Don Giancarlo Gatto, parroco a Lago, vicino Cosenza, é stato accusato di aver rubato l’oro della Madonna custodito in Chiesa, dal valore di circa 30 mila euro. Il parroco si giustifica affermando di aver venduto l’oro per sanare i debiti della parrocchia. Il tutto si conclude con una richiesta di scuse da parte dell’arcivescovo e qualche paesano scontento.
Eppure é davvero strano pensare che un parroco non possa gestire l’oro della sua parrocchia, nonostante tocchi a lui guidare le anime dei suoi fedeli. Quell’oro appartiene a Dio, ma non al suo intermediario. É molto strano il modo che abbiamo di dare valore alle cose. Anche un bene tanto prezioso come l’oro acquisisce diverso valore a seconda del contesto.
Prendiamo la storia del prete e decliniamola nelle sue possibilitá.
- Il prete sottrae l’oro e lo usa davvero per sanare i debiti della parrocchia. Questa versione della storia, quella ufficiale, ha suscitato il malcontento dei concittadini del parroco. Eppure il compito di un parroco é proprio quello di provvedere alla sua comunità. Il problema nasce proprio dal fatto che abbia usato l’oro, oro che non é di sua proprietá, ma di proprietà di Dio. In quanto tale, quell’oro é sacro e la sua vendita equivale alla profanazione della casa di Dio. E il fatto che sia stato proprio il suo emissario a farlo, turba il paesino. Quell’oro non é bene di scambio, é dono a Dio.
- Il prete sottrae l’oro e lo usa per comprarsi iPhone e moto da cross. Ovviamente questo caso pare molto peggiore del primo. La notizia ci disgusta e ci fa desiderare giustizia. Innanzitutto, la cosa é molto strana perché la conseguenza del comportamento del parroco é sempre la stessa: entrando in chiesa non vedremo gli oggetti sull’altare e Dio sarà stato derubato dai suoi doni. Ma la rabbia non é la stessa, perché qui entrano in gioco le motivazioni . Chi dice che i “perché” sono irrilevanti, se il risultato é lo stesso, qui si trova a dover ammettere di avere torto. I perché sono a fondamento della nostra morale, che a sua volta é a fondamento della legge. Ecco che dunque chiediamo una pena esemplare per il ladro, che ha mancato di rispetto al suo ruolo e ha imbrogliato la sua comunità. Qui l’oro sembra perdere il suo valore simbolico e tornare a quello reale: il parroco ha rubato beni preziosi, soldi alla chiesa, dunque é un ladro.
- Dio si é preso i suoi doni e li ha portati con sé nell’alto dei cieli. Questa possibilitá un pò mitologica ci mostra una terza opzione. In realtà il prete si é inventato la storia della vendita, perché il vecchio Dio gli ha chiesto di aiutarlo a celare le sue avidità. Ecco che dunque l’oro, paradossalmente, torna ad assumere la forma del bene di consumo, del bene prezioso. Ma ciò in un mondo in cui l’oro non possiede valore i quanto tale. Torna quindi ad avere valore simbolico, quello di mostrare le debolezze del Dio. E il parroco? Ancora una volta, sebbene la conseguenza sia la stessa degli altri casi, il ruolo del parroco cambia. Non é un ladro perché agisce per conto del vero proprietario dell’oro, ma dovrà mentire e risultare come un malvagio davanti alla sua comunità. Così stavolta il sentimento nei suoi confronti é quello del dispiacere e della pietà.
Tutto ciò per dire che le cose e le azioni non hanno valore in sé. Il valore di qualsiasi cosa si definisce a partire dall’utilitá per tutti, dal contesto, dalla proprietá, dalla motivazioni, dalle conseguenze.
Ciò non equivale a dire che tutto é relativo e dunque a legittimare le azioni del parroco. Ma se la terza opzione, quella più inverosimile, fosse vera, lui saprebbe che qualcuno ha pensato a questa possibilità e gli é vicino.