All’interno della nostra stella che avvengono le reazioni di fusione nucleare che producono l’energia che porta luce e calore sulla Terra, è lì che avvengono fenomeni che si manifestano poi sulla superficie del Sole con improvvise eruzioni di enormi quantità di particelle.

Scontro di onde

Sappiamo anche che al suo interno ci sono fenomeni che tengono la stella in costante vibrazione. Le vibrazioni si propagano sotto forma di onde acustiche dalle regioni più interne verso l’esterno. Sulla superficie interagiscono con le onde di Alfvén, aumentandone l’intensità. Si tratta dunque di flussi di energia che contribuiscono in modo determinante al riscaldamento della corona solare.

Un Sole senza macchie

I giorni di pieno candore del Sole continuano infatti dal 28 giugno a tutt’oggi non si è vista l’ombra di una macchia solare. In tempi recenti, una serie simile si ebbe solo nel 2009, quando la nostra stella segnò un minimo molto profondo. Quelle che chiamiamo macchie solari sono regioni della superficie del Sole che si trovano a una temperatura inferiore (attorno ai 4.000 °C) rispetto alle aree vicine, perciò appaiono più scure, caratterizzate però da una intensa attività magnetica. Le macchie sembrano essere il risultato di tubi di flussi magnetici, che dall’interno del Sole vanno verso l’esterno e che in certi punti si arrotolano sui se stessi fino a bucare la superficie solare. In quelle condizioni il flusso di calore è ostacolato, e questo spiega perché quelle regioni sono più fredde rispetto a quelle vicine.

Primo piano di una macchia solare.

Le conseguenze

Fino ad oggi nessuno ipotizzava che le onde acustiche potessero avere un’influenza sulla corona invece esse si convertono in onde elettromagnetiche che aiutano a riscaldarla. Questo aggiunge un tassello importante alla nostra conoscenza del Sole, perché si sapeva che le onde di Alfvén non potevano avere quell’effetto di riscaldamento. Che il Sole risuonasse come una sorta di tamburo era noto da tempo grazie agli studi condotti attraverso SOHO, il telescopio spaziale dell’Esa, che studia l’astro 24 ore su 24. La ricerca del team inglese svela che il Sole ha una propria, precisa frequenza di risonanza, una vera e propria costante che potrebbe essere tipica di stelle come la nostra. Sarà ora compito degli astronomi verificare se questo tipo di onde si possono rilevare anche su altre stelle simili al Sole e se questa frequenza è tipica di un solo tipo di stelle. Potrebbe essere una nuova strada da intraprendere per lo studio di stelle lontane.

Immagine tratta dalla sonda SOHO

Le macchie solari sul red carpet

Simona è una giovane studentessa che sta preparando la sua tesi in medicina legale lavorando d’estate all’obitorio. Nel mentre, in città si verifica una serie incredibile, e apparentemente inspiegabile, di suicidi. Gli esperti credono di individuarne la causa nell’attività solare anomala e nella presenza di macchie sulla superficie della nostra stella, macchie che determinerebbero, in qualche sottile modo, l’aumento misterioso del fenomeno sociale. Simona è sempre più scossa, anche a causa della sua continua frequentazione con i cadaveri, ma la sua tensione raggiunge l’apice quando anche una sua vicina si uccide. E quando si comincia a capire che forse la spiegazione scientifica non basta da sola a spiegare la catena di suicidi. Tutto ciò accade nel film del 1975 intitolato Macchie Solari, film elogiato anche da Quentin Tarantino.

Alberto Simula

 

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