Si può apprendere l’amore? Moulin Rouge mette in scena l’insegnamento di Saffo

Il pluripremiato film di Baz Luhrmann è un tiaso dal cuore bohemien, riservato a chiunque voglia imparare l’amore

Baz Luhrmann, il regista di Moulin Rouge

L’amore è una “bestia dolceamara”, scriveva Saffo, ma spesso ci dimentichiamo che per Saffo è anche una disciplina, che può essere insegnata e appresa. Niente paura, Baz Luhrmann ce lo ricorda in un classico cult del 2001, Moulin Rouge

Moulin Rouge mette in scena un amore dal cuore antico

Scenografie e costumi eccessivi, colori e luci invadenti, commistione di generi e canzoni decontestualizzate dal tempo della narrazione: tutto questo è Moulin Rouge. Uscito nelle sale nel 2001 con un cast d’eccezione, è un film capace di conquistare il pubblico per la sua stravaganza, al limite del kitsch, attraverso una storia d’amore “classica”. Non a caso pongo questo termine tra virgolette.

In Moulin Rouge, il regista costruisce un mondo sospeso, dove il luogo del peccato della Parigi di fine Ottocento diventa un caleidoscopio in cui l’atteso can-can è interpretato in “Voulez vous coucher avec moi“, per poi sfumare nel sound dei Nirvana.  Tuttavia, la storia d’amore che Baz Luhrmann ci propone affonda le sue radici nella classicità, anzi, ad essere più precisi, nell’arcaicità, greca.

Saffo è la prima didaska dell’amore, ma non l’ultima

Lesbo fu la terra madre della poesia lirica. Secondo la leggenda tramandataci dal poeta ellenistico Fanocle, la testa del cantore Orfeo (che era stato decapitato dalle donne di Tracia) fu spinta dal mare fino alle spiagge di Lesbo, e qui sotterrata. In questo mondo altrettanto sospeso nacque Saffo, intorno al 640 a.C. La “dolceridente” Saffo operava a Mitilene, centro più importante dellʼisola di Lesbo (Area Eolica). Al centro della sua attività c’era il θιασος.

Il θιασος era una scuola riservata a ragazze provenienti dall’Asia Minore, che svolgevano il loro apprendimento sotto la protezione di Afrodite e sotto la guida di un’insegnante – sacerdotessa, in questo caso Saffo. Era una sorta di confraternita religiosa, ma temporanea, perché le ragazze vi rimanevano per un determinato tempo (quello necessario per imparare le discipline legate al matrimonio) e, una volta uscite, erano pronte per unirsi allʼaristocrazia maschile.

Le allieve ricevevano un’educazione particolare: oltre ad imparare la poesia, la danza, il canto, a suonare uno strumento, a sapersi muovere, a drappeggiare una veste e a intrecciare ghirlande di fiori, c’era dell’altro. L’aspetto più importante del circolo consisteva nel “coltivare lʼAmore”: bisognava diventare esperte delle leggi dʼamore in tutti i suoi aspetti e indagarlo in tutte le sue sfumature più sottili: distacco, gelosia, nostalgia, passione. Baz Luhrmann sembra riprendere questi insegnamenti attraverso il personaggio di Christian (Ewan McGregor)

Baz Luhrmann ci insegna che l’amore può essere ancora insegnato

In una Parigi in cui il denaro e la carriera spazzano via i sentimenti, lo squattrinato Christian non solo incarna gli ideali bohemien, ma li insegna anche ai più scettici. Christian è assunto come scrittore, ma in realtà è un vero e proprio dramaturg. Si occupa dei testi, del loro adattamento alla scena teatrale e alla regia dello spettacolo che il Moulin Rouge sta allestendo.

Ma se consideriamo che la storia scritta da Christian coincide nettamente con la storia della sua relazione con Satine, è chiaro che il ruolo di Christian nell’economia del film è molto più complesso. Baz Luhrmann ci presenta un personaggio in grado di bucare lo schermo per insegnarci cosa sia l’amore, quanto sia importante e sottovalutato. Per farlo usa queste parole.

Love. Above all things I believe in love. Love is like oxygen. Love is a many splendored thing. Love lifts us up where we belong. All you need is love.

Non è un caso che ogni proposizione, ognuna scandita da un forte segno di interpunzione, sia la traduzione inglese degli insegnamenti di Saffo. L’amore non è solo un ideale in cui credere , ma è un dio, cui dedicare inni e preghiere. Noto è il culto di Saffo per  tutto quello che splende. Ciò che splende è bello e l’amore la cosa più bella e splendente di tutte (fr. 16V).

Ma soprattutto, proprio come Saffo, Christian crede che l’amore possa essere appreso. La battuta del sithar magico, che dice sempre la verità, e che viene ripetuta costantemente nel film recita:

The greatest thing you’ll ever learnt is just to love, and be loved in return

Altro non è che quella coltivazione dell’amore che Saffo insegnava alle sue ragazze e, soprattutto, è una proposizione che ammette la possibilità di imparare l’amore, e quindi che qualcuno lo insegni. Luhrmann lascia danzare la macchina da presa insieme ai suoi protagonisti, in un’atmosfera surreale e magica. Il rosso della passione domina su tutto: i capelli di Satine, le scenografie e molti costumi. Il rosso dell’amore che Saffo riteneva la cosa più preziosa al mondo.

 

 

 

 

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