Il Superuovo

Il successo di Temptation Island e la necessità del trash

Il successo di Temptation Island e la necessità del trash

L’amore è sempre stato un sentimento misterioso, affascinante, doloroso e spesso anche criticato, nelle varie forme in cui esso si presenta.

Definire precisamente cosa sia l’amore è un’impresa veramente ardua, considerandone tutte le varianti.

“Ma l’amore che cos’è? Ma l’amore che cos’è?

E’ un concetto che vuol dire tutto e niente

Dall’amore scontato dell’uomo innamorato

All’amore in senso lato per la gente.”

Così almeno ci prova Caparezza, nel testo de “La legge dell’ortica“.

Eppure è innegabile la magia di questo sentimento, la sua forza, che sempre ha condotto uomini e donne sia in crisi totale che verso la propria realizzazione. Vera nuda energia che cerca di rendere la vita umana più ricca e piena possibile.

Ma quell’amore, quello “dell’uomo innamorato”, ad oggi appare bistrattato, abbassato al livello del più superficiale gossip umano, quale passione completamente lontana da quella che accende l’animo di chi ne è vittima.

E ancora una volta una fetta di colpa si trova nello stomaco della televisione, capro espiatorio di ogni malattia secondo la medicina delle mamme, almeno prima dell’arrivo dello smartphone.

Si parla dei reality show, e in particolare del celeberrimo Temptation Island.

Temptation Island è un programma televisivo che, basato su un format americano, compare in Italia nel 2014, e conta, considerando quella attualmente in corso, sei edizioni all’attivo.

Un frame di una puntata del programma.
Crediti: Mediaset

Si immagini di prendere una coppia di innamorati, metterla in crisi profonda attraverso l’inserimento di altri possibili partner e vedere cosa ne esce, in un mix di gelosie, drama, mazzate morali e tanto altro. Ecco lo stampo delle puntate del programma che tanto ha colpito il pubblico.

Difatti è curioso il successo di Temptation Island, che con arroganza si è seduto sul trono del regno del trash italiano. Per quanto riguarda la puntata dello scorso mercoledì 1 agosto sono stati oltre 4 milioni gli spettatori del programma, con una percentuale di ascolto del 53,57% tra i giovani fra i 15 e i 24 anni. Tradotto, un giovane su due ha speso la propria serata guardando storie di tradimenti spinti e lacrime di delusione.

Trash, ma trash necessario

Ogni persona, in quanto tale, ha bisogno del proprio momento “trash“, del proprio momento di distacco dalla faticosa e piena attività intellettuale di cui tutti noi, almeno sporadicamente, dovremmo renderci partecipi. E ciò è normale, nulla di eccezionale, ma davanti a un simile successo è necessario chiedersi in che direzione stiano andando i piaceri della nostra società.

Immanuel Kant, all’interno della sua terza critica, la Critica del giudizio, mostra come il sentimento del bello e del piacevole siano due sentimenti essenzialmente distinti, con il primo profondo, intenso e universale, e il secondo invece più superficiale.

Un altro frame del programma.
Crediti: Mediaset.

L’attrattiva del programma in questione ha dunque spostato l’attenzione della maggior parte dei giovani verso un piacevole disimpegnato in maniera notevole, visto l’apprezzamento di una così vasta fetta di popolazione, portando così l’interesse per un amore superficiale, per uno spettacolo piacevole ed unicamente piacevole, un passo più vicino ad una profondità che non gli appartiene.

Bisogna notare, tuttavia, come una simile tensione dominante non sia nuova all’interno della società, che sempre ha visto un gran numero dei suoi membri preferire il piacevole al bello.

Ordine tra passioni superficiali e impegnate

E allora in questo senso si rende necessario spezzare una lancia verso Temptation Island, in nome della moderazione e di una mentalità anti-elitaria. Sempre vi è stato bisogno di una valvola di sfogo per le menti impegnate, e demonizzare in maniera aprioristica quella dei nostri giorni sembra essere una scelta poco ragionevole e anche in parte arrogante.

L’importante rimane dunque non un impegno assolutamente continuo in materie belle ed impegnate, che comunque male non farebbe, ma piuttosto il fare in modo che le attività disimpegnate restino all’esterno della nostra interiorità, e non penetrino in una profondità che loro non appartiene.

Concludendo, ciò di cui vi è bisogno non sarà una demonizzazione a priori di tali fenomeni, ma piuttosto un ordine nell’elenco delle priorità, una giusta considerazione degli interessi che regoli le passioni generali della società.

Giovanni Ciceri

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