentamente senza spellarsi. I leganti più conosciuti di una vernice naturale sono la calce, il latte, l’uovo, l’olio di lino cotto, la cera d’api, le resine vegetali e la loro resistenza è enorme, soprattutto quando il supporto è affine: ad esempio si può parlare di millenni per la durata della classica tecnica ad affresco con acqua o latte e terre coloranti su un intonaco di pura calce.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: