fbpx
2 novembre 1975: l’anniversario della morte di Pasolini ricordata da Nico Naldini

Il 2 novembre 1975 Pasolini veniva assassinato

Il 31 ottobre 2020 Nico Naldini pubblica un articolo su rep.repubblica.it sull’anniversario della morte di Pier Paolo Pasolini che ancora oggi rimane uno dei grandi “misteri italiani” senza un colpevole riconosciuto. In questo articolo ripoteremo alla memoria i fatti legati alla morte dello scrittore e gli eventi salienti della sua vita.

La vita di Pier Paolo Pasolini

Pier Paolo Pasolini nasce il 5 marzo 1922 in via Borgonuovo 4 a Bologna. Dal 1923 iniziano i suoi continui e ritmici traslochi da città a città, seguendo le necessità lavorative del padre: si trasferisce a Conegliano, a Belluno,  in Friuli (a causa dell’arresto del padre per i numerosi debiti che aveva contratto per via del suo vizio per il gioco d’azzardo, ereditato dal padre di quest’ultimo), a Sacile dove il ragazzo scopre la sua passione per la scrittura, descrivendo la natura che incontra. A Bologna Pasolini inizia a giocare a calcio e a leggere di più. A diciassette anni si iscrive alla Facoltà di Lettere dell’Università di Bologna innamorandosi della filologia romanza e dell’estetica delle arti figurative. Si rifiutò di arruolarsi, dopo l’Armistizio, nella Repubblica di Salò ma cercò di insegnare privatamente ai ragazzi che a causa dei bombardamenti non potevano raggiungere le scuole. Decide di aderire al comunismo dopo la morte del fratello Guido, avvenuta nel 1945.

Nel corso della sua vita Pasolini ricevette moltissime denunce e querele, subendo il primo processo nel 1949. Pubblica molti articoli e partecipa alla creazione di molte riviste, è attivo anche nel cinema in quanto regista di storici documentari e film. A partire dagli anni sessanta diventa anche autore di canzoni. La sua morte viene descritta da Alberto Moravia come:

La sua fine è stata al tempo stesso simile alla sua opera e dissimile da lui. Simile perchè egli ne aveva già descritto, nella sua opera, le modalità squallide e atroci, dissimile perchè egli non era uno dei suoi personaggi, bensì una figura centrale della nostra cultura, un poeta che aveva segnato un’epoca, un regista geniale, un saggista inesauribile.

I fatti

Il corpo dello scrittore e regista viene ritrovato senza vita alle 6.30 della mattina del 2 novembre 1975 sulla spiaggia dell’Idroscalo di Ostia che al momento era deserta a causa della stagione invernale. Un passante nota infatti Pasolini riversato a terra, massacrato di botte. Ninetto Davoli, attore ed amico della vittima, fu uno dei primi a riconoscere il cadavere e venne accusato per primo Pino Pelosi, un ragazzo di diciassette anni che confessò di averlo ucciso per evitare di avere un rapporto sessuale con lui. I due infatti vennero avvistati la sera del 1 novembre in un ristorante, da cui si erano successivamente diretti verso l’idroscalo. Da quel momento in poi la dichiarazione di Pelosi presentava molte lacune: prima lo avrebbe respinto, colpendolo con una mazza, e poi investito con un’Alfa Romeo 2000 GT.

Era una ricostruzione distorta in quanto era impossibile che una persona della corporatura dello scrittore non riuscisse a difendersi contro un ragazzino e in più gli abiti di quest’ultimo non presentavano macchie di sangue. In ogni caso Pelosi venne condannato per omicidio volontario di primo grado in concorso con ignoti, si sapeva per certo che avesse avuto dei complici ma l’identità di queste persone era difficile da dimostrare. Oriana Fallaci decise di portare avanti un’indagine personale sulla morte dell’amico, ipotizzando che il suo assassinio avesse a che fare con l’omosessualità della vittima e che fosse stata tentata una rapina con connotati di un ricatto sul suo film Salò o le 120 giornate di Sodoma.

Dopo trent’anni, nel 2005, Pelosi ritratta, dichiarando di non essere stato solo quella notte e che con lui ci fossero stati uomini dall’accento siciliano a bordo di un’auto di Catania. Queste persone avrebbero riempito di botte lo scrittore e il ragazzo sarebbe stato solo un capro espiatorio. Si scoprì che qualche giorno dopo l’omicidio era giunta una telefonata anonima alla Polizia che segnalò che una macchina targata Catania stava effettivamente seguendo l’Alfa Romeo di Pasolini.

Teorie sulla morte

Intorno al nome di Pasolini si raccoglievano tantissime etichette: provocatore, comunista, retorico, anti-borghese ed omosessuale, tutte che lo rendevano malvisto dall’opinione pubblica di allora. Molti hanno visto nella sua morte un segno, una sorta di punizione, verso gli intellettuali scomodi da parte dei poteri militari e mafiosi. Il regista infatti stava lavorando ad un’indagine riguardante l’Eni ed è sicuro che al centro vi fosse la morte misteriosa di Enrico Mattei, avvenuta il 27 ottobre 1962.

Un’altra teoria che deve essere menzionata è quella che considera lo scrittore come una sorta di martire volontario. Si pensava che da più di quindici anni stesse programmando la sua morte e che avesse scelto proprio il 2 novembre come data simbolica in quanto rappresenta il giorno della commemorazione dei defunti. Ritenevano dunque che avesse lasciato degli indizi che permettessero di comprendere questo suo gesto. Federico Zeri, storico, descrive la morte di Pasolini, paragonandola a quella di Caravaggio:

Secondo me c’è una forte affinità fra la fine di Pasolini e la fine di Caravaggio, perché in tutt’e due mi sembra che questa fine sia stata inventata, sceneggiata, diretta e interpretata da loro stessi

Siamo davanti a molte idee ed ipotesi ed oggi non abbiamo alcuna certezza su ciò che è effettivamente accaduto quel lontano 2 novembre 1975. Da quella data ci separano ben quarantacinque anni di domande che rimangono ancora senza risposta.

 

 

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: