Tim Burton si è ispirato a Der Struwwelpeter per Edward mani di forbice?

Da una filastrocca per bambini può nascere un film di successo? Ecco come Tim Burton ha sfruttato una caratteristica per creare un personaggio.

Edward mani di forbice è stato un film cult degli anni Novanta. In quegli anni Edward è diventato un’icona e continua ad esserlo, ma cosa ha ispirato il regista Tim Burton alla costruzione di un personaggio simile? Sembra proprio che la risposta sia in una raccolta di filastrocche tedesche del XIX secolo.

La trama

Edward mani di forbice (Edward Scissorhands) è un film di Tim Burton, uscito nel 1990. Viene ricordato come uno dei migliori film del regista sia per l’ambientazione sia perché dà un particolare significato al tema dell’amicizia. L’originalità del film si nota a partire dalla struttura: si tratta di una fiaba che si svolge in un tipico quartiere americano, dove tutto è molto stereotipato. Il film si apre con un’anziana signora che racconta alla sua nipotina la storia di Edward, un ragazzo che al posto delle mani ha delle forbici. Edward è stato inventato da uno scienziato di una certa bravura, che purtroppo morì prima di completarlo del tutto ed è per questo che si ritroverà a vivere da solo in un enorme villa gotica. Un giorno la rappresentate di prodotti cosmetici Peggy Boggs, deciderà di inoltrarsi nella villa e lì lo troverà solo e trasandato. Dopo essersi accertata dalla sua innocuità decide di portarlo a casa, con grande stupore dei familiari. Il marito e il figlio di Peggy instaureranno sin da subito un bel rapporto, mentre la figlia Kim è inizialmente terrorizzata. Ciò che colpisce di più è il contrasto tra Edward, la famiglia e il quartiere: Edward è segnato da uno sguardo malinconico e cupo, ha dei tagli sul viso e veste di scuro, mentre ogni angolo di quella strada pullula di colori e felicità, così come gli abitanti che portano abiti sgargianti e colorati.

Edward sembra conquistare la fiducia di tutti. Scopre un talento innato per le sculture vegetali e per il taglio di capelli da signora. Per questa sua abilità la religiosissima vicina di Peggy – inizialmente convinta che Edward fosse il diavolo e che per questo dovesse essere cacciato via – gli propone di aprire un salone di bellezza e tenterà anche di sedurlo, per poi accusarlo di stupro. Questa accusa sarà sommata a quella di furto avuta a causa del fidanzato di Kim, che lo incastra. Edward finirà in carcere ma Peggy riuscirà a farlo scagionare grazie un processo psicologico in cui verrà confermata l’assenza di processi logici in Edward perché ha vissuto isolato dal mondo per molto tempo ed è dunque impossibilitato a distinguere il bene dal male. Mentre la sua immagine sarà lesa da una serie di eventi spiacevoli sboccerà un amore con Kim che non sarà destinato a durare a causa dell’incompatibilità fra i due e delle circostanze. Edward sarà costretto a rifugiarsi nella sua antica dimora dopo aver ricevuto un bacio di addio da Kim e la conferma del suo amore. Alla fine del film l’anziana signora si rivelerà essere Kim.

Struwwelpeter

Nel 1845 uscì per la prima volta in Germania una raccolta di filastrocche illustrate con un forte impianto moralistico dal titolo Der Struwwelpeter. L’autore è Hoffmann, uno psichiatra che aveva scritto quelle storie per il figlio Carl e gliele aveva regalate per Natale. Hoffmann non aveva mai pensato di pubblicare i suoi versi ma fu spinto dai familiari. La prima edizione fu pubblicata sotto uno pseudonimo mentre le successive saranno firmate da Hoffmann, incoraggiato anche dall’inaspettato successo ottenuto. In Italia arriveranno nel 1882 grazie al lavoro di traduzione di Gaetano Negri, sotto il titolo di Pierino Porcospino. Le filastrocche sono in totale dieci, tutte caratterizzate da uno stile horror con base educativa. Oggi questo approccio appare del tutto desueto perché i mezzi e i modi per l’educazione infantile sono molto cambiati, ma allora non era strano leggere queste fiabe prima di addormentarsi: si credeva che inculcando ai bambini un certo tipo di conseguenza ad una determinata azione questi potessero non cadere nell’errore ed avere di rimando una buona condotta.

 

Cosa ha ispirato Tim Burton?

Il registra ha più volte confermato che il personaggio di Edward nasce anche dal ricordo di sé stesso bambino. Tim aveva dei problemi a relazionarsi con il mondo e non è un caso che questo film inglobi in toto questo tema. Inserire un elemento come le forbici al posto delle mani potrebbe significare tante cose: le mani sono ciò che quotidianamente ci permette di portare a termine le nostre azioni, dalle più banali alle più particolari. Edward non ha questa possibilità. Questa ”mancanza” lo costringe ad avere un rapporto distorto con le cose e con le persone, tanto da non potersi permettere di muoversi liberamente senza la preoccupazione di poter ferire qualcuno. Quelle forbici che possono apparentemente sembrare una pura coreografia scenica, potrebbero simbolicamente significare la diversità al cospetto di un mondo che si presenta colorato e perbenista ma che nasconde delle grandi piaghe. Per quanto riguarda l’aspetto fisico e l’abbigliamento si dice si sia ispirato al frontman dei The Cure, Robert Smith.

 

Tim Burton è di certo un regista molto particolare e i suoi film non hanno bisogno di presentazioni. La scelta di introdurre o inventare un personaggio come Edward non ha mai sorpreso nessuno, ma cosa ha spinto il regista a scegliere di conferire a Edward questo aspetto singolare?

Si pensa siano state proprio le filastrocche di Hoffmann, nello specifico la storia di Konard un bambino che aveva il vizio di succhiarsi il pollice. La mamma lo aveva ripreso già svariate volte ma una notte gli disse che se non avesse smesso un mostro con delle forbici al posto delle mani sarebbe venuto a tagliargli il pollice. Konrad non prese mai sul serio le parole della madre e il mostro gli tranciò il dito.

E’ evidente come Tim Burton non abbia ripreso ogni singolo aspetto delle filastrocche di Hoffmann. L’ambientazione è come in queste macabra ma non sembra esserci questa “punizione” per ogni azione sbagliata che viene compiuta, benché l’impianto del film sia fiabesco. Ciò che ispira Burton è l’aspetto del mostro: Edward non incarna nessun aspetto negativo, è al contrario più vittima della sua condizione che altro. Egli infatti riuscirà ad amare e ad agire per il bene altrui pur macchiandosi e sacrificandosi, ucciderà solo per difendersi e quando capirà di non poter vivere quella vita perché diverso da loro si auto-isolerà non ritornando mai più in quel luogo.

 

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