Una giovane svedese di religione musulmana si è vista riconoscere da un giudice il diritto ad un risarcimento da parte di un’azienda dopo che il suo colloquio era stato interrotto quando aveva rifiutato di stringere la mano ad un uomo.

 

La donna, Farah Alhajeh, 24 anni, si era proposta per un lavoro come interprete presso Semantix, una società di servizi linguistici, nella città di Uppsala, a nord di Stoccolma, nel maggio 2016.

Quando, durante l’incontro, la donna che conduceva l’intervista si è offerta di presentarla ad uno dei membri della commissione di sesso maschile, Alhajeh ha appoggiato la mano all’altezza del cuore, ha sorriso e ha spiegato di voler evitare il contatto fisico perché musulmana. Un gesto, questo, compiuto dalle donne per evitare, senza apparire maleducate, il contatto fisico diretto con uomini non appartenenti al proprio nucleo famigliare.

Per tutta risposta il colloquio di lavoro è stato interrotto all’istante.

“E’ stato come un pugno in faccia”, ha detto Alhajeh, che pur professando fede islamica è nata in Svezia. “Era la prima volta che qualcuno reagiva ed è stata una reazione molto dura ed inaspettata”.

Il giudice ha stabilito che la società si è comportata in maniera discriminatoria interrompendo il colloquio per la mancata stretta e l’ha obbligata a versare alla ragazza un risarcimento di 40.000 corone.

La corte ha concluso che “il rifiuto della donna di stringere la mano a persone del il sesso opposto è una manifestazione religiosa protetta dall’articolo 9 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo “.


Ma l’avvocato che ha rappresentato la società, ha affermato che la sentenza del tribunale del lavoro è contraria alle leggi svedesi che vietano la discriminazione sul posto di lavoro a causa del genere.

“La donna musulmana non ha preso la mano del capo perché è un uomo. Quando si tratta di dipendenti che incontrano clienti e altre persone esterne, spetta ai datori di lavoro decidere se i dipendenti possono manifestare le loro affiliazioni religiose o politiche”.

Alhajeh ha detto di essere soddisfatta della decisione. Ha salutato uomini e donne allo stesso modo in compagnia mista, portando la sua mano al suo petto.

“Viviamo in una società in cui devi trattare donne e uomini allo stesso modo”, ha detto. Lo so perché sono svedese.”

 

Il caso sta accendendo varie polemiche sull´immigrazione e sulle minoranze, tema centrale dell´accesa, intensa campagna elettorale per le consultazioni parlamentari che si svolgeranno il 9 settembre. Il governo di minoranza socialista-verde, erede storico di fatto del modello svedese (welfare, neutralità filo-occidentale, europeismo, pacifismo) è in crisi da tempo.

I sovranisti locali volano nei sondaggi: in alcuni tallonano i socialisti, in altri appaiono testa a testa o primi. Il leader Jimmie Akesson ha affermato: “siamo noi il partito anti-migranti, per questo piacciamo a tanti cittadini“.

 

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