Il Superuovo

Tars e Case di Interstellar come ispirazione per le tecnologie artificiali del futuro

Tars e Case di Interstellar come ispirazione per le tecnologie artificiali del futuro

L’intelligenza artificiale sta prendendo sempre di più piede in mezzo a noi, ma già ne abbiamo avuto un assaggio nei film degli ultimi tempi, quello che voglio presentare oggi è il famoso film fatto di stelle Interstellar

Negli ultimi tempi siamo sommersi da notizie che fanno allusione alle nuove tecnologie, ormai quasi tutti a livello globale, hanno una connessione internet, uno smartphone, o degli oggetti con un supporto vocale (ad esempio Alexa).  Molti film ci parlano di nuove tecnologie e intelligenza artificiale, giusto per citarne alcuni potremmo parlare di Blade runner, ma anche di Io robot, oppure star wars o chi più ne ha più ne metta. Oggi a questo riguardo vorrei parlare del film interpretato da stelle che viaggiano in mezzo alle stelle, Interstellar.

 

Fondamenti di intelligenza artificiale

Sembrerà strano ma il primo ad avviare il dibattito sull’intelligenza artificiale fu Cartesio, proprio così, già lui nel 1600, infatti, in uno dei suoi scritti leggiamo questa frase, che potrebbe colpirci visto l’anno di cui stiamo parlando.

Fuori piove, sotto la mia finestra passano figure con cappelli e mantelli. Come faccio a sapere che non sono macchine?

Dopo Cartesio, il dibattito continua anche negli anni successivi, ad esempio nello stesso periodo Bled Pascal inventa la pascalina, una macchina che aiutava a fare i calcoli più semplici.  Qualche secolo dopo Turing creò la famosa macchina “enigma”, per capire chi era la macchina e chi l’uomo in questo caso si fece un esperimento. Venne chiuso un uomo dentro una stanza, e la macchina dentro un’altra, e cominciarono ad inviare domande finchè non si riuscì a capire chi era l’uomo, il primo programma che passò il test di Turing fu “Elaisa”, che imitava una seduta psicoanalitica.

 

 

Tars e Case i due robot di interstellar sono ispirati al test di Turing

Tars e Case sono omaggi al monolito di “2001: Odissea nello Spazio” e lo spazio dipinto come un luogo nel quale ognuno porta con sé solo ciò che possiede ricorda il monito di Yoda a Luke:”Solo ciò che con te porterai” e accompagna lo spettatore in un viaggio che identifica nell’amore e nella forza di gravità le uniche due forze capaci di viaggiare attraverso lo spazio e il tempo.  Da tempo la fantascienza si interroga sui confini tra uomini e macchine, esplora il dubbio, sempre più attuale, che gli automi assumano decisioni indipendenti e “personali”. Questa domanda ha un ovvio, inquietante, rovescio: gli uomini sono “semplici”, perfezionatissime macchine di materia organica? L’interrogativo è tutt’altro che fantascientifico, visto che per capire se un interlocutore telematico è un robot o una persona si usa da oltre un cinquantennio un test creato dallo scienziato Alan Turing, uno dei padri della moderna informatica. Turing si ispirò al gioco dell’imitazione (The imitation game è anche il titolo del film biografico sul personaggio, attualmente in circolazione), con l’intento di capire se un computer era in grado di pensare. L’intelligenza artificiale, però, ha fatto progressi dai tempi della sua ideazione (1950) e oggi potrebbe non bastare a valutare se un software eguaglia la mente umana.

 

 

Quale sarà il destino delle macchine dotate di I.A

l professor Mark Riedl, del Georgia Institute of Technology, propone oggi un nuovo test, che si basa sull’ultima apparente barriera tra macchine e uomini: la creatività. Il robot deve comporre una poesia o inventare una storia o realizzare un disegno, perfino un progetto architettonico. Qualcosa di convincente, che l’autore possa anche argomentare e descrivere. Questo nuovo banco di prova è stato battezzato Lovelace 2.0, perché è l’ideale evoluzione del predecessore Lovelace, proposto nel 2001. Ha spiegato il prof. Rield

“Per superare il test, l’intelligenza artificiale deve sviluppare un artefatto creativo da un sottoinsieme di generi artistici che necessitano di un livello umano di intelligenza, e il manufatto deve soddisfare determinati vincoli creativi forniti da un valutatore umana”

 Si sa che esistono già algoritmi in grado di inventare storie o produrre disegni, ma il promotore di questo metodo di verifica si dice certo che “nessun sistema di generazione di racconti esistente oggi possa superare la prova Lovelace 2.0”. Saremmo tutti felici di aggrapparci al romantico abisso che resta tra noi e i computer: ispirazione, emotività sublimata in opere artistiche, genio creativo, ma non tutti concordano sulla sua reale esistenza.

 

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