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The Queen’s Gambit: l’uso cronico di benzodiazepine può causare gravi dipendenze

The Queen’s Gambit: l’uso cronico di benzodiazepine può causare gravi dipendenze

La pluripremiata miniserie Netflix “The Queen’s Gambit” affronta argomenti molto sensibili come la dipendenza da alcol e droga.

Elizabeth Harmon (Anya Taylor-Joy) e Benny (Thomas Brodie-Sangster) in un episodio della miniserie.

Nel corso degli episodi, infatti, la protagonista è alle prese con l’abuso da alcolici e farmaci tranquillizzanti, da cui poi cerca di uscire per raggiungere la sua meta, diventare campionessa mondiale di scacchi.

The Queen’s Gambit: la tormentata storia di una ragazza prodigio

La miniserie Netflix “The Queen’s Gambit” ripercorre la vita di una ragazza, Elizabeth, cresciuta in un orfanotrofio, e un vero prodigio degli scacchi. Durante la sua avventura crescita, la ragazza insegue il sogno di diventare campionessa mondiale di scacchi, mettendosi alla prova con la dura realtà degli anni ’60: il consumo di droga, la dipendenza dagli alcolici e vari problemi sentimentali che pian piano cerca di scoprire e risolvere. La storia inizia attorno agli anni ’50 e si conclude probabilmente negli anni ’60, seguendo il corso degli eventi narrati nel giro di 7 episodi della prima stagione e il nome della miniserie deriva da una tipica apertura degli scacchi: si tratta infatti di una delle mosse più tradizionali ed è descritta come gambit (stratagemma) perchè sembrerebbe che il bianco sacrifichi un pedone ma il nero, prendendosi il pedone dell’avversario, finisce per essere svantaggiato successivamente.

L’apertura Queen’s Gambit prevede il pedone bianco in d4, il pedone nero in d5 e successivamente il secondo pedone bianco in c4.

Sin da piccola, la ragazzina riceve delle pillole in orfanotrofio per la “calma”, una in particolare (verde), che le permette di ragionare sull’intero gioco degli scacchi e prevedere tutte le mosse dell’avversario. Non passa molto tempo prima che Elizabeth inizi a diventare dipendente da queste pillole verdi che poi, nel corso della storia, si rivelano essere dei tranquillizzanti, con caratteristiche molto simili alla classe delle benzodiazepine. Nella serie tv queste pillole sono chiamate Xanzolam anche se molti spettatori hanno osservato le strette analogie con il Librium che la stessa protagonista acquista in una farmacia dopo che esaurisce le scorte del suo solito tranquillizzante.

Elizabeth acquista del Librium in una farmacia nella serie tv.

Le benzodiazepine e il Librium

Le benzodiazepine sono una classe strutturale di composti chimici usati come ipnotizzanti, ansiolitici, anticonvulsivanti e miorilassanti. La loro struttura molecolare centrale è formata dalla fusione di un anello benzenico e di un anello diazepinico. Vari composti hanno poi differenti gruppi laterali connessi a questa struttura omologa centrale, solitamente nelle posizioni 1, 2, 5 e 7. I vari gruppi laterali influiscono sulla capacità di legarsi ai recettori GABA-A modulandone di conseguenza le proprietà farmacologiche, la potenza dell’effetto e le condizioni farmacocinetiche.

Struttura generale chimica di una benzodiazepina.

Il GABA è un importante neurotrasmettitore inibitore presente nel sistema nervoso centrale e le benzodiazepine (BZD) ne potenziano l’effetto sistemico. I recettori GABA-A sono dei complessi molecolari presenti sulle sinapsi neuronali e appartengono alla classe di recettori legati a canali ionici, formati dalle subunità proteiche che lasciano passare selettivamente il cloro. Essenzialmente, quando una BZD si lega al recettore, aumenta l’affinità del GABA per il suo sito di legame, agendo pertanto come un modulatore allosterico positivo, determinando un miglioramento dell’iperpolarizzazione neuronale e, di conseguenza, migliorando le prestazioni relative ad una riduzione dell’attività neuronale. Il vantaggio delle BZD rispetto ad altri farmaci che agiscono sullo stesso recettore è che le benzodiazepine forniscono più affinità per il GABA e si comportano esclusivamente da modulatori allosterici.
Nel caso specifico della miniserie, anche il Librium appartiene alla classe delle BZD: si tratta infatti di un farmaco ad azione sedativa ed ipnotica che viene usato solitamente per il trattamento dell’ansia, dell’insonnia e per mitigare gli effetti di astinenza dall’alcol e da altre droghe. Presenta una emivita di media durata anche se i suoi metaboliti hanno una lunga durata prima di essere completamente escreti dall’organismo; si tratta inoltre della prima BZD utilizzata nel trattamento dei pazienti (approvata nel 1960) e potrebbe causare dipendenza in seguito ad un’ assunzione cronica (BZD withdrawal).

BZD withdrawal: come nasce la dipendenza da benzodiazepine

Lo sviluppo di una dipendenza da benzodiazepine è relativa ad un processo di adattamento alla sostanza chimica (dopo esposizione chimica) ed alla alterazione chimica di processi che avvengono all’interno di specifici circuiti neuronali. Uno studio condotto da Tan et al. ha dimostrato che l’anello di congiunzione fra le BZD e il circuito dopaminergico potrebbe risiedere in una classe di recettori GABA-A presenti negli interneuroni inibitori (detti anche neuroni internuciali). Questi interneuroni sembrerebbero infatti coordinare l’output dei neuroni dopaminergici nella VTA (area ventrale tegmentale). In particolare, le BZD ridurrebbero l’attività degli interneuroni inibitori per azione sui recettori GABA-A; questo evento determinerebbe una riduzione dell’attività delle cellule inibitorie, determinando una conseguente ipereccitabilità dell’area VTA ricca di cellule dopaminergiche. In generale, infatti, è stato dimostrato da altri studi che questo bisogno impellente di auto-somministrarsi una droga da abuso parte proprio dalla VTA per un rinforzo delle sinapsi glutammatergiche eccitatorie dirette verso i neuroni dopaminergici, con reclutamento post-sinaptico di recettori AMPA (una classe di recettori per il Glu).

Il meccanismo proposto per spiegare la dipendenza da BZD prevede che questa droga si leghi ai recettori GABA-A di alcuni interneuroni inibitori nella VTA del SNC, riducendo pertanto la inibizione effettuata sulle cellule dopaminergiche della stessa area cerebrale. Questa aumentata attività rinforza le sinapsi glutammatergiche, rendendo le cellule dopaminergiche più eccitabili, rappresentando la base neuroanatomica per lo sviluppo della dipendenza da questa classe di farmaci.  

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