Il Superuovo

Un anno a Villete: siamo tutti Veronika, anche se non decidiamo di morire

Un anno a Villete: siamo tutti Veronika, anche se non decidiamo di morire

Dal romanzo di Paulo Coelho possiamo trovare l’analisi della “follia” causata dalla pandemia globale

Gli effetti del Covid-19 sulla popolazione non si limitano solo all’ambito sanitario, economico e politico: ci sono aspetti psicologici e sociali che stanno preoccupando non poco gli esperti che temono la lunga gittata dell’ombra di quest’anno. 

Un quadro pauroso

Ha indotto a non poche riflessioni un recente studio dell’Università del Massachusetts, condotto sulla popolazione statunitense, che ha rivelato dati eufemisticamente preoccupanti:

  1. +400% delle persone affette da crisi d’ansia (+70% solo tra gli adolescenti)
  2. +450% di soggetti in cui si sono palesati effetti di depressione (+38% nei lavoratori incerti riguardo il proprio futuro)
  3. Abuso di sostanze tossiche, alcool e droghe
  4. Aumento considerevole di suicidi tentati e avvenuti

Oltre ciò, gli esperti del settore, raffrontando la situazione attuale con tragedie passate – l’attentato dell’11 settembre e il maremoto del Tōhoku nel 2011 – stimano un periodo di ripresa psicologica possibile solo dai sei agli otto anni di tempo. Gli effetti, si badi bene, non sono sortiti solo dai giovani: anche gli anziani si ritrovano a dover affrontare da così vicino un nemico che, principalmente, ha visto mietere crani canuti; senza contare il fatto che loro più di altri soffrono dell’isolamento da quarantena non avendo dimestichezza, i più, con la connessione telematica.
La paura va a braccetto con chiunque, indipendentemente dall’età e dalle varietà diastratiche.
L’indagine, alla fine della fiera, attesta due cose: le morti da conseguenze psicologiche sono superiori a quelle da Covid-19, e che – ciò è fonte di timore assoluto – le prime si prorogheranno anche quando ci sveglieremo da quest’incubo.

 

Una domanda semplice ma complessa

L’essere umano, per quanto si sforzi di affidarsi alla ragione anche nelle situazioni più disastrate, non può sottrarsi alla sua natura psico-logica in cui i sentimenti concomitano con il raziocinio. La convivenza tra le due sfere, già non diurnamente stabile, in un contesto di emergenza globale quanto mai può risultar nociva per noi stessi. La domanda elementare nella forma ma impegnativa nel contenuto scaturente è: come stiamo? Quali emozioni stiamo provando da – quasi – un anno a questa parte? Le risposte si sprecano ma non sono mai abbastanza.
Maggiormente paura: per il domani, per l’oggi, per la salute nostra e dei nostri cari (da qui un’ipocondria dilagante), per la prolungata tensione a cui siamo sottoposti. Paura che, se non controllata, diviene terreno fertile per il panico e l’ansia. Tuttavia, sono possibili reazioni opposte, colpi di coda esorcizzanti per il timore: l’odio per il virus, per gli untori, per la gestione politica, per il mondo e per se stessi; il narcisismo di chi si valuta superiore ad ogni possibilità di contagio e quindi si autolegittima ad essere irrispettoso verso ogni indicazione.
L’esperienza della quarantena ha fatto anche peggio perché a chiunque è stata razziata bruscamente la routine sortendo disorientamento e senso di isolamento. Costretti tra quattro mura, la normalità e le abitudini passate sembrano un ricordo lontano. Contrastanti, anche in questo caso, le emozioni palesatesi: tra il “pensiero catastrofico” – la sfiducia per un futuro fumoso e per un presente del quale non abbiamo più controllo – la frustrazione della noia e lo stress nervoso. Rasentiamo la follia e l’esaurimento. Come si può uscire da queste sabbie mobili? Accettando la nostra condizione di matti e cominciando a vivere, fino a scoprire che le due preposizioni sono non solo coordinate ma l’una l’implicazione dell’altra. Come fare? Basta passare da Villete, tra le pagine del romanzo di Paulho Coelho – “Veronika decide di morire“.

