The Village di Shyamalan: cosa accade quando le norme sociali non vengono comprese dall’individuo

Le norme sociali sono regole esplicite o implicite che riguardano la condotta dei membri di una società o di un gruppo.

Queste ne disciplinano la vita, prescrivendo agli individui cosa fare nelle diverse situazioni.

Oggetto di studio dell’antropologia, della psicologia sociale e della sociologia, sono strumenti necessari sia per attuare i valori a cui una collettività aderisce, sia per regolare i comportamenti, le azioni e i rapporti sociali dei suoi membri. Ogni società ha norme sociali diverse, relative al proprio sistema di vita.

Origine delle norme

Le norme sociali nascono e si evolvono di pari passo alle stesse società, con l’obiettivo primario di risolvere le lotte tra gli individui attraverso un’organizzazione collettiva, con la prerogativa di soddisfare le aspettative e i bisogni dei soggetti appartenenti al gruppo (sia del macro-gruppo/società sia dei micro-gruppi che la compongono) che collettivamente stabiliscono ciò che i componenti del gruppo stesso devono fare nelle determinate circostanze.

Il processo di evoluzione di una norma si conclude con l’interiorizzazione della stessa, ovvero quando diventa parte della coscienza individuale quasi come un obbligo morale. Successivamente i componenti del gruppo (che sia di piccole, medie o grandi dimensioni) si conformeranno alle norme senza necessità di controllo sui comportamenti e sanzioni per i devianti; può succedere però che chi è a capo del gruppo, o della società stessa, possa minacciare i componenti dello stesso attraverso punizioni o premiare con delle ricompense affinché si accettino anche quelle norme che non siano state interiorizzate.

Ma cosa succede quando l’interiorizzazione di una norma viene tramandata di generazione in generazione fino a non dare più la possibilità all’individuo di capirne realmente la necessità di rispettarle?

L’Esperimento delle 5 scimmie di Stephenson

Nel 1967 Il dottor Stephenson condusse un esperimento molto interessante su cinque scimmie e un casco di banane poste sopra di loro.

Nella pratica Stephenson chiude in una gabbia 5 scimmie e, al soffitto, aggancia un casco di banane con la possibilità di essere preso attraverso una scala posta sotto di esso.

Quello che succede ovviamente è che le 5 scimmie non appena chiuse dentro la gabbia si arrampicano sulle scale tendando di raggiungere il casco di banane.

A questo punto però, prima di raggiungere il casco, tutte le scimmie vengono colpite da un getto di acqua gelida fino al momento in cui non smettono di provare a prendere il casco di banane scendendo dalle scale.

La pratica viene ripetuta ogniqualvolta una scimmia provi a salire sulle scale fino al momento in cui nessuna scimmia provi più a prendere le banane.

E qui inizia la parte sperimentale. Una delle 5 scimmie viene sostituita con un’altra esterna che non ha potuto assistere alla scena, totalmente estranea alla circostanza sperimentale.

Non appena la gabbia viene chiusa istintivamente la scimmia si arrampica sulle scale nel tentativo di prendere le banane ma quello che succede è che le altre 4 glielo impediscono, fino al punto di picchiarla, per evitare di farle subire il getto d’acqua gelida.

Non appena la nuova scimmia impara che non deve più salire sulle scale per prendere le banane (nonostante non sappia veramente il perché) una delle 4 scimmie iniziali viene sostituita con una seconda scimmia esterna alla condizione sperimentale.

La scena si ripete e anche la seconda scimmia ad un certo punto si arrende all’idea di salire sulle scale.
Piano piano Stephenson toglie tutte le prime 5 scimmie e le sostituisce con altrettante che non hanno mai ricevuto il getto d’acqua gelido.

La conclusione è sorprendente quanto intuitiva. Nessuna delle nuove 5 scimmie prova più a prendere le banane pur non sapendo perché non vada fatto.

Era stata appresa una norma, tramandata dalla generazione precedente, con conseguenti comportamenti ormai consolidati e manifesti. Ma nessuna delle scimmie delle generazioni successive ha mai saputo il perché: non c’erano delle reali motivazioni e non potevano neanche più essere rievocate perché erano legate al gruppo iniziale che le aveva conosciute ed apprese.

So what?

Eh. Adesso possiamo riflettere sulle norme che siamo abituati a seguire. Saranno sicuramente legate alla sopravvivenza o al quieto vivere di società passate che, saggiamente, le avevano suggerite o imposte affinché il gruppo ne giovasse evitando l’autodistruzione o la perdita di vite dei singoli componenti.

Riflettendo su questo fatto possiamo discutere le nostre norme, criticarle e dibatterle.

La società è cambiata rispetto a 100, 200, 500, 1000, 2000 anni fa, ma vi sono norme che sono più longeve della nascita di Cristo che ancora ci portiamo dietro senza coglierne il reale motivo.

Riflettere non vuol dire non rispettarle. Provare nuove soluzioni non vuol dire distruggere quanto è stato creato negli anni. Sperimentare nuove norme significa sapersi adattare a quelle attuali per poter provare a proporne di nuove (sperimentandole) per il ben del singolo e della collettività.

Per alcuni può sembrare impossibile provare a mettere in atto comportamenti diversi o avversi alle norme stesse, ma se si ha chiaro in testa l’istinto di sopravvivenza (della società! Non solo dell’individuo) e la volontà di soddisfare i propri bisogni (motivo per cui le norme stesse sono nate) penso che sperimentare nuove possibilità sia l’unico modo per poter convivere nel 2020 in modo pacifico e rispettoso.

Farlo significa imparare ad adattarsi all’unica condizione che non è mai stata vissuta dall’uomo ma che invece attanaglia questo presente, ovvero la velocità dell’evoluzione umana che, specialmente negli ultimi 20 anni, sembra stia cogliendo tutti un po’ troppo di sorpresa.

Pensate a The Village di Shyamalan (2004), il regista del Sesto Senso.

Siamo a Convington un piccolo centro circondato da una foresta infestata da strane e mostruose creature, dove la vita trascorre serena in virtù di un antico patto che gli anziani del luogo hanno stipulato con esse: non ci si addentra nei boschi se le creature non invaderanno la loro terra.

Lucius (Joaquin Phoenix), un ragazzo insofferente alle regole ferree del villaggio, vorrebbe oltrepassare il bosco, e dopo averne discusso con al consiglio del villaggio, lo farà, facendo arrivare le creature nel villaggio che manifestano il loro disappunto. Lucius è innamorato della giovane e bella Ivy (Bryce Dallas Howard) una ragazza non-vedente a cui promette amore e matrimonio.

Noha (Adrien Brody), un ragazzo con problemi mentali e innamorato anch’egli di Ivy, ferisce però Lucius riducendolo in fin di vita e quindi bisognoso di farmaci non presenti nel villaggio.

Ivy chiede il permesso a suo padre di oltrepassare il bosco per poterglieli procurare, ma prima di partire viene a conoscenza di un segreto, da parte di suo padre, che rischia di minare ciò in cui ha sempre creduto…

A prescindere dal finale del film, che vi invito a vedere se siete interessati al concetto delle norme sociali, il tema delle regole imposte nel villaggio è un’ottima metafora delle norme che seguiamo quotidianamente, solo rimpicciolite in un microcosmo così da poter comprendere facilmente il limite di esse quando l’individuo non è a conoscenza del perché siano state istituite. Nel film viene utilizzato uno stratagemma manipolativo affinché gli abitanti del paese non superino i limiti imposti.

Pensate che questo non accada o non sia accaduto per le regole che quotidianamente seguiamo senza chiederci il perché?

 

 

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