Il Superuovo

Tasso e Bojack Horsman sono l’esempio di quanto sia semplice sprofondare dalla celebrità al fallimento

Tasso e Bojack Horsman sono l’esempio di quanto sia semplice sprofondare dalla celebrità al fallimento

La parabola che ha portato dal successo al fallimento è un tema comune in molti poeti della letteratura italiana. Alcuni lo hanno raccontato nelle proprie opere, altri l’hanno vissuto in prima persona.

La scena letteraria italiana ed internazionale è piena di autori che hanno passato la loro vita all’insegna dell’irregolarità e del disagio, i quali poi sono diventati i fattori determinanti per il fallimento della loro carriera. Nel seguente articolo metterò a confronto i risvolti tragici che assunse la vita di Tasso con il protagonista di una delle serie tv più acclamate dalla critica moderna, ovvero Bojack Horsman.

Dal successo al fallimento

La letteratura italiana annovera tra i suoi più grandi successi storie basate sul concetto di scalata sociale, basti pensare al Mastro-Don Gesualdo di Verga, ma allo stesso tempo sappiamo che vennero apprezzate anche opere fondate sul concetto contrario, ovvero la discesa sociale. Penso ad esempio ad autori come Svevo, il quale ci fornì il ritratto di un vero e proprio antieroe, ma soprattutto penso alla figura di Torquato Tasso, il quale, all’apice del successo mondano e letterario, cominciò a manifestare i primi segni di disagio esistenziale che lo portarono al fallimento. All’interno della cultura pop questa parabola discendente verso il baratro viene ripresa in molte serie tv. Ne è un esempio la vita di Walter White in Breaking Bad, ma, dal mio punto di vista, questa tematica viene rappresentata al meglio in Bojack Horsman. Le avventure e il passato del protagonista infatti ruotano spesso attorno al concetto di una celebrità persa e sperperata, la quale diventa un rimorso e un chiodo fisso che perseguita Bojack per tutte le sei stagioni.

La discesa di Bojack

La serie tv statunitense, creata da Raphael Bob-Waksberg, tratta le tematiche della celebrità e del mondo della cinematografia ed ha come protagonista Bojack, un animale antropomorfo con le sembianze di un cavallo. All’interno delle sei stagioni viene raccontato un periodo della vita del protagonista, il quale dopo diversi anni di grande successo cade nel vortice della droga e dell’alcool e rischia più volte il fallimento. Con lo svolgersi della serie, a mio avviso, viene sottolineata anche la decadenza psicologica di Bojack, peraltro influenzata dalle perdite di personaggi importanti come Herb e Sarah Lynn. Le tensioni accumulate durante tutte le stagioni culminano negli ultimi due episodi, nei quali viene completamente stravolto lo scenario e che consegnano un gran finale ad una serie tv veramente ben studiata. Bisogna inoltre ricordare che il tema del fallimento ritorna anche in altri personaggi, come in Diane. Quest’ultima, secondo il mio punto di vista, si muove sulle stesse trame di Bojack, con il quale mostra diverse analogie, soprattutto caratteriali.

La vita di Torquato Tasso

Nello scenario letterario italiano uno dei poeti che incarna appieno le caratteristiche del protagonista di Bojack Horsman, conducendo una vita oscillante fra la celebrità e il fallimento (anche psicologico), è sicuramente Torquato Tasso. Egli nacque a Sorrento nel 1544 e, durante l’infanzia, godé di una prima educazione presso le scuole gesuite di Napoli. In età adolescenziale seguì il padre nelle più importanti città e corti italiane, come Urbino, Venezia e Bologna, dove peraltro, in quest’ultima, si fece cacciare per un’inopportuna satira sull’ambiente universitario. Nel 1565 la vita di Torquato sembrava aver trovato una collocazione stabile, grazie all’inserimento organico nella corte rinascimentale della Ferrara estense. In quel periodo Tasso sfruttò al meglio le libertà creative che gli furono concesse, iniziando la composizione di una tragedia di argomento nordico, il Galealto re di Norvegia, ed un poema di materia storica in venti canti, il Goffredo. Proprio all’apice del successo però la vita di Tasso iniziò ad essere tormentata dal disagio esistenziale e psichico, causato dalle inquietudini religiose del suo tempo, che culminò con l’aggressione ad un servitore nel 1577. Questo gesto gli costò una breve prigionia, a seguito della quale egli condusse una vita errabonda e peregrina per tutta l’Italia. Nel 1579 Torquato tornò a Ferrara e, in occasione delle nozze tra il duca Alfonso e Margherita Gonzaga, diede in escandescenza di fronte alla corte, facendosi rinchiudere in isolamento nell’ospedale di Sant’Anna per ben sette anni. Dopo la liberazione, avvenuta nel 1586, Tasso continuò le sue peregrinazioni per tutta la penisola, ma nel 1587 decide di stabilirsi a Roma, dove attuò l’ultima revisione della Gerusalemme Liberata e dove morì nel 1595.

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