Una giovane slovena alla fine dei suoi giorni

Veronika ha 24 anni quando decide di farla finita: inghiotte scatole di sonniferi per cadere nel sonno eterno. La bella giovane, però, non soffre di particolari problemi: è “solo” stanca della monotonia. Non trova nella vita nulla di più di quanto non abbia già potuto usufruire. Nel convento di Lubiana dove vive da sei anni, casca al suolo priva di sensi pronta ad accogliere la morte, configurando nell’estremo gesto la realizzazione dell’evasione dallo schema prestabilito dell’esistenza. Le cose, suo malgrado, non andranno secondo i piani: quando riapre gli occhi è a Villete, famoso e temuto ricovero per malati di mente. La particolarità del luogo risiede nelle storie delle persone che Veronika avrà modo di incontrare: Zedka, depressa per una vecchia storia d’amore mai sbocciata; Mari, un ex avvocato di successo affetta da crisi da panico; Eduard, uno schizofrenico con l’inclinazione per l’arte. Il bivio del romanzo di Coelho sta in queste domande:

Che cos’è un matto? […] Questa volta ti risponderò senza giri di parole: la follia è l’incapacità di comunicare le tue idee. È come se tu fossi in un paese straniero: vedi tutto, comprendi tutto quello che succede intorno a te, ma sei incapace di spiegarti e di essere aiutata, perché non capisci la lingua.

 

Cos’è la realtà?”
“Ciò che la maggioranza ha ritenuto che dovrebbe essere. Non necessariamente la situazione migliore, né la più logica, ma quella che si è adattata al desiderio collettivo. Vedi che cos’ho intorno al collo?”
“Una cravatta.”
“Giusto. […] Un matto, però, direbbe che porto intorno al collo un pezzo di stoffa colorata, ridicolo, inutile, annodato in maniera complicata […]”

È il dottor Igor, un’autorità nel campo della follia, che cerca di risolvere i dubbi di Veronika che, come il lettore, pagina dopo pagina è portata ad interrogarsi sulla propria condizione e sulla vita che, ormai, non è più affar suo. Le rimane qualche giorno, come gli viene comunicato dai medici di Villete. Il suo cuore è ormai danneggiato e non reggerà per molto.
Ma è proprio in quel breve frangente che trova la forza, senza timore, di essere folle e vivere seguendo il suo cuore: passerà le notti al pianoforte, sua unica grande passione; farà la conoscenza di Mari e Zedka, donne sagge e premurose che non sembrano per niente matte; si innamorerà per l’ultima volta di Eduard, che muto la ascolterà suonare.
Ma cosa c’è di tanto significativo in dei matti tenuti in un manicomio? Un segreto che ribalta ogni logica ed una bugia che può insegnarci tanto.

Decidiamo di vivere

Qual è il segreto? Zedka e Mari, una volta guarite clinicamente dai loro squilibri, scelgono di prolungare la permanenza nel manicomio. Perché? Presto detto: la follia è ben accetta e compresa tra i folli, esente dal giudizio e da ogni freno. Il mondo “reale” non potrebbe capirlo. Essere matti vuol dire farsi carico della ritrosia dei normali. Le due donne, quasi al capolinea della loro esistenza, sono ormai tagliate fuori dalla società, bollate come pazze, appunto. Che senso avrebbe ritornarvici? Villete è quindi una via di fuga: un mondo “altro”, le cui mura non consentono l’ingresso dall’esterno, riparo per i sani che preferiscono la follia alla normalità.
Qual è la bugia? Che Veronika morirà. Il dottor Igor le ha mentito per condurre un esperimento che avrebbe apportato un grande risultato per il suo studio – e che per noi, invece, è un grande insegnamento: la consapevolezza della vita è la consapevolezza della morte. La giovane, nel fiore dei suoi anni, vedrà ogni giorno come un miracolo.
L’esperienza di Veronika indurrà Zedka e Mari a guardare in loro stesse e a raccontarsi la verità per la prima volta.
A chi ha letto la sua storia, invece, ha spronato a riflettere su questo: solo quando abbiamo a che fare con la morte iniziamo davvero ad avere a che fare con la vita.

Ho tante cose da fare: cose che ho sempre lasciato per il futuro, quando pensavo che la vita fosse eterna; cose per le quali ho perduto interesse, quando ho cominciato a credere che non valesse la pena di vivere.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: