“Troppo mascolina, poco attraente” e assolve i due violentatori: lo stupro come sottomissione mentale

“Troppo mascolina, poco attraente” e assolve i due violentatori: lo stupro come sottomissione mentale

13 Marzo 2019 0 Di Francesco Rossi

Il fatto

Troppo mascolina. Poco avvenente. E quindi è poco credibile che sia stata stuprata, più probabile che si sia inventata tutto…” Un ragionamento inaccettabile per una sentenza di tribunale. Per di più se a firmarla sono tre giudici… E donne! Scelgono, così, di assolvere in appello due giovani condannati in primo grado a 5 e 3 anni per violenza sessuale. Il verdetto è stato annullato con rinvio dalla Corte di Cassazione, come richiesto dal procuratore generale. Tutto da rifare.

Ancona, Marzo 2015. Una 22enne di origini peruviane (che per facilità chiameremo Nina) si presenta in ospedale con la madre dicendo di avere subito una violenza sessuale alcuni giorni prima da parte di un coetaneo, mentre un amico di lui faceva da palo. Avevano deciso di bere una birra insieme, d’altronde tutti e 3 si conoscevano frequentando la stessa scuola serale. Le birre diventano parecchie, la giovane e uno dei due si appartano più volte, hanno rapporti sessuali. Per gli imputati erano consensuali, per la parte offesa a un certo punto hanno smesso di esserlo, sia per l’eccesso di alcol che per una sua esplicita manifestazione di dissenso mai accolta dal ragazzo. I medici riscontrano lesioni, compatibili con una violenza sessuale, e un’elevata quantità di benzodiazepine nel sangue che la vittima non ricorda di aver mai assunto.

(fonte: Globalist)

Stupro: una questione di potere

Non bastasse il referto medico, le tre componenti del collegio si lasciano andare a commenti inopportuni: “Non è possibile escludere che sia stata proprio Nina a organizzare la nottata ‘goliardica’, trovando una scusa con la madre, bevendo al pari degli altri per poi iniziare a provocare il ragazzo (al quale la ragazza neppure piaceva, tanto da averne registrato il numero di cellulare sul proprio telefonino come “Nina Vikingo“, alludendo ad una personalità tutt’altro che femminile, che la fotografia presente nel fascicolo processuale appare confermare), inducendolo ad avere rapporti sessuali per una sorta di sfida“. La sentenza bocciata ha fatto saltare sulla sedia più di un magistrato della Suprema Corte. Perché leggendone il testo sembra che a influire sulla decisione sia stato proprio l’aspetto fisico della donna. 

Riassumendo, quindi, queste tre giudici non solo lasciano intendere che in qualche modo Nina se la sia cercata, ma che anzi abbia dovuto sfidare il suo stupratore perché non era abbastanza attraente. Come se uno stupro avesse qualcosa a che fare con la sola attrazione fisica. Esistono infatti numerosi studi e ricerche che identificano quali siano i motivi che spingono un uomo o una donna a commettere una violenza di questo genere e in nessuna emerge un ruolo rilevante del desiderio sessuale, è dichiarato infatti che le motivazioni potrebbero essere cercate nella coercizione, nel desiderio di potere e prevalere in modo sottomissivo sull’altro sesso, e in una diversa soglia di attivazione dei meccanismi inibitoricitando lo studio di Vickers e Kitcher (2003).

Rapporto stupro-potere (fonte: State of mind)

Una descrizione forse ancora più appropriata è stata data da Orlandini (2002) che afferma che il fenomeno scaturisce da un bisogno di dominanza e forza. Aggiunge inoltre che lo stupratore de-umanizza la vittima e la considera un oggetto su cui può esercitare il suo potere e il suo controllo. Risulta deplorevole la sentenza della corte d’appello che ha deciso di assolvere i due ragazzi condannati, e ancora più per le motivazioni che sono state addotte per questa sentenza, che sicuramente non smetterà di fare scalpore.

Umberto Raiola e Marta Mischiatti