“The last tycoons”: come “Gli ultimi fuochi” di F.S. Fitzgerald hanno ripreso vita

L’ultimo romanzo di Fitzgerald, incompiuto a causa della sua morte prematura, ritorna in vita grazie ad una miniserie su Amazon Prime Video.  

 

 

Se non fosse morto così presto, F.S. Fitzgerald avrebbe scritto qualcosa che ci avrebbe fatto istantaneamente dimenticare il suo capolavoro, “Il grande Gatsby”. Caduto nell’oblio, Amazon Prime riporta in vita in una miniserie “Gli ultimi fuochi”.

 

Fitzgerald ad Hollywood

È il 1937. Francis Scott Fitzgerald, con i suoi capelli ben pettinati e i suoi occhi curiosi e vivaci, si aggira per gli studi della MGM. Ha appena firmato un contratto con la Metro Goldwyn Mayer, la storica compagnia di cine-produzione degli Stati Uniti d’America, che pochi anni prima aveva prodotto capolavori come “Rapacità” (1924), “Ben Hur” (1926) e “La tragedia del Bounty” (1935), sotto la guida del produttore Irving Thalberg.  Scomparso prematuramente a causa di una polmonite, Thalberg ha un destino tragico, quasi quanto quello di Fitzgerald. Reduce dall’insuccesso di “Tenera è la notte”, che non fu apprezzato dai suoi contemporanei, Fitzgerald iniziò a lavorare come sceneggiatore presso Hollywood, forse cercando ancora una volta quel sogno americano che tanto aveva inseguito, e di cui è il simbolo per eccellenza.

È proprio Hollywood, e la storia del giovane produttore che aveva consacrato la MGM al successo, a far tornare in Fitzgerald la voglia di scrivere, e di osare. Inizia così la stesura di “The last tycoons”, tradotto in italiano come “Gli ultimi fuochi”, il libro mai finito di Fitzgerald, che morirà stroncato da un infarto, dopo aver scritto quasi sei capitoli. Tutta la critica concorda nell’affermare che il lungo frammento denota una vivace e ormai maturata capacità stilistica, che avrebbe sicuramente contribuito a creare un’opera ancora più duratura de “Il grande Gatsby”, un’opera che sarebbe stata sicuramente il suo capolavoro.  Edmund Wilson, che si occupò di rimettere assieme i frammenti e di pubblicarli postumi, nella Premessa scrive:

“Gli ultimi fuochi è di gran lunga la migliore opera narrativa che sia mai stata scritta su Hollywood, e la sola che ci conduca dietro le quinte.”

 

È così che Fitzgerald costruisce una macchina perfetta, per la prima volta un romanzo strutturato con cura, del quale conosciamo anche l’esito grazie agli appunti che l’autore americano ci ha lasciato, ma che non furono mai sviluppati.

The last tycoons: il travagliato amore tra Amazon e Fitzgerald

È stato Amazon a tentare di continuare il lavoro dello scrittore. Mettendo mano al libro, agli appunti e alle note di Fitzgerald, gli Studios di Amazon si gettano in una delle loro più incredibili imprese. Eppure, il connubio Amazon – Fitzgerald, sembra essere destinato a non funzionare. Dopo il fallimento della miniserie biografica su Zelda, la bellissima ed imprevedibile moglie dello scrittore americano, interpretata da una spumeggiante Christina Ricci, intitolata “Z: The beginning of everything”, non rinnovata per una seconda stagione, la storia si ripete.

“The last tycoons” era un progetto ambizioso, con un’ottima sceneggiatura di partenza, una grande attenzione per costumi e scenografie, che però non ha convinto il pubblico e che è stata cancellata dopo 9 episodi.

Nemmeno il cast stellare è riuscito a conquistare gli occhi degli spettatori, e probabilmente, se non fosse stato per la bravura e la bellezza di Lily Collins e Matt Boomer, interpreti di Celia Brady e Monroe Stahr, con i loro volti che sembrano nati appositamente per vivere gli anni ’30, la serie non avrebbe superato nemmeno l’episodio pilota. Nel tentativo di riprodurre la nebulosa disincantata nella quale Fitzgerald con la sua prosa avvolge tutti i suoi protagonisti, la serie tv manca di autenticità e pecca di tracotanza. Tutto è portato al limite, ogni cosa diviene grandiosa ed esagerata, forse per tentare di riprodurre l’infinita ambizione dei suoi personaggi, che però non sembrano mai umani a tutto tondo, ma solo piatte figure mosse da una sottile e frettolosa sceneggiatura, che non ha nulla a che vedere con le brillanti produzioni Goldwyn Mayer.

Una storia d’amore e tragedia quella che nasce nella pagine di Fitzgerald, ma anche di menzogne per raggiungere l’apice del successo, viste dagli occhi della diciannovenne Celia, che assiste alla crescita della casa cinematografica, ma anche all’arrivo delle imposizioni del regime nazista, e ai danni ben ancora visibili della Grande Depressione.

Monroe Stahr (Matt Boomer) e Celia Brady (Lily Collins) in una scena della serie tv. 

 

 

Gli ultimi fuochi che bruciano

Monroe Stahr, protagonista dell’opera, è anche un uomo caduto in un profondo baratro sentimentale, un uomo solo e deluso della vita, che ricorda tempi migliori, i tempi di una letizia sentimentale tragicamente tramontata e dopo la quale non sembra possa più trovare alcun sollievo. Soffocato non solo nel declino morale, ma anche affaristico, Monroe è l’alter ego di un Fitzgerald che, ancora una volta, prova sempre a risollevarsi dalle sue sconfitte, con penna in una mano, e alcol nell’altra. Eppure, “Gli ultimi fuochi” sconfiggono chi li tiene in mano, sembrano essere immaneggiabili persino per chi li produce. Fitzgerald non finirà il romanzo, e Amazon cancellerà la serie, perché a volte la vita distrugge chi la affronta, come Thalberg e Fitzgerald, morti improvvisamente, quando avevano ancora tanto da dare; come il fuoco, che se non manovrato con attenzione, finisce per bruciare chi lo tocca.

 

 

 

 

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