Taci…Anche quando piove: dalla pioggia di D’Annunzio a quella di Mameli e Britti

L’utilità delle parole, tra realtà e finzione. Dal capolavoro di Gabriele d’Annunzio al nuovo singolo di Mameli.

Il cantautore Mameli ha da poco pubblicato un singolo in collaborazione con Alex Britti. Un brano che ci mostra due amanti immersi nella realtà circostante, in una scena simile a quella che emerge dal capolavoro di Gabriele d’Annunzio.

La pioggia nel pineto di d’Annunzio

“La pioggia nel pineto” è la lirica più celebre di Gabriele d’Annunzio. Composta in una data che oscilla nel periodo tra l’estate del 1902 e quella del 1903, è contenuta nella raccolta Alcyone, che è a sua volta il terzo libro di una vasta raccolta: le Laudi del cielo, del mare, della terra, e degli eroi. La poesia ha un ritmo fortemente musicale, e consente al lettore di immergersi a pieno nello scenario descritto. Il poeta e la sua donna Ermione, mentre passeggiano in una pineta, si ritrovano immersi nella pioggia e diventano protagonisti di una vera e propria metamorfosi: un processo che li trasforma dallo stato umano allo stato vegetale. La tematica è rappresentativa del panismo dell’autore: un sentimento di abbandono alle forze della natura, rigogliosa e variopinta.

Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove su i pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
piove su i nostri volti
silvani
,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l’anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t’illuse, che oggi m’illude
,
o Ermione.
Odi? La pioggia cade
su la solitaria
verdura
con un crepitío che dura
e varia nell’aria
secondo le fronde
più rade, men rade.
Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
nè il ciel cinerino.
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancóra, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.
E immersi
noi siam nello spirto
silvestre,
d’arborea vita viventi;
e il tuo volto ebro
è molle di pioggia
come una foglia,
e le tue chiome
auliscono come
le chiare ginestre,
o creatura terrestre
che hai nome
Ermione.

[…]”

Taci” è l’imperativo che apre il testo: l’autore invita l’amata al silenzio. È necessario al distaccamento dalla condizione umana, perchè solo tacendo ci si può immergere a pieno nella forza della natura. Ascoltare l’ambiente circostante è il secondo passo da compiere. Percepire la pioggia, sui propri volti e in tutto lo scenario che li circonda, rappresenta il culmine dell’immersione nella natura. Si realizza così la metamorfosi, un profondo scambio tra umano e vegetale, descritto in una poesia tanto musicale da poter catapultare il lettore nella stessa pineta, sotto la pioggia.

Estratto da “La pioggia nel pineto”.

Anche quando piove: Mameli e Alex Britti

Se d’Annunzio invita la sua Ermione a tacere, per superare la realtà e immergersi nell’ambiente circostante…Mameli non ha avuto il bisogno di chiederlo. Nel suo nuovo brano, in collaborazione con Alex Britti, si rivolge in prima persona a chi di parole non ne ha usate, ma è comunque riuscita a diventare un pensiero fisso. Come nel componimento di Gabriele d’Annunzio, si assiste a un’immersione nell’ambiente circostante. Un ambiente urbano, diverso da quello naturale, ma anche questo segnato dalla pioggia.

[…] Pensami anche quando piove.

Siamo per strada
nei cartelli
sui palazzi
dentro i bar
siamo la notte ubriachi
che non parlano mai
tu mi hai tolto le parole
senza usare le parole
, sì.
[…]”

Mameli chiede di essere pensato, e non invita a tacere perché le parole – dice – non sono state necessarie. È invece l’effetto delle parole che diventa l’oggetto della strofa di Alex Britti.

Quelle parole che danno fastidio
che vanno a segno però non in video
fatte di polvere, veleno e sale
che fanno bene anche quando fanno male
parole dette di mattina
da te che sei il male e anche la medicina
e quando piano piano si fa sera
anche d’inverno sento l’odor di primavera…
[…]”

Parole utili e inutili: d’Annunzio, Mameli e Britti

Certe parole sono superflue. Lo insegnano d’Annunzio e Mameli: il primo andando oltre la realtà, il secondo parlando di emozioni. Ci aiuta a essere più razionali Alex Britti. Le parole sono spesso velenose, danno fastidio…sono fatte di polvere, dice. Ma sono necessarie, quando si tratta di realtà e non basta vivere di emozioni. Il filosofo greco Gorgia, nel suo Encomio di Elena, descrive la parola come una “potente signora”, che “pur dotata di un corpo piccolissimo e invisibile compie le opere più divine: può far cessare il timore, togliere il dolore, produrre la gioia e accrescere la compassione.” E allora ha ragione Britti: fanno bene anche quando fanno male!

 

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