Ucraina: Viktor Pylypenko è il primo soldato a fare coming-out, rompendo lo schema “don’t ask, don’t tell”

La comunità LGBT strappa il cerotto del silenzio anche in Ucraina, e lo fa attraverso una delle realtà più mascolinizzanti di sempre: l’esercito. A parlare di fronte ai microfoni della BBC è, infatti, il soldato volontario Viktor Pylypenko, 31 anni e omosessuale, che ha deciso di trasformare il suo coming-out in una vera e propria denuncia sociale.

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Credit: BBC

“Non potevo parlare con nessuno di questo, nonostante i ragazzi mi chiedessero costantemente con chi stessi uscendo in quel periodo” ha spiegato il militare, che fino ad oggi ha servito come medico ed operatore-lanciagranate per il battaglione volontario ucraino. “Mi chiedevano di mostrare loro le foto della ragazza a cui facevo visita. Mi chiedevano il suo nome e la sua storia, così io ero costretto a mentire ed inventare per tutto il tempo” ha proseguito Pylypenko, da oggi ufficialmente il primo soldato ucraino ad esprimere in modo manifesto il proprio orientamento omosessuale. Un coming-out, quello del combattente volontario, che – seppur nella sua “semplicità” – ha conquistato il supporto non solo della comunità ma dei suoi stessi commilitoni, che ne hanno decantato il coraggio e la bravura sul campo indipendentemente dalla sua sfera privata.

L’amore LGBT ai tempi dell’Ucraina

Ancora oggi – nonostante il resto del mondo stia maturando una profonda consapevolezza ed accettazione del variopinto “arcobaleno” sessuale e sentimentale che ci contraddistingue – in Ucraina i diritti delle persone LGBT e quelli degli eterosessuali seguono purtroppo due direttrici differenti. Sebbene sia legale, l’omosessualità resta infatti ancora non socialmente accettata e le famiglie formate da partner dello stesso sesso ricevono minor tutela legale rispetto a quelle “tradizionali”.

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Credit: BBC

In seguito alla depenalizzazione dell’omosessualità, avvenuta nel 1991, l’Ucraina sembrava aver fatto il suo ingresso in un clima di maggiore tolleranza, ma il successivo sviluppo delle organizzazioni di destra radicale a partire dai primi anni Duemila rinvigorì la latente omofobia di moltissime persone, reduci dall’eredità stalinista.
“È stato molto difficile per me accettare la mia omosessualità” ha raccontato Pylypenko alle telecamere della BBC, che gli ha dedicato un filmato sul proprio canale. “Una volta ritornato alla vita da civile ho incontrato diverse persone che pronunciavano a gran voce quanto le persone LGBT – e anche gli stranieri – fossero di qualità inferiore, non potessero essere parte della società e, di conseguenza, non meritassero nemmeno gli stessi diritti degli altri. Questo è stato il motivo per cui ho deciso di venire allo scoperto”.

Do not Ask, Do not Tell  

Da sempre la politica “Do not Ask, Do not Tell” – letteralmente “non chiedere, non dire” –  ha avuto profonde ripercussioni sulla vita dei soldati: l’essere immersi in un mondo competitivo, fisico ed intriso di machismo come quello dell’esercito, obbliga infatti i militari a non esporsi, evitando di mostrare le proprie debolezze e tenendo nascosti aspetti salienti della propria vita, tra cui l’orientamento sessuale.

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Credit: The Mattachine Podcast

Nel 2007 una ricerca empirica condotta da Aaron Belkin suggerì che questa formula avesse profonde ripercussioni sulla reputazione dei militari negli Stati Uniti: nello specifico, dimostrandosi incoerente verso l’opinione pubblica, spingendo molti giornalisti a criticare le forze armate senza attirare quasi nessuna copertura mediatica favorevole e, infine, fornendo un pretesto ai manifestanti antimilitari per accusare la cultura militare di non rispettare i valori civili ampiamente accettati.
L’abrogazione del “Do not Ask, Do not Tell” (DADT) avvenuta nel 2010 è un esempio di come la politica pubblica degli Stati Uniti abbia finalmente deviato verso una maggiore inclusione di individui omosessuali e bisessuali. Nonostante grazie a questo significativo passo avanti i membri LGB della comunità possono ora servire il proprio paese senza timore di ripercussioni derivanti dall’identità sessuale, l’abrogazione della DADT non è ancora riuscita ad affrontare le radicate disuguaglianze culturali e istituzionali che continuano ad ostacolare la piena inclusione nell’istituzione dell’esercito. Un cammino ancora lungo, che però sembra iniziare a calcare la propria impronta anche su paesi nei quali la parola “LGBT” viene tutt’oggi vista come un nemico di guerra.

Francesca Amato

 

 

 

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