Il Superuovo

Un nuovo studio ha scoperto un gene che sarebbe in grado di dare resistenza all’aumento di peso

Un nuovo studio ha scoperto un gene che sarebbe in grado di dare resistenza all’aumento di peso

Utilizzando un database di più di 47.000 persone in Estonia si è scoperto che il gene ALK potrebbe essere coinvolto nella magrezza di una parte della popolazione mondiale.

L’obesità, internazionalmente riconosciuta come patologia, è una delle malattie più comuni nei paesi industrializzati. Un metodo molto rapido e statisticamente correlato al quantitativo di massa adiposa è il BMI, indice di massa corporea, calcolato come il rapporto fra la massa corporea espressa in kg e il quadrato dell’altezza espresso in metri quadri.

La ricerca è stata pubblicata il 21 maggio 2020 su Cell e spiega che il gene potrebbe giocare un ruolo fondamentale nell’evitare di aumentare di peso corporeo nelle persone magre metabolicamente sane.

La ricerca e i risultati su Cell

Il team di ricerca del professore Penninger ha analizzato il database di una compagnia estone nota come Biobank, che include i dati di circa 47.000 persone con età compresa fra i 20 e i 44 anni di età. Il team ha messo a confronto i campioni di materiale genetico provenienti da individui sani magri e da individui normopeso, scoprendo delle mutazioni geniche specifiche a carico di ALK. Seguendo questa strada promettente, i ricercatori hanno osservato quale era l’effetto della delezione (o, in alcuni casi, silenziamento) del gene nei moscerini della frutta e nei topi, ossia una rilevante magrezza con resistenza alle diete obesogene. Siccome questo gene risulta essere espresso anche a livello cerebrale, si è supposto che esiste una relazione fra gruppi di neuroni e attività del tessuto adiposo nello smaltimento dei lipidi conservati a livello tissutale. L’aspetto più caratteristico è che il gene ALK è già oggetto di indagine da parte di team di ricerca oncologica siccome risulta essere spesso mutato in varie forme di cancro e alcuni inibitori di ALK sono già disponibili in varie terapie farmacologiche antitumorali.

La relazione fra mutazioni di ALK e tumori

Il prodotto genico di ALK è una tirosinchinasi, associata a vari tipi tumorali che spaziano da forme fortemente anaplastiche, come avviene con vari tipi di linfomi umani, ma anche in patologie neoplastiche a carico di mammella, polmoni o rene.
Nel caso dei linfomi anaplastici precedentemente citati, la causa principale di alterazione di ALK è una traslocazione che avviene fra i cromosomi 25. Si formano pertanto delle proteine di fusione finali con NPM (nucleofosmina). Si ha soprattutto un’alterazione strutturale a carico del dominio di dimerizzazione e di quello di fosforilazione. Delle mutazioni a questo livello potrebbero causare un’attivazione costitutiva dell’ALKK, ossia della chinasi di ALK, coinvolta nella trasduzione di segnali di sopravvivenza cellulare (aumento del rischio di proliferazione neoplastica incontrollata). Inoltre, da ricerche condotte sulla comparazione delle sequenze di DNA, è stato dimostrato che ALK appartiene alla stessa famiglia di recettori di MET e RET, coinvolti in patologie neoplastiche rispettivamente come il tumore ereditario renale papillifero e il carcinoma tiroideo midollare familiare.

Regolazione del senso di fame e di sazietà: alcuni ormoni coinvolti

A livello del nucleo arcuato, un’importante zona presente a livello ipotalamico, esistono prevalentemente due popolazioni neuronali, una definita oressizante e responsabile della trasduzione del segnale di fame (produce NPY e AGRP) e un’altra, detta anoressizzante, responsabile della percezione della sazietà (produce POMC e CART). Questi gruppi di neuroni ipotalamici possono essere stimolati da sostanze ormonali diverse prodotte in varie aree anatomiche, come la grelina, sintetizzata a livello gastrico ed intestinale dalla cellule enteroendocrine, e responsabile della veicolazione del senso di fame. Allo stesso modo, sostanze come l’insulina e la colecistochinina, entrambe anoressizzanti e prodotte rispettivamente in seguito all’aumento della glicemia (il rilascio di insulina ad esempio dipende dall’internalizzazione di glucosio mediante i trasportatori GLUT2 a livello delle cellule pancreatiche beta con innesco di un processo intracellulare depolarizzante che facilita il rilascio dei granuli di secrezione) e di arrivo del chimo a livello duodenale dopo il superamento del piloro, con contestuale effetto colagogo che facilita il riversamento della bile (ma anche dei succhi pancreatici) nel lume intestinale con rilascio dello sfintere di Oddi che limita l’accesso di tali secrezioni epatopancreatiche favorendone un accumulo a livello dell’ampolla di Vater.

I neuroni anoressizzanti ed oressizzanti a livello del nucleo arcuato ipotalamico e le loro connessioni cerebrali. Creative Commons Attribution License. Vicent MA, Mook CL, Carter ME (2018) POMC neurons in heat: A link between warm temperatures and appetite suppression. PLoS Biol 16(5): e2006188. https://doi.org/10.1371/journal.pbio.2006188

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: