Il Superuovo

Bello Photoshop, ma prova tu a scattare come facevano Marey e Muybridge

Bello Photoshop, ma prova tu a scattare come facevano Marey e Muybridge

Oggi il photoshop lo sanno usare tutti, quando le macchine fotografiche funzionavano con la pellicola e facevano “click” era tutto un po’ più complicato se volevi ottenere una foto figa.

Nel mondo dell’immagine digitale il photoshop garantisce delle modifiche suggestive per ottimizzare la qualità degli scatti, per creare delle composizioni suggestive, inoltre salva molti fotografi maldestri o alle prime armi. Con un paio d’ore di lezione sui nuovi trucchi del mestiere, chiunque è in grado di ottenere scatti mozzafiato. Che poi se la foto su instagram la vogliamo ritoccare ci vuole un attimo. Etienne-Jules Marey e Eadweard Muybridge sembrerebbero i primi photohopper, e invece facevano tutti in live, loro si che la sapevano lunga. Ma andiamo per gradi.

photoshop o Photoshop?

Questo è uno di quei fantastici casi d’antonomasia commerciale, secondo cui ogni tipo di cioccolata spalmabile verrà chiamata comunque Nutella anche se non viene prodotta da Ferrero. Photoshop è uno dei tantissimo programmi digitali di fotoritocco disponibili sul mercato. La sua auctoritas dipende dal fatto che sia stato il primo, per cui ogni altro programma sarà un programma di photoshop e non di fotoritocco (secondo la Crusca si dovrebbe dire così). La prima versione del software risale infatti al 1990, idea dei fratelli Knoll, figli di un fotografo, a cui venne in mente di creare un programma per aiutare il padre nel suo lavoro. Tra l’altro uno dei due fratelli inventori era John Knoll, premio Oscar ai migliori effetti speciali nel 2007 con il film Pirati dei Caraibi, bravino a giocare con le immagini insomma.

Sì, ma com’è andata?

L’arte del fotoritocco ha origini antiche, e alcune manipolazioni sono passate alla Storia: omissioni, aggiunte e modifiche nate prevalentemente per fare propaganda hanno confuso nemici, amici ed elettori. Qualcuno c’era e se lo poteva ricordare, ma meglio lasciar stare. Maestro del c’ero-non c’ero è stato il dittatore sovietico Iosif Stalin. Subito dopo la morte di Lenin ne ha inventate di tutti i colori per farsi rappresentare come successore naturale al capo del Partito. La più nota è la foto in cui si ritrae di fianco a Lenin ormai malato, intento a dargli conforto, nelle sue memorie scriverà di aver appreso in quei momenti i veri pilastri della sua ideologia politica. Fonti certe ci dicono invece che Lenin non sopportava Stalin e viceversa e che durante la malattia del primo, Stalin non andò mai a fargli visita. Un altra grande “ritoccata” riguarda la Breccia di Porta Pia (20 settembre 1870): si diffusero molte foto delle mura con soldati e bersaglieri morti nell’atto di sparare. Erano falsi, fatti anche male. Si voleva rendere epica, agli occhi degli Italiani, un’azione di guerra che invece fu rapida e indolore.

Cronofotografia

Fu necessario molto tempo dopo l’invenzione della fotografia perché questo mezzo venisse usato in modo da non imitare la pittura, ma piuttosto da suggerire ed sperimentare stili, temi e sistemi nuovi. Etienne-Jules Marey fu un medico francese del XIX secolo intenzionato a studiare il funzionamento dell’uomo-macchina durante il suo movimento per poi creare macchine utili: dalle pompe per il cuore alle macchine volanti. Fra il 1880 e il 1890 usò la macchina fotografica per raccogliere materiale necessario per i suoi studi. La tecnica usata fu la cronofotografia, ossia una fotografia che riassumesse varie frazioni di tempo in un’unica immagine. Aprendo e chiudendo ritmicamente l’otturatore dell’obbiettivo, veniva registrata su una lastra la sequenza di un movimento scomponendolo in istanti successivi. Gli scatti furono straordinari e piacquero molto ad un signore di nome Giacomo Balla e diversi sui cari colleghi.

In movimento

Eadweard Muybridge era un fotografo inglese, lavorava negli USA e studiava gli animali negli stessi anni del collega francese. Il metodo usato consisteva in una serie di scatti successivi ottenuti da macchine fotografiche dislocate a distanza regolare lungo un percorso. Noti sono gli scatti di cavalli a galoppo ottenuti per lo studio di questi su richiesta di un proprietario di cavalli da corsa, poiché intendeva ottimizzare i metodi d’allevamento. Il catalogo con dentro i suoi scatti “Animal Lomocotion”, pubblicato nel 1887, fu il primo bestseller di questo genere di pubblicazioni. Lo comprarono anche i futuristi

 

 

 

 

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