Ritorno al medioevo? Sei motivi per cui (forse) non sarebbe così male

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Ogni volta che qualcuno ha un’idea considerata retrograda si sente dire: così torniamo al medioevo. Senza entrare nel merito delle polemiche attuali cercherò di nobilitare tale periodo storico, mostrando perché usare un’espressione simile sia, in molti casi, sbagliato.

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UNA PICCOLA PREMESSA

Prima di parlare di “ritorno al medioevo” bisognerebbe documentarsi riguardo a tale periodo storico.
Tanti dei luoghi comuni su tale epoca sono falsi, oppure sono sbagliati cronologicamente.
Un esempio? la caccia alle streghe.
Tutti siamo abituati a pensare all’inquisizione come un istituto medievale, mentre invece essa si sviluppa
a pieno solamente con la controriforma. I grandi roghi sono roba del ‘500 o del ‘600, gli anni del glorioso rinascimento, non certo quelli del medioevo.
Sono consapevole del fatto che parlare di “ritorno al medioevo” sia ormai diventata una frase di utilizzo comune, consueta in quei casi in cui si vuole bollare un’idea come retrograda o anacronistica.
Sarà un po’ per deformazione professionale, perché tale periodo storico lo studio e ne sono innamorato, ma ogni volta che leggo una frase del genere, anche se posso essere d’accordo con le motivazioni di chi la scrive,
sento un brivido corrermi lungo la schiena.
Questa lista, vuole cercare di donare una consapevolezza nuova riguardo a questo periodo, al fine di far comprendere come quelli non siano assolutamente stati gli anni bui che, un po’ tutti noi, pensiamo siano stati.
Ecco dunque 6 motivi per cui un “ritorno al medioevo” non sarebbe così male.

1) LA TERRA PIATTA

Una delle critiche rivolte agli attuali gruppi di terrapiattisti è proprio quella che la loro ideologia sarebbe medievale.
Che la terra sia sferica, in realtà, lo sapevano già i greci e lo sapevano benissimo anche gli uomini del medioevo. Basta guardare le statue degli imperatori, i quali, in mano, hanno solitamente un orbe, a rappresentazione del fatto che il loro dominio si estenda su tutto il mondo. Tale orbe, ovviamente, è sferico.
In tutti i trattati medievali nei quali si parla della forma della terra gli autori
, poi, sono sempre molto attenti alle parole, rendendosi conto che dire solamente “la terra è rotonda”, potrebbe contenere delle ambiguità. Vengono quindi inseriti degli esempi: “la terra è come una palla” “se non esistessero ostacoli potremmo fare il giro intorno e tornare al punto di partenza”.
Poi, per essere proprio sicuro, Giovanni di Sacrobosco, intitolerà il più grande trattato medievale sulla forma del nostro pianeta “Tractatus de sphaera“.
Tanto per far capire quanto tali fossero accettate come dati di fatto, la sorte del libro di Sacrobosco non fu quella di essere bruciato, come magari qualcuno potrebbe aspettarsi, anzi, l’opera sarà copiata più volte e, dopo l’invenzione della stampa, sarà uno dei primi trattati ad essere stampato.
Terra piatta? No, grazie.

2) IL CASTIGO DIVINO

 

Ve la butto là, se nel medioevo fosse esistito un vaccino contro la peste le persone lo avrebbero fatto.
Partiamo col dire che la morte non era celebrata in modo così positivo come si può pensare, faceva sicuramente parte della quotidianità, molto più di adesso, ma non era comunque celebrata.
Cerchiamo di fare un esempio, prendiamo la grande peste del 1348, quella che sconvolse l’Europa uccidendo il 30% della popolazione. Bene, vi ricordate come inizia il Decameron? Ci sono dieci ragazzi che, per fuggire dalla peste, si rifugiano in campagna. Non è soltanto una trovata letteraria, quella di rifugiarsi in campagna, quanto più possibile isolato dal mondo esterno, fu la scelta che venne fatta da chiunque potesse permetterselo.
Le conoscenze mediche non erano certo paragonabili a quelle attuali, ma una cosa anche loro l’avevano capita: a trasmettere la peste erano le altre persone e venire a contatto con un infetto era veicolo di contagio. Certo, c’erano trattatisti i quali asserivano che l’epidemia fosse un castigo divino, ma evidentemente alla gente questo interessava poco. Se un uomo medievale avesse avuto un modo per salvarsi la pelle, di certo lo avrebbe sfruttato: si trattasse di un vaccino oppure di dove affrontare una sorta di lockdown.
Perché lo dico? perché è stato fatto. Lo stato di Milano e il regno polacco bloccarono i propri confini, cercando di limitare gli stessi spostamenti interni.
Morale della favola? Furono i luoghi meno colpiti dalla peste con grande giubilo degli abitanti ed invidia dei vicini.

