“The Place”: E se non foste così buoni come avete sempre pensato?

Dopo il grande successo ottenuto con “Perfetti Sconosciuti”, Paolo Genovese torna a sorprenderci con un dramma intriso di misticismo, filosofia e umanità allo stato puro. Il cast include alcuni dei nomi che hanno fatto la fortuna del film precedente, a partire dal protagonista Valerio Mastrandrea, collocato in un ruolo che, sebbene completamente diverso da quelli che l’attore è solito interpretare, egli mette in scena magistralmente. Si tratta di un’opera dai mille volti, colma di sofferenza, malvagità ed orrore, ma anche di commozione, speranza e di seconde possibilità.

La Trama

L’intera vicenda si svolge all’interno del “The Place”, un bar qualsiasi, all’interno del quale un uomo misterioso e dal volto stanco (Mastrandrea) passa le giornate seduto ad un tavolo a ricevere  delle persone. Pare che egli abbia il potere di esaudire desideri di qualsiasi genere, in cambio però di terribili favori. E così, tra disperati che chiedono la guarigione di un parente, una donna che desidera essere più bella, un meccanico che sogna di passare una notte con una ragazza da calendario, una suora che ha perso la fede e tante altre curiose figure, il protagonista assegna ad ognuno crimini di ogni genere, come mietere la vita di decine di persone con una bomba, macchiarsi dell’omicidio una bambina e compiere una rapina. L’uomo però, che non sembra affatto godere nel mettere in moto atrocità del genere, appare distaccato e freddo; ogni volta che qualcuno si siede al tavolo chiedendogli un favore, egli apre un’agenda tramite la quale stabilisce il crimine di cui il malcapitato dovrà macchiarsi. Egli, per sua stessa ammissione, funge infatti esclusivamente da  tramite. La domanda sorge spontanea: chi sta sopra di lui? Per chi non ha ancora visto il film, la soluzione potrebbe apparire scontata; si potrebbe semplicemente pensare che egli sia un demone o qualcosa di molto vicino ad esso. iIn realtà le cose sono ben più complicate di così.

Dove sta la vera malvagità?

L’uomo, il cui nome non viene mai precisato, in realtà non obbliga i propri clienti ad assolvere ai compiti da lui assegnati, anzi, spesso ricorda loro che sono liberi di rinunciare in ogni momento. Nonostante questo, durante il corso della vicenda molti di loro, daranno in escandescenze, accusandolo di essere un mostro senza pietà. Egli risponde molto freddamente: “Io non sono un mostro, diciamo che do da mangiare ai mostri”. Dunque, chi è veramente cattivo? Il misterioso tizio seduto al tavolo o i suoi clienti, pronti a tutto per realizzare i propri desideri egoistici? I personaggi continuano a dichiararsi innocenti, preferiscono evitare il confronto con loro stessi, ma pian piano, nelle loro menti, comincia a profilarsi qualcosa di oscuro, inaspettatamente scoprono una parte di loro stessi che prima gli era sconosciuta. Essa irrompe ancor prima che il crimine venga consumato: Nel momento stesso in cui i protagonisti si rendono conto di poter compiere azioni tanto gravi, essi manifestano, insieme a paura e stupore, un improvviso atteggiamento di sicurezza e di potenza, forze che non avevano mai provato durante tutta una vita vissuta all’insegna del rispetto dell’altro e dell’onestà. Uno di loro, per esempio, dopo vari ripensamenti sembra essersi risoluto ad uccidere una bambina al fine di salvare il proprio figlio affetto da un cancro. Quando Mastrandrea gli chiede come si sentisse, egli risponde così: “Mi sento… potente, perchè per la prima volta, anche se sto prendendo una decisione orribile sento che ho davvero deciso qualcosa”.

“La mente è il luogo di se stessa ed in essa è possibile fare un inferno del paradiso ed un paradiso dell’inferno” – Jhon Milton

Tuttavia il film non è vuoto pessimismo, l’ultima cosa che si vuole è far trasparire l’immagine dell’uomo come essere integralmente cattivo. Ad un certo punto, infatti Genovese inserisce dei colpi di scena atti a cambiare le sorti della trama, lasciando spazio per un finale inaspettato che forse avrebbe potuto regalare ancora di più. Dunque, non resta altro che guardarlo!

a cura di Andrea Arrigo