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Teletrasporto di informazioni, ecco come neutralizzare l’hacking informatico al cento per cento

Il teletrasporto come lo conosciamo noi non esiste, e forse, mai esisterà, ma la fisica quantistica risolve, o almeno, ci dona un’alternativa

La realtà del teletrasporto

Da quando la fantascienza cinematografica è approdata nel mondo del teletrasporto ci ha sempre donato una visione distorta di questa tecnologia. Il fenomeno che ci hanno descritto non è altro che lo spostamento di materia da un punto ad un altro in modo quasi istantaneo. Tutto ciò non è fisicamente possibile e se lo fosse dovremmo smaterializzare un oggetto farlo viaggiare alla velocità della luce per rimaterializzarlo in un altro punto. Questa modalità andrebbe contro il significato stesso di teletrasporto perché implicherebbe un ‘’viaggio’’ e non un scomparire e apparire in un altro luogo. Prendiamo in esempio la tecnica utilizzata da Goku, lui si focalizza su un luogo e poi in modo istantaneo si ritrova nel posto focalizzato nella sua mente, questo è, a grandi linee, il teletrasporto che da sempre ci hanno descritto.  Andando ad analizzare il fenomeno notiamo delle somiglianze nell’entanglement quantistico, soltanto che manca un elemento ovvero il secondo corpo gemello, o meglio la particella correlata, posta nel punto dove si dovrebbe trovare Kakarot con l’utilizzo della speciale tecnica imparata sul pianeta Yardrat

La grande riuscita

Cambiando esempio e cambiando manga si può trovare una risposta e una soluzione, se ci spostiamo nel mondo di Kishimoto troviamo Minato il quarto hokage che utilizza una strana tecnica. Con l’ausilio di kunai appositamente segnati con gli stessi sigilli riesce a spostarsi in modo istantaneo da un posto all’altro. Cosa cambia dall’esempio di Dragon Ball? In questo caso abbiamo gli stessi fattori utilizzati da un team di scienziati dell’Università di Bristol e della Technical University of Dennark utilizzando i computer quantistici si sono scambiati informazioni senza un vero e proprio passaggio, quindi inintracciabili da presumibili hacker perché non esiste un vero e proprio passaggio, ma prima era in un punto e poi in un altro così dal nulla utilizzando quello che è l’entanglement quantistico. Ora perché stavo parlando del quarto hokage? Semplicemente perché così si può capire meglio ciò che è stato fatto. Il lampo giallo di Konoha lo possiamo considerare l’informazione e i kunai utilizzati come i fotoni che sono correlati tra loro. Ritornando alla realtà è leggermente complicato perché si tratta di entanglement e quindi di un qualcosa molto più difficile da ricercare. Per poterlo fare dovremmo creare due particelle, preferibilmente due fotoni, gemelle e poi allontanarle, nel momento in cui si modifica una di esse automaticamente si modifica anche l’altra. Con i computer quantistici questa modifica si può applicare con un’informazione e quindi abbiamo questo tipo di teletrasporto di dati. In questo modo nessun operatore esterno potrebbe rintracciarla perché, per appunto rintracciare un qualcosa ci deve essere un ‘’tracciato’’, ma in questo caso non vi è quindi risulta immune alle operazioni di hacking

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