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“The Queen’s Gambit” affronta il meccanismo del genio femminile e il problema degli abusi

 

“Queen’s Gambit” è una delle ultime serie rilasciate su Netflix. Nata dal libro di Walter Tevis, ci racconta la storia di una bambina prodigio con gli scacchi.

Shah Mat Re - Foto gratis su Pixabay

Una bambina rimasta orfana si appresta a vivere i suoi giorni in un orfanotrofio. Momenti bui e in cui molte tappe vengono bruciate e dove il lato emotivo crolla. Unico svago e una passione, gli scacchi.

 

Il libro

Dal titolo “The Queen’s Gambit”  stato scritto da Walter Tevis nel 1983. Il titolo fa riferimento ad una apertura molto comune degli scacchi, ma è solitamente tradotto come “La regina degli scacchi”. La storia è quella di una bambina che a causa di una serie di complicazioni familiari e lutti, rimarrà senza genitori e dunque sarà costretta a vivere in un orfanotrofio. Passerà lì una serie di anni, anni in cui per caso verrà a contatto con il gioco degli scacchi. Ne rimarrà più che ammaliata. Gli scacchi diventano l’unica forma di sfogo per quella realtà che è troppo pesante da sopportare e da reggere. Si perfezionerà sempre di più, tanto da raggiungere dei risultati più che eccezionali per una bambina. Il libro è stato adattato quest’anno ad una serie dal titolo omonimo, da poco lanciata da Netflix.

Scacchi Pezzi Pezzo - Foto gratis su Pixabay

La serie TV

La serie non è altro che la ripresa del libro, dove però il tutto diventa molto più tangibile. La protagonista Beth Harmon, comincia la sua vita dentro l’orfanotrofio e viene subito a contatto con delle “vitamine” particolari che nel corso d’opera si capirà essere dei tranquillanti. E’ assuefatta da quelle pilloline, tanto che ne farà più che abuso. Durante quei giorni scoprirà della presenza di un custode nel seminterrato, da cui imparerà il gioco degli scacchi. O meglio, era già riuscita a capire parte del gioco e delle mosse, solo guardando di sottecchi.

Finalmente arriva per Beth il giorno della sua adozione. Lascerà a malincuore quella che lì era la sua migliore amica e incomincerà questa nuova avventura, dove le possibilità di giocare e di spiccare aumentano esponenzialmente. Purtroppo anche la vita familiare nella sua nuova casa non sarà delle migliori e sua madre sarà più un’agente o un’amica per lei. Il successo è alle porte: Beth fa fuori i suoi avversari in poche mosse e riesce  a conquistare tutti i titoli nel giro di pochi anni. Nel frattempo cadrà vittima dell’alcolismo.

 

I problemi personali

L’epigrafe del romanzo riprende una poesia di William Butler Yeats che riprende il tema centrale del romanzo: il meccanismo del genio in una donna. Nel romanzo vengono inoltre affrontate tematiche come l’abuso di alcol e la dipendenza da tranquillanti, che ritroviamo sia in Beth che nella sua mamma adottiva. Così come l’amicizia che riesce a rompere schemi, distanze e mancanze. Questi sono temi molto cari all’autore che più volte ha riproposto e di cui ha discusso anche pubblicamente, nello specifico, ha chiarito l’importanza che per lui ha la poesia iniziale e il suo fulcro. In qualunque caso Beth è riuscita -anche se con molte cadute- ad arrivare ad una serenità mentale e fisica e raggiungere il suo tanto desiderato titolo. Tanto fredda e calcolatrice nel gioco, così poco organizzata nella vita a volte, ma di certo risoluta. A fine serie vedremo la protagonista gioire del proprio traguardo e quasi come a chiudere un cerchio, fare una partita di scacchi con un vecchio signore in un cortile.

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