I riti di possessione rientrano nel culto dei santi e degli spiriti in Marocco e servono per ottenere la Baraka.

Il Marocco è un paese con mille sfaccettature e ambiguità dal punto di vista culturale e, conseguentemente, religioso. Come anticipato, assieme al religione ufficiale, musulmano sunnita, convivono una serie culti e pratiche legate ai santi e agli spiriti. Osserviamo alcuni aspetti.
1. La molteplicità di ottenimento della Baraka
Anzitutto, cosa è la Baraka? In termini europei e cattolici la si potrebbe tradurre come “benedizione”; difatti, chi la ottiene nel mondo islamico avrà fortuna, sarà più consapevole, ben visto e altri privilegi che si ha quando l’energie positive dell’universo ci circondano. In Marocco molteplici persone credono nei santi: costoro sono uomini del passato, e tendo a specificare che sono di sesso maschile, dato che le donne non possono trasmettere la Baraka, che hanno compiuto percorsi spirituali intensi, eseguito azioni miracolose o che sono discendenti del profeta e che per tali motivazioni detengono la Baraka. Il popolo può attingere a essa in numerosi modi:
- Visitando i grandi o piccoli (detti “qubba”, ovvero cupola) santuari santuari dei più o meno importanti santi, andare alla loro tomba e toccarla. Tuttavia, si deve lasciare in cambio qualcosa, solitamente riferibile al problema che si spera sia risolto (cibo=speranza di averne di più).
- Dormire nei santuari, sperando in un sogno rivelatore.
- Riti di possessione.
In merito a quest’ultimo punto è importante sapere che non solo i santi possono trasmettere la Baraka, bensì anche gli spiriti.

2. Riti di possessione
Gli spiriti, in Marocco, possono conferire la Baraka per mezzo delle pratiche di adorcismo, ovvero il contrario dell’esorcismo, anziché espellere un’entità si eseguono delle azioni affinché entri in una persona. Ciò avviene durante la “Lila” (che significa notte perché il rito avviene dopo il tramonto), ovvero il rito di possessione, nella quale si eseguono una serie di pratiche che porteranno lo spirito a possedere le persone presenti. Questa inizia con un sacrificio animale, solitamente fatto nelle ore diurne e solo in presenza dei committenti, dei lavoratori (officianti, aiutanti, maestro musicista) e i familiari. Dopodiché, si ha l’apertura che avviene all’esterno della casa o dell’edificio adibito al rito. Qui il sorvegliante del rito e i suoi assistenti portano fuori dalla porta di casa candele bianche accese, una ciotola di latte zuccherato (poiché gli spiriti amano il dolce e sono avversi al salato) e profumo all’acqua ai fiori d’arancio e un piatto colmo di datteri. Queste sono le offerte di benvenuto al mondo invisibile e a coloro che prenderanno parte alla cerimonia. Contemporaneamente, vengono esposti degli stendardi di sette colori diversi, sette come le diverse categorie degli spiriti (gli spiriti si dividono in “gruppi”: nero, marrone, verde, bianco, rosso, blu, giallo); tuttavia, il numero solitamente è solo simbolico, possono essere un numero maggiore o minore. Successivamente, si ha la seconda parte del rito che si svolge all’interno: qui si eseguono, cantando e musicando, le lodi ad Allah e al profeta Maometto. Il canto si sofferma anche a raccontare la storia della confraternita che esegue il rito; infine, vi sono musiche che servono a divertire. La terza fase è la lila vera e propria, qui si evocano i “mluk” (spiriti). Ogni persona all’interno spera che lo spirito di cui hanno bisogno si impossessi di loro per dargli la Baraka e risolvere il suo problema. Per mezzo del canto, della musica e dei poemi si attraversano tutti i sette gruppi, definiti “mhalla”, di spiriti che si suddividono in colori:
- Bianco: spiriti dei santi.
- Nero: schiavi neri.
- Blu: spiriti del mare e del cielo, definiti anche come “quelli di Musa” (Mosè).
- Rosso: spiriti amanti del sangue.
- Bianco-verde: discendenti del profeta.
- Marrone: spiriti della foresta.
- Policromatico: spiriti femminili.
Specifico che le informazioni qui riportate provengono dalle ricerche di Silvia Bruni che ha analizzato nel suo libro “Confraternite, santi e spiriti” la confraternita Gnawa.

3. Una donna trasgressiva amata da tutti: Lalla Malika
Durante l’ultima fase della Lila viene evocato il “mhalla” delle entità femminili che comprendono: Mira, “la principessa”, Aisha, “la contessa”, Thuria, la sorella minore di Malika, Malika, “la regina”. Quest’ultima è a capo di questo gruppo ed è uno spirito interessante, poiché mette in luce l’ambiguità del tessuto sociale e culturale marocchino. Lalla (signora) Malika è rappresentata dal colore viola ed è immaginata come una donna bellissima, alta (si dice circa tre metri), amante del lusso e della raffinatezza, carismatica, ma soprattutto libera; difatti, a differenza delle donne marocchine lei beve vino tranquillamente, gioisce, è sempre allegra, è portatrice di spensieratezza. La peculiarità di questo spirito è che non è amata solo dalle donne, bensì da ogni persona, maschio, femmina o effeminato (con questo termine si intendono tutte quelle persone di sesso maschile che assumono atteggiamenti o si vestono con abiti ritenuti femminili) che sia. Inoltre, Malika ha una manifestazione diversa a seconda dell’esigenza delle persone che si interfacciano a lei e che vengono possedute; tuttavia, due sono le più celebri:
- Hajja: una donna di potere, carismatica, adulta, virtuosa e seria.
- Zahwaniya: una donna giovane, spensierata, trasgressiva, giocosa, attraente e sempre al centro dell’attenzione.
Una peculiarità interessante risiede nel fatto che lei sia descritta come una donna dai capelli biondi e che fuma le sigarette Malboro; perciò è sorprendente comprendere come sia uno spirito che ha valori islamici ed europei.

4. Ho gambe di capra, ma ti piaccio: Lalla Aisha
Durante la Lila viene evocata anche un’altro spirito femminile di notevole interesse, ovvero Lalla Aisha, detenente come colore rappresentante il nero. Lei è immaginata come una donna attraente ma che ha le gambe di capra o di asino, che si aggira nella notte cercando di sedurre i giovani mariti, soprattutto quelli che hanno problemi di coppia, o come donna ripugnante. Tuttavia, è anche definita “la madre di tutti”; difatti, alcune persone rivelano che la loro vera mamma non sia quella biologica, bensì Aisha che durante i sogni le parla e la cresce. Infine, è uno spirito ctonio, vicino all’acqua; perciò, molte persone portano dei doni alle grotte dove si afferma vi sia Aisha o si pulisce o abbevera con l’acqua di quei luoghi. Ma perché lo fanno? Perché si avvicinano a uno spirito spaventoso e che può portare all’adulterio? Perché vogliono essere impossessate da lei? Poiché lei è uno spirito potente che è in grado di portare morte ma anche vita, può guarire da ogni malattia.

5. Una confraternita senza un santo: Gnawa
Molteplici santi hanno una confraternita in cui gli adepti venerano e cercano di perseguire la strada, il percorso spirituale, che hanno fatto, la “tariqa” (la tariqa è anche il modo di pregare, le confraternite si distinguono per il loro modo di farlo e per gli strumenti e musica che propongono). Come detto in precedenza, un santo detiene la Baraka e la trasmette e per esserlo si deve essere discendenti del profeta o aver compiuto azioni miracolose. Tuttavia, la confraternita Gnawa ha come punto di riferimento Sidna Bilal, amico di Maometto. Gli Gnawa si afferma non provengano dal Marocco, ma siano gli schiavi dell’aerea subshariana, quindi dell’Africa nera potremmo dire, importati (si dice che costoro abbiano trasmesso le pratiche dei riti di possessione). Essendo Sidna Bilal uno schiavo etiope, liberato dal profeta, hanno deciso di prenderlo come punto di riferimento, incarnando perfettamente tutti i valori e le origini della confraternita Gnawa. Inoltre, la parola “wali” in Marocco è un sinonimo di santo, ma significa anche amico; perciò, Sidna Bilal essendo in grande amicizia con il profeta, detiene la Baraka e la può trasmettere. Interessante notare di come le credenze religiose, talvolta, e quasi sempre, siano espressione della cultura di riferimento delle persone.
