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Susan Pevensie è una Cacciatrice di Artemide? Ce ne parla C. S. Lewis

Analisi e confronto della figura della dea Artemide e di Susan Pevensie

La dea Artemide e Susan Pevensie hanno molto in comune e al tempo stesso sono completamente diverse. C. S. Lewis nei suoi romanzi ci presenta una ragazza forte, tenace, capace di dare spettacolo in battaglia che non ha nulla da invidiare ai suoi fratelli, ma anche riflessiva e comprensiva. In questo articolo quindi poniamo in analisi la creazione dello scrittore, confrontandola con quella di Artemide.

La dea Artemide

Artemide, la divinità di origine greca, viene ricordata come essere la dea protettrice della caccia, della foresta, degli animali selvatici e dei campi coltivati, ma anche della verginità e della pudicizia. Risale alle divinità più antiche, è infatti figlia di Zeus e di Latona e sorella gemella di Apollo. Le Cacciatrici di Artemide, ovvero il gruppo di ragazze che la seguono, sono immortali, a meno che non venissero uccise in battaglia, caste ed obbligate a non innamorarsi. Lei viene ricordata per essere la dea vergine e viene dette anche Trivia in quanto corrispondente alle tre fasi lunari. Le fanciulle ateniesi tra i cinque e i dieci anni venivano mandate presso il suo santuario per servire la dea per un anno. Naturalmente, poichè stiamo parlando di una dea vergine, i sacerdoti e le sacerdotesse che si ponevano al suo servizio dovevano far obbligo di castità. Le trasgressioni erano punite duramente, come si vede nel caso di Callisto che, ingannata da Zeus, sarà trasformata in orsa. Era famosissima in Arcadia e ad Efeso, luogo in cui era adorata come dea della fertilità.

La sua nascita non fu semplice in quanto ostacolata dalla stessa Era, regina degli dei e moglie di Zeus, che era arrabbiata dall’adulterio del marito e pronta a vendicarsi contro Latona.  La sua infanzia viene narrata dal poeta Callimaco che nella sua opera Inno ad Artemide racconta che la piccola, all’età di tre anni, chiese a suo padre di rimanere eternamente vergine e di possedere un arco ricurvo forgiato dai Ciclopi, una tunica abbastanza corta per correre, di avere molte ninfe ed Oceanine al suo servizio e di donarle tutti i monti e le terre selvagge che lui desiderasse poichè già sapeva che avrebbe voluto vivere poco in città ma di più in mezzo alla natura. Zeus acconsentì.

Artemide quindi viene raffigurata come il fratello Apollo come armata di arco, faretra e frecce. Si dimostra capace di uccidere uomini ed animali, come il fratello, e al tempo stesso anche capace di guarire. La differenza fra i gemelli è il fatto che il dio viene assimilato al Sole mentre la sorella alla Luna e quest’ultima non ha nulla a che fare con musica e poesia.

L’indipendenza della dea e l’arco di Susan

La dea accorreva in aiuto di coloro che la supplicassero per il suo intervento ma, contro coloro che la offendevano, era spietata e non conosceva ragione. Artemide è la personificazione dello spirito libero femminile indipendente e il suo animale simbolo è l’orsa: dolce e crudele al tempo stesso. Il suo personaggio è dunque complesso e pare contraddittorio, come lo sono effettivamente i mille ritratti umani presenti nei film e libri. Siamo davanti a un’immagine di donna anticonvenzionale, capace di ergersi a modello per le donne greche per la sua forza psicologica e tenacia. Le donne greche infatti la guardavano con ammirazione in quanto fin da quando era piccolissima aveva chiesto a suo padre di porla allo stesso livello del fratello gemello e quindi di non considerarla come una sottoposta, come erano tutte le donne al tempo.

Siamo dunque davanti a una figura del mito che si pone in opposizione nei confronti di un mondo tradizionale, dominato dal modello patriarcale. È una donna che non ha bisogno di un uomo al suo fianco, non sente la necessità di essere moglie e madre, ma pone il suo obbiettivo nell’autorealizzazione personale. È molto competitiva e il suo arco non sbaglia mai un colpo, simile a quello di Susan Pevensie, il quale, donatole da Babbo Natale nel primo libro della saga delle Cronache di Narnia, è infallibile.

Susan è molto diversa dalla dea. Appare come una bellissima ragazza, risoluta e razionale e non impulsiva come Artemide, piuttosto preferisce riflettere prima di agire. Ma anche lei è una guerriera, non esita ad usare la sua arma per difendere chi ama, non per portare vendetta ma per proteggere. E infatti il suo corno serve per chiamare rinforzi nei momenti peggiori, non per iniziare una battaglia.

Susan Pevensie

Susan Pevensie è una creazione di C. S. Lewis, lo scrittore famoso per la serie di romanzi fantasy per ragazzi delle Cronache di Narnia. La ragazza è infatti un personaggio immaginario, la secondogenita della famiglia Pevensie e quindi la sorella minore di Peter e la maggiore di Edmund e Lucy. Susan nasce nel 1928 ed ha dodici anni quando appare nel primo libro della saga intitolato Il leone, la strega e l’armadio. Quando verrà incoronata come regina di Narnia prenderà l’appellativo di “la Dolce” per la sua natura gentile. In realtà in alcune scene apparirà come molto aggressiva nei confronti dei fratelli e invece molto comprensiva verso Lucy.

I film e il libri sono molto diversi, in particolare quello intitolato Il principe Caspian, dove Susan appare come una figura fondamentale per la narrazione e non viene messa quasi in secondo piano come accade nel film. Quest’ultimo infatti è basato sulla semplice attrazione tra il principe e la ragazza, oscurando l’energia e la forza di Susan che la vede al centro della battaglia, al comando degli arcieri. Ci troviamo quindi davanti a una figura coraggiosa e saggia che riflette ed agisce nel momento del bisogno.

La dea Artemide si nota molto in questa figura anche se in Susan prevalgono altri aspetti come la comprensione e una forte razionalità, quasi scettica. La dea è impulsiva, Susan riflessiva. Ma entrambe sanno essere letali con il loro arco e spregiudicate se toccate nei punti giusti, in particolare se subiscono un danno o se vengono sfidate.

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