“The House”: un film antologico che racconta il viaggio alla ricerca del vero sé

Tre racconti, molteplici possibili interpretazioni e un filo rosso che li accomuna: un’abitazione.
E se “The House” fosse la metafora della mente e della ricerca del vero sé?

“The House” è un film in stop motion del 2022, prodotto da Nexus Studios e Netflix Animation. E’ diviso in tre capitoli differenti, apparentemente slegati tra loro. Proviamo ad analizzarli da un punto di vista psicologico, alla ricerca del filo invisibile che li unisce e partendo dalla cosa più scontata: i titoli dei tre raconti.

Capitolo I: “E dentro di me, si intesse una menzogna”

Il primo capitolo del film, diretto da Emma de Swaef e Marc Roels, è ambientato nel 1800 e narra la storia di Mabel, una bambina che vive in condizioni modeste insieme alla madre, il padre e la sorellina. Un giorno, dei parenti benestanti fanno visita ai protagonisti, muovendo delle aspre critiche alla casa e alla loro condizione poco agiata. Il padre di Mabel, turbato, si ubriaca ed esce nel bosco. Lì incontra uno strano individuo che gli promette di costruirgli gratuitamente una casa bellissima, a patto che lui e la sua famiglia lascino per sempre la vecchia abitazione. L’uomo accetta e in poco tempo la famiglia si trasferisce nella nuova casa, dove vengono serviti e riveriti.

Qual è la menzogna che, pian piano, si intesse?

Uno dei motivi per cui è così difficile vivere secondo il proprio sé interiore, è rappresentato dalle aspettative altrui.
La ragione profonda per cui il padre di Mabel accetta la proposta è il desiderio di rivalsa nei confronti di sua madre e dei suoi parenti. La famiglia viveva in condizioni modeste ma felici. Tuttavia il desiderio di soddisfare le aspettative altrui è più forte ma, quando la famiglia si traferisce nella nuova casa, accadono cose strane. Il padre di Mabel inizia a ossessionarsi ad un camino e a bruciare tutti i mobili della vecchia casa e sua madre continua ininterrottamente a cucire tende per abbellire le stanze. Le due piccole vengono lasciate a loro stesse e sembrano essere le uniche a notare le stranezze che accadono. Il losco costruttore non sta facendo altro che trasformarli in automi, arrivando a vestirli anche in modo bizzarro, come fossero bambole. Fino al punto in cui si trasformano rispettivamente in una sedia e in una tenda. Insomma, prendono le sembianze delle loro ossessioni. Nella scena finale, la casa prende fuoco e solo le due bambine riescono a salvarsi. Il malvagio costruttore non è altri che la metafora del vivere seguendo un modello che non sentiamo proprio e che non ci appartiene.

Capitolo II: “Perduta è la verità che non si può vincere”

Il secondo capitolo del film, diretto da Niki Lindroth von Bahr, è ambientato ai giorni nostri. Un topo antropomorfo ha ristrutturato, da solo, una vecchia casa per rivenderla. All’apparenza, sembra un’abitazione lussuosa e piena di comfort ma, a mano a mano, diventano evidenti anche agli occhi del protagonista tante piccole falle. Il sistema idraulico ed elettrico sono scadenti, la struttura è claudicante e infestata da blatte.
Il costruttore, tuttavia, sembra non voler accettare queste visibili pecche e cerca, sempre da solo, di disinfestare l’ambiente per poter rivendere al più presto la casa. In questo progetto ha investito tutto ciò che possiede: fermarsi e ammettere di aver commesso degli errori gli sembra inaccettabile.

Qual è la verità perduta?

Un altro motivo che può allontanarci dal nostro vero sé è la non accettazione dei propri limiti. Ciò che conta non è essere ma mostrare e, in fin dei conti, vendere. Non importa se quello che mostriamo è falso e quello che vendiamo fatiscente. Così, il nostro protagonista organizza un evento per pubblicizzare la casa. I possibili acquirenti inizialmente sembrano incuriositi ma, a mano a mano, si accorgono delle varie falle presenti nell’abitazione e vanno via. Solo una strana coppia si mostra “veramente interessata”. Il problema è che il loro interesse non è comprare la casa ma usufruirne gratuitamente, invitando anche altre persone che, a poco a poco, se ne impadroniscono plagiando il protagonista fino al punto di impazzire e distruggere egli stesso ciò che aveva costruito.
Vivere secondo il falso sé non permette di instaurare relazioni autentiche, ma solo di comodo perchè fondate sulla superficie. Accettare le proprie falle e lavorarare su quelle, senza vergogna di chiedere aiuto costituisce il primo passo per una “costruzione” più autentica e stabile.

Capitolo III: “Ascolta di nuovo e cerca il sole”

L’ultimo capitolo, diretto da Paloma Baeza, è ambientato in un futuro imprecisato. Rosa, una gatta antropomorfa, è la proprietaria di un’abitazione che ha subito forti danni a causa di un’inondazione. Il suo sogno è quello di riportare la struttura al suo antico splendore per poter ospitare nuovi inquilini. Gli unici che le sono rimasti sono il pescatore Elias e la mistica Jen, che possono pagarle l’affitto solo con pesci e pietre. Questo non permette a Rosa di effettuare i lavori necessari per le riparazioni. Un giorno, approda su una barca il fidanzato di Jen, Cosmos, un bizzarro personaggio incline al misticismo. Cosmos si offre di ripagare Rosa per l’ospitalità effettuando dei lavori alla struttura. Ma in breve tempo, la nostra protagonista si accorge che il mistico sta utilizzando il legno della casa per costruire una barca, in modo che il giovane Elias possa andare via. In più, ha costruito una leva per trasformare la casa in una nave, semmai Rosa si fosse mai decisa a salpare. Rosa, di tutta risposta, si arrabbia moltissimo, ribadendo che il suo unico obiettivo è rimettere a nuovo la struttura.

Il coraggio di lasciar andare

Uscire dalla comfort zone: questo, forse il passo più difficile da compiere nel viaggio, alla ricerca del vero sé. E’ estremamente complicato abbandonare comportamenti, atteggiamenti e luoghi in cui ci siamo sempre rifugiati, anche se ormai l’acqua sta inondando tutto, come nel caso di Rosa. Questo perchè l’ignoto ci spaventa più dell’inondazione.
Rose è spaventata, non vuole abbandonare il suo progetto perchè ci ha investito molto tempo e dedizione. Accettare che non può più essere portato avanti, che il posto in cui vive, le sue vecchie abitudini non possono più far parte di se stessa è come saltare nel vuoto. Jen cerca di convincerla a partire insieme a lei, Cosmos ed Elias ma Rosa continua a rifiutarsi. Solo alla fine, quando tutto sta per crollarle sotto i piedi, Rosa capisce che Cosmos voleva solo aiutarla a salvarsi. Così decide di azionare la leva e fare finalmente quel salto nel vuoto, insieme ai suoi compagni di viaggio.
Non sanno dove sono diretti, non possono saperlo, ma una cosa è certa: sono salvi e un nuovo inizio li attende.

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