50 anni di carriera sono un grande traguardo per qualsiasi artista. Se poi l’artista in questione è Milo Manara, il tutto diventa ancor più degno di ammirazione. Infatti, per festeggiare l’onorata carriera dell’artista alto-atesino, è stata organizzata ad Angouleme, località diventata celebre per l’annuale festival del fumetto, una ricca mostra dei suoi lavori. Questo ha richiesto chiaramente grande impegno e molto tempo, come Manara tiene a far sapere nel comunicato diffuso qualche giorno fa su Facebook. Ma l’argomento del post non è quello.

Anche Manara prende le distanze da “Adrian-la serie evento“, la più recente, e peculiare, opera di Adriano Celentano. Il progetto, la cui lavorazione è cominciata nel 2009, ha visto la partecipazione di nomi importantissimi, citati anche dallo stesso Manara, come Vincenzo Cerami e Nicola Piovani, rispettivamente sceneggiatore e compositore della colonna sonora de “La vita è bella”. Partecipazioni che sulla carta avrebbero fatto pensare ad un prodotto di qualità, sia artisticamente che narrativamente. Purtroppo così non è stato: già dopo la prima puntata dello show sono state mosse diverse critiche da ogni fronte. I genitori hanno protestato per le scene di sesso in prima serata, presenti già nei primi 10 minuti di spettacolo; gli spettatori al Teatro Camploy di Verona si sono risentiti per la risibile presenza di Celentano sul palco (si parla di 3 minuti a fronte dei 30 affidati al duo comico Frassica-Scali), mentre quelli davanti allo schermo della TV hanno mosso forti critiche per l’inconcludenza della storia e per i notevoli limiti artistici, primi tra tutti animazioni e disegni. Insomma, la serie, già dopo la prima puntata, si preannunciava un flop. E così è stato: la serie, con cadenza settimanale, ha perso dopo la terza puntata quasi la metà degli ascolti.

Quindi la volontà di Manara di prendere le distanze da questo tracollo risulta comprensibile, anche se non pochi sono rimasti quantomeno stupiti dal tempismo con cui questa posizione è stata resa pubblica. Ma al di là di questo l’avvenimento è interessante se lo consideriamo sotto un altro punto di vista. Sia nello spettacolo teatrale che precede il cartone animato che in quest’ultimo uno dei concetti che sembra essere tra le chiavi di lettura dell’intero progetto è la bellezza. Questa non solo è intesa in senso fisico ma anche, e forse soprattutto, in senso morale. L’elemento che lo introduce è l’arca su cui la giuria, composta da Frassica e Scali, decide chi far salire, l’imbarcazione che conterrà gli uomini e le donne progenitori e progenitrici di un mondo nuovo, stavolta colmo di bellezza. A metà tra provocazione (chiaro l’argomento sottinteso, l’accoglienza di chi arriva non con un’arca, ma con un gommone) e auto-celebrazione (Celentano esce proprio dalle porte dell’arca, preannunciato dai fulmini). In questa prima parte, oltre all’imbarcazione, che serve ad introdurre l’argomento, c’è ben poco di bello, sotto ogni punto di vista.

Le scelte, soprattutto di character design, potrebbe far pensare ad una ripresa del concetto di kalos kai agathos, dove chi è bello è buono e chi è buono è bello. Il protagonista è alto, muscoloso, con la camicia perennemente aperta, facendo intravedere i giganteschi pettorali, mentre la co-protagonista, Gilda, con i tratti di una giovane Claudia Mori, è uscita dalla matita di Manara e tanto basta per darvi l’idea. Uno è forte e coraggioso, immune dalle bassezze del mondo distopico in cui vive e, non meno importante, la sua voce scatena le folle; l’altra è passionale, battagliera, sicura di sé ma anche dolce ed innamorata. Tutto questo sarebbe bellissimo, forse troppo, se non fosse che il prodotto finale è molto lontano dall’ideale. Già dal primo episodio emerge una scarsa cura per la resa artistica, sia per quanto riguarda la malfatta fluidità delle animazioni, che per i disegni. Gran parte del pubblico è infatti rimasta stupefatta nel vederli accostati al nome di un artista di fama internazionale come Manara, tanto più essendo a conoscenza anche del cospicuo budget destinato al prodotto. La bellezza risulta difficile da trovare. Paradossalmente, l’unico momento che potrebbe essere avvicinabile a qualcosa di bello, se fosse stato presentato in modo e in un momento diverso, è quando i due protagonisti fanno l’amore. Pur con tutti i limiti che si possono trovare, la scena fa vedere due persone che si amano sinceramente, divertendosi, anche se dalle facce non si direbbe, con sensualità e spensieratezza. E non a caso in questa sequenza vengono usati gli story-board e gli schizzi di Manara.

Il disegno a sinistra ne è una prova: mostra il grande talento dell’artista nel comunicare in modo raffinato, efficace ed ammaliante la sensualità dei corpi, del sentimento e delle pulsioni umane. La Gilda disegnata da Manara parla con il solo sguardo, ammaliante ed affascinante. Non c’è nulla di volgare, come invece è stata definita la scena di cui a destra abbiamo un frame. Per concludere, neanche il lato della bellezza morale convince: il contrasto con un mondo grigio, apatico da un lato e feroce dall’altro, non riesce a far presa sullo spettatore. I personaggi a cui vengono affidati questo e tanti altri temi, come la disobbedienza, la povertà o l’evanescenza della fama e degli status-symbol, sono piatti, privi di quella vtalità che permette ai messaggi di penetrare a fondo in chi guarda. Sembrano solo le frasi lette da un copione in sala di registrazione.

Giulio Bacciardi

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