“The Butterfly Effect” applicato alla storia di Roma: come un singolo evento può cambiare il destino del mondo

Ogni azione che compiamo nella nostra quotidianità, pur nella banalità della sua contingenza, ha il potere di scompaginare il nostro destino e segnare per sempre il nostro futuro.

Cosa sarebbe successo se il 2 Settembre del 31 a.C. Ottaviano avesse perso la battaglia di Azio contro Marco Antonio? Cosa sarebbe successo se Roma avesse perso la Seconda Guerra Punica contro Annibale? E se i Tedeschi avessero vinto la Seconda Guerra Mondiale? Tutto sarebbe cambiato, l’intero futuro dell’umanità segnato da un singolo istante… così come il battito d’ali di una farfalla può provocare un uragano dall’altra parte del mondo.

 

L’effetto farfalla e la teoria del caos

1979. American Association for the Advancement of Sciences. Washington, USA. Un brillante matematico e meteorologo statunitense espone per la prima volta nella storia dell’umanità una teoria tanto affascinante quanto bizzarra: la teoria del caos. Il matematico rispondeva al nome di Edward Norton Lorenz, professore al MIT di Boston, che nel corso degli anni ‘70 aveva portato avanti tutta una serie di studi che lo indirizzarono verso la descrizione di un imponente sistema di equazioni relativamente semplice, il quale dava come risultato un’infinita serie di soluzioni di estrema complessità. La cosa più innovativa del sistema messo in campo da Lorenz, però, consisteva nella forte dipendenza dei molteplici risultati ottenuti dai pochi e semplici dati iniziali, cosa eufemisticamente bizzara e paradossale, che lo studioso notò immediatamente; tale scoperta avrebbe consacrato il nome di Lorenz nell’albo dei matematici più noti di tutti i tempi. E così, nel corso di quel congresso sopra citato del 1979, Lorenz, di fronte agli occhi increduli e quasi biasimevoli dei colleghi lì presenti, chiese provocatoriamente:

«Può il battito delle ali di una farfalla in Brasile scatenare un tornado in Texas?»

Una frase dal tono apparentemente provocatorio forse tanto scherzosa non lo era, dato che negli anni successivi un intero sistema matematico avrebbe preso il nome del suo inventore (l’attrattore di Lorenz), con decine di possibili applicazioni in svariati ambiti della scienza e Lorenz stesso sarebbe stato definito il “padre del caos deterministico”. Senza scendere in aspetti troppo tecnici della teoria del caos, per la quale lascerei lo studio e la divulgazione ai matematici, può qui risultare estremamente affascinante e producente notare come, a partire da questa teoria, si possa guardare con occhi diversi il mondo che ci circonda, un mondo in cui ogni singola azione che compiamo, ogni singolo movimento, ogni “battito d’ali”, può portare a conseguenze inimmaginabili. Lo farò in primo luogo tramite l’utilizzo del concetto inglese di “sliding doors”, divenuto noto alla massa grazie ad un celebre film dall’omonimo titolo, e poi tramite una concreta applicazione di questo modello ad un fatto storico: la fine della Repubblica romana.

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Avete mai sentito parlare del concetto di “sliding doors”? Esso consiste in un dilemma sul quale molti pensatori si sono divertiti a proporre le loro visioni e che affonda le sue radici proprio nella teoria del caos e nel cosiddetto “Butterfly effect”. Ritengo che il modo migliore per trattarlo sia partendo da una frase di uno degli scienziati più venerati ed amati dell’ultimo secolo, Alan Touring, che in un suo saggio del 1950, Macchine calcolatrici ed intelligenza, ad un certo punto scrive:

Lo spostamento di un singolo elettrone per un miliardesimo di centimetro, a un momento dato, potrebbe significare la differenza tra due avvenimenti molto diversi, come l’uccisione di un uomo un anno dopo a causa di una valanga, o la sua salvezza.

Il concetto è una sorta di anticipazione degli studi di Lorenz, ma lo considero ancora più calzante perché esplicita quel rapporto di causa-effetto centrale nella teoria delle “sliding doors”. Ma perché “porte scorrevoli”? Esse sono quelle che possiamo trovare di fronte a noi nella vita di tutti i giorni quando dobbiamo prendere una metropolitana, un autobus, un tram. Immaginiamo allora di dover tornare a casa dopo una stressante giornata di lavoro e di recarci al binario indicato della metro che porrà fine a tutte le angosce giornaliere. La fila ai tornelli è consistente, il tempo trascorre inesorabile ed il nostro treno sta per partire… allora ci affrettiamo pur di non perdere quell’agognato mezzo, scendiamo le scale in fretta e furia facendoci largo tra un nugolo di persone anch’esse trafelate ma, al momento del nostro arrivo al binario, vediamo le porte scorrevoli chiudersi dinnanzi ai nostri occhi e, per soli due secondi, il nostro ritorno a casa è costretto ad attendere la corsa successiva. Un fatto banale, potrebbe obbiettare qualcuno… beh sì, così banale da poter condizionare l’intero prosieguo della nostra vita. E se nel corso di quei minuti trascorsi in attesa del treno successivo ci imbattessimo in una donna destinata a diventare la nostra anima gemella? E se quella donna, grazie ad un incontro così fortuito, l’avessimo salvata da un incidente stradale sventato grazie al tempo trascorso in nostra compagnia? Le porte della metropolitana sono chiaramente solo un esempio, forse anche un po’ iperbolizzato, ma che ci serve a comprendere come ogni singolo gesto, pur nella sua banalità, possa cambiare dei meccanismi in grado di mutare la quotidianità non solo nostra, ma anche di chi ci circonda, e forse addirittura di chi non ci circonda! Un po’ come la farfalla, che con un singolo battito d’ali può causare una catena di movimenti di altre molecole fino a provocare, in luoghi anche remoti, un uragano.

 

L’effetto farfalla applicato ai fatti storici: e se ad Azio Antonio avesse sconfitto Ottaviano?

La storia dell’umanità è stata segnata da avvenimenti più o meno decisivi ma, per come l’effetto farfalla ci ha insegnato a vedere le cose, ognuno con un suo peso e con una sua ricaduta sul futuro. E allora proviamo a mettere in pratica la teoria di Lorenz applicandola ad un evento ben preciso della storia romana: la battaglia di Azio combattuta nel 31 a.C. tra Marco Antonio e Ottaviano (il futuro Augusto). Siamo in una fase cruciale per il destino di Roma, potenza che nei secoli precedenti aveva allargato la sua area di influenza fino a giungere a controllare l’intero ecumene. All’indomani della battaglia di Filippi del 41 a.C., nella quale Ottaviano, Antonio e Crasso riuscirono ad eliminare definitivamente i cesaricidi (Bruto e Cassio), i triumviri si divisero il potere e a Marco Antonio venne assegnata la parte orientale delle aree di pertinenza romana. L’operato di Antonio in Oriente degli anni successivi, però, apparve agli altri triumviri fortemente ambiguo, in particolar modo a causa del rapporto sempre più stretto che il generale romano strinse con la regina d’Egitto Cleopatra, con la quale ebbe anche due figli. Tuttavia, la situazione restò stabile almeno fino al 34 a.C., quando, in seguito alla vittoria contro il re d’Armenia, Antonio si proclamò “nuovo Dioniso e nuovo Alessandro” e predispose un nuovo assetto per l’intero Oriente. Le concessioni fatte a Cleopatra furono molteplici e la paura che Antonio stesse cercando di espropriare Roma di terre da regalare alla sua amante si fece sempre più viva negli animi dei Romani, con Ottaviano che si fece il massimo portavoce di tali istanze. Ecco che, a partire dal 34 a.C.,la concordia tra i triumviri cominciò a scalfirsi sempre di più, la propaganda di Ottaviano contro Antonio si fece feroce e ciò portò alla nascita di un vero e proprio conflitto aperto tra i due. Il senato e il popolo di Roma proclamarono Marco Antonio «nemico della patria» e due flotte romane partite da Brindisi (una con a capo Ottaviano e l’altra presieduta da Agrippa) salparono alla volta dell’Egitto. Le truppe di Ottaviano sbarcarono in Epiro e attaccarono Corfù, mentre Agrippa, dopo aver conquistato Metone, minacciava direttamente Patrasso costringendo Antonio e Cleopatra a spostare il loro quartier generale ad Azio. Ed è proprio ad Azio che avvenne lo scontro decisivo, una battaglia che, per volere di Cleopatra, Antonio fu costretto a svolgere sul mare. Tale scelta condannò Antonio alla disfatta e il 2 settembre del 31 a.C. , dopo aver affondato 40 navi e ucciso 5000 soldati nemici, gli uomini di Ottaviano uscirono vincitori da quella tragica guerra civile. Per Ottaviano, grazie a quel successo, si apriva la strada verso la creazione dell’impero e Roma, dopo secoli e secoli di regime repubblicano, si trasformò in quello che sarebbe diventato il grande impero romano. Ma ora immaginiamo che le cose fossero andate diversamente, immaginiamo che Antonio fosse riuscito a convincere Cleopatra ad affrontare l’esercito romano via terra e ne fosse così uscito vincitore, oppure che le truppe di Ottaviano nella traversata dello Ionio fossero state sorprese da un uragano prima ancora di giungere in Egitto. Come sarebbe cambiata la storia? Beh Antonio avrebbe accumulato un potere senza precedenti e forse Cleopatra ne avrebbe potuto approfittare per convincere il suo spasimante a cederle una ricca fetta di quel potere. Cleopatra sarebbe diventata la regina indiscussa dell’Oriente e, perché no, forse negli anni successivi l’Egitto avrebbe conquistato la stessa Roma trasformandosi così nella vera potenza mondiale posseditrice dell’intero mondo allora conosciuto! E cosa ne sarebbe stato di noi esseri del XXI secolo? Forse l’Italia che oggi conosciamo non sarebbe nemmeno sorta e l’intero Occidente sarebbe stato organizzato secondo usi, costumi e leggi opposte rispetto a quelle attuali; noi stessi non saremmo mai esistiti e al nostro posto il mondo avrebbe ospitato uomini e donne con lunghe tuniche ricamate con pregiate fibre di lino e città occupate da mastodontiche piramidi! Ognuno di noi può divertirsi nel provare ad applicare l’effetto farfalla a qualsiasi elemento, provando ad immaginare un futuro diverso per ogni parametro intaccato. Forse un tale esperimento ci può portare a dei risultati assurdi e lontani dalla realtà, ma in tutto ciò quello che conta non è l’aderenza alla realtà storica, bensì l’abitudine che possiamo esercitare nel vedere le cose sotto una prospettiva diversa, nella consapevolezza che ogni nostra azione ha un’ importanza che può pesare come un macigno non solo nella nostra esistenza, ma anche in quella delle persone che ci circondano e del mondo che ci ospita. Ogni passo che compiamo è fatale e ciò non deve alimentare il meccanismo del rimpianto di quanto si poteva fare e non è stato fatto, bensì spronarci a prestare attenzione e a pesare i nostri comportamenti, le nostre scelte, le nostre decisioni, così da fare oggi ciò che potremmo rimpiangere domani.

 

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