3) LA MORALE SESSUALE

Un’alta idea tipica è che in questo periodo la morale sessuale fosse estremamente rigida. Si pensa a questa epoca come il tempo in cui il sesso veniva praticato solamente per procreare e si è convinti del fatto che tutti, uomini e donne, fossero sinceramente preoccupati delle conseguenze a cui si poteva andare incontro trasgredendo a questo precetto.
In real il sesso era visto perlopiù in modo positivo. Gli unici a stilare trattati contro di esso erano i monaci (costretti, come invece non erano  i preti o i chierici alla castità). Il resto dello persone facevano sesso in modo che potremmo definire perfino “libertino”.
Già San Paolo aveva detto che il corpo della moglie appartiene al marito, ma quello del marito appartiene, invece, alla moglie. Da ciò, alcuni trattati medievali spiegano che non sia peccato unirsi con il proprio coniuge al solo scopo di donargli piacere. “Il dovere coniugale” è, appunto, un dovere e il non adempimento poteva essere causa di “giusta separazione” sia per un uomo che per una donna.
Questo periodo, poi, è pieno di scritti erotici, a partire dai fabliaux francesi, nei quali gli stessi termini utilizzati appaiono “scurrili” anche ai nostri occhi. Ce n’è uno, ad esempio, che si chiama: “il prete che benedisse la fica” e il cui contenuto è fin troppo comprensibile. I preti, infatti, vengono spesso visti in questi racconti come dei grandissimi seduttori, gente che si divertiva a “corrompere” le parrocchiane, convincendole ad andare a letto con loro.
Oltre alla letteratura ci sono anche tantissime leggi volte a dire dove devono essere situati i quartieri a luci rosse o come debbano vestirsi le prostitute. Ciò ci fa comprendere che, anche il meretricio, venisse, di norma, socialmente accettato.
La cosa più curiosa sono però i libri stilati dai confessori per decidere quali penitenze comminare ai peccatori. Vi si trova dentro di tutto, dalle domande più normali, come: “Hai fornicato da dietro, come i cavalli?” Oppure: “hai avuto rapporti anali?”A quelle più particolari, del tipo: “ti sei unito con un uomo ottenendo il piacere mimando l’atto sessuale tra le sue cosce?” o: “hai fabbricato degli attrezzi simili a falli per poter penetrare altre donne?”
Fino ad arrivare a cose che, oggi, definiremmo scabrose: “ti sei comportata come alcune donne che trovano piacere ponendo il loro bambino sulle parti intime, quasi a mimare l’atto sessuale?”.
Evidentemente, se c’era bisogno di specificare tutte queste situazioni, voleva dire che non era inconsueto che una persona confessasse cose del genere. Anche le penitenze, a volte davvero blande: dai 5 ai 40 giorni di digiuno per chi avesse praticato il sesso anale, dimostrano quanto la nostra visione di questo periodo non corrisponda a verità.
Sesso si faceva e, forse, quasi più liberamente di quanto accada oggi.

4) L’IMMIGRAZIONE

Si pensa al medioevo come ad un periodo chiuso, in cui la paura del mondo esterno permeava completamente la società. Niente di più falso. Le perone medievali si spostavano, in proporzione, più di noi. I mercanti avevano empori in svariate città e si imbarcavano per nave per commerciare i propri prodotti, stando lontani da casa anche per anni interi. I pellegrini partivano alla volta dei santuari più famosi, riversandosi in massa per strada ed attraversando regolarmente i confini del proprio “stato”. Il medioevo, poi, era un mondo pieno di immigrati. Certo, gli stati, soprattutto prendendo in esame il caso italiano, erano piccoli. Una persona che si spostava da Lucca a Bologna era considerata un migrante, ma, proprio questo, ci permette di mettere in luce come tale categoria di persone venisse considerata.
Ciò che emerge è curioso. Per ciò che concerne gli immigrati specializzati, nella stragrande maggioranza dei casi, essi venivano accolti di buonissimo grado, mentre le città di origine tentavano di evitare tale “diaspora”, a volte arrivando perfino alla pena capitale in contumacia per chi abbandonasse i confini della città per trasferire le proprie conoscenze pratiche in un altro luogo.
Il discorso è un po’ diverso per ciò che riguarda gli immigrati non specializzati, i quali compivano lavori di fatica e, a volte, stazionavano nelle città senza avere un occupazione, diventando un problema per l’ordine pubblico. Va però detto che un vero e proprio odio nei confronti degli stranieri non sembra quasi mai emergere, almeno nelle cronache, o, comunque, non tanto quanto ci aspetteremmo di trovare. Certo, ci sono casi di immigrati tedeschi picchiati a Firenze o di leggi volte a limitare l’accesso di corsi a Roma, ma in definitiva si trattava di casi isolati.
Moltissime volte gli immigrati finivano per integrarsi, dando ai propri figli nomi tipici della città di adozione e perdendo, nel giro di nemmeno troppi anni, la connotazione di “stranieri”, fino ad ottenere persino la cittadinanza.
Ius soli o Ius culturae? Gli uomini medievali non avrebbero molti dubbi…

