I finti blooper nei titoli di coda di Toy Story 2 non sono più portatori di risate: Stinky Pete censurato in nome del movimento Me Too.

Il movimento Mee Too a tutela delle persone vittime di abusi e molestie

Dopo la scoperta sconcertante di Me Too sulle molestie messe in atto da John Lasseter, produttore del lungo Disney-Pixar, l’analisi dei blooper dei primi Toy Story non li rende più innocenti. Volano le accuse da parte dell’associazione a tutela degli abusi di potere volte ad eliminare il video dai film. La Disney non si pronuncia.

Una notizia da brivido

Nella versione originale di Toy Story venne proposta la simpatica idea di inserire finti blooper – errori di scena – come se i personaggi animati fossero veri attori. L’idea risultò spiritosa fino ad oggi, 20 anni dopo, in cui piovono le critiche su una scena di Stinky Pete causandone la censura. Il vecchio cercatore d’oro Stinky viene sorpreso nella sua scatola con due Barbie, vestite nello stesso modo. Si sente il personaggio dire: «E quindi voi due siete assolutamente identiche? Sono sicuro di potervi far dare una parte in Toy Story 3. Va bene ragazze è stato un piacere chiacchierare con voi. Quando avrete bisogno di consigli sulla recitazione sarò felice di darveli». Queste parole si uniscono allo sguardo viscido lanciato da Stinky Pete mentre le ragazze escono dalla scatola e ad un’insolita carezza sulla mano plastica di Barbie. Scena innocua nel 1999 che oggi, dopo le accuse di molestia mosse al regista, viene interpretata in chiave del tutto diversa.

Movimento Me Too: meglio parlarne

Dopo la pubblicazione delle inchieste giornalistiche al produttore statunitense Harvey Weinstein accusato di abusi sessuali, esplode il movimento femminista Me Too a tutela delle molestie e abusi contro le donne.  L’hashtah #metoo spopola nel 2017 per confermare e enfatizzare quante volte questi casi vengano nascosti e taciuti. Grazie al movimento è stato possibile finalmente mettere sotto i riflettori una piaga che da troppo tempo attanagliava le persone incapaci di ribellarsi alle ingiustizie subite. Parlarne è il primo passo per permettere alle autorità competenti di prendere provvedimenti. Le associazioni , come la stessa Me Too, contribuiscono a creare quegli ambienti protetti di cui le vittime hanno particolarmente bisogno in caso di molestie. 

Conseguenze devastanti: gli abusi provocano PTSD

In questi ambiti è d’obbligo evidenziare come lo sfruttamento di potere prepara il terreno fertile a molestie e abusi. Ma cosa provano le vittime? Oltre al senso di soffocamento, la paura raggelante, in gergo freezing, e l’impossibilità di sovvertire il potere, molte sono le conseguenze successive. L’abuso sessuale deve essere considerato innanzitutto come una esperienza traumatica, di conseguenza può generare sintomi come un vero e proprio Disturbo Post Traumatico da Stress. Immagini, emozioni, incubi, sensazioni non fanno altro che richiamare alla mente l’accaduto, lasciando sprofondare la vittima nell’agonia. Depressione, problemi alimentari, rabbia repressa e scarsa autostima possono essere solo alcune delle forme “visibili” di disagio riportate. Fortemente consigliata è la psicoterapia grazie alla quale la persona impara a convivere con il trauma. Il primo passo è e rimane comunque la denuncia, per uscire dall’ombra, per non sentirsi soli e colpevoli.

Gli uomini di pregio rispettano l’uguaglianza delle donne

I media scavalcano le vittime o le accusano

La concentrazione dei media non riesce a dare alle vittime il giusto spazio e la giusta attenzione. Le donne che non necessariamente subiscono uno stupro vero e proprio vengono rilegate ad un’aspetto secondario delle vicende. Parliamo di donne perché ancora oggi sono molti di più gli uomini in una posizione di potere tale da poter pretendere e mettere in atto abusi e molestie, senza nulla togliere agli uomini vittime di questa carneficina. È così strano pensare alle donne come vittime senza che vengano attaccate? Il caso di Asia Argento ne è un chiarissimo esempio: attaccata di aver parlato troppo tardi o di aver inventato scuse e situazioni solo per la visibilità.

Abbiamo creato un mondo dove le denunce non vengono portate avanti per paura del giudizio degli altri e il primo passo per uscire da questo circolo vizioso è parlarne, creando cultura. 

Francesca Morelli

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