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Biancaneve e Grimilde: una lotta alla ricerca di quella bellezza tanto raccontata dagli esteti dell’Ottocento

La bellezza come si