5) L’OMOSESSUALITÀ

C’è il racconto con cui Boccaccio conclude la V giornata del Decameron che, riassumendo al massimo, va così.
Una giovane donna è sposata con un omosessuale, il quale l’ha sposata solamente per una questione di facciata. La donna, stanca di non essere soddisfatta, inizia a farsi degli amanti, ma un giorno viene scoperta dal marito. L’uomo, ben lungi dal mettere in scena una litigata che non avrebbe avuto troppo senso, notando quanto l’amante della moglie sia un bel ragazzo, decide di approfittare della situazione.
La chiosa finale, infatti, è questa: quella notte il ragazzo non seppe se aveva fatto il marito oppure la moglie.
Il fatto che la questione dell’omosessualità venisse utilizzata all’interno di un racconto al fine di suscitare il riso, deve farci comprendere che essa non venisse vista nel modo assolutamente negativo che ci aspetteremmo.
Certo, l’omosessualità aveva ormai perso il carattere di pratica “positiva” proprio, invece, della cultura greca, ma persone omosessuali potevano vivere in modo relativamente tranquillo anche durante il medioevo. Fino all’inizio del 1400 sono rarissimi i casi di processi per “sodomia” e, anche dopo, almeno fino all’avvento del luteranesimo e alla controriforma, le pene, a meno di continue recidive, consistevano quasi sempre in multe.
Una situazione sicuramente molto migliore di quella che poteva essere la situazione europea di pochi anni fa, nella quale gli omosessuali potevano venire castrati o internati in manicomio, o di ciò che accade tutt’ora in America, con i suoi centri di rieducazione per gay e lesbiche.

6) IL RUOLO DELLA DONNA

Veniamo all’ultimo punto di questa lista. La donna medievale sembra essere completamente succube dell’uomo. Ciò, però, non è vero del tutto. Ci sono casi di donne che mandano avanti la bottega del marito una volta che egli è morto, donne che si mettono in società con altre donne per avviare operazioni commerciali. C’è Christine de Pizan che diventa addirittura una romanziera professionista...
Certo, la vita delle donne non era facile. Passavano molti anni incinte o con bambini piccoli. Abbiamo detto che il sesso non veniva praticato solamente a scopo riproduttivo, ma è pur vero che non esistevano mezzi anticoncezionali efficaci e poi, soprattutto in campagna, più figli significavano più braccia per lavorare. Morire di parto, quindi, era abbastanza facile, ma il ruolo femminile non si esauriva solamente a quello di moglie e madre.
Contribuivano, praticamente sempre, al bilancio familiare: lavoravano nei campi, filavano i vestiti, aiutavano il marito negli affari e, cosa sulla quale si riflette poco, si sposavano spesso per amore. Poiché il matrimonio prevedeva l’assenso di entrambe le parti, nel momento in cui i futuri sposi appartenevano ad una classe piuttosto bassa e non c’erano in mezzo grosse questioni di dote, ci si sposava con chi si voleva.
La situazione era invece peggiore per ciò che riguarda i ceti più alti, dove, effettivamente, le donne erano davvero delle macchine da figli, il cui unico vezzo era quello di vestirsi in modo sempre più costoso e alla moda.
Ma a pensarci bene, quello di non poter lavorare non è forse stato uno dei motivi che ha spinto Harry e Meghan ad allontanarsi dalla casata reale d’Inghilterra?

QUALCHE RISORSA UTILE

Spero di aver contribuito, in modo non troppo tedioso, a togliere un po’ di nero dalle pareti di quel lunghissimo periodo chiamato “medioevo”, mostrando come le cose, spesso, non fossero come ce le hanno insegnate a scuola.
Se volete approfondire un po’ di più questa questione, cercatevi su youtube il ciclo di conferenze di Alessandro Barbero intitolato: “medioevo da non credere“, nel quale lo storico riesce a sfatare diversi miti riguardanti tale epoca e lo fa in modo chiaro e sicuramente più divertente di quanto sia riuscito a fare io.

 

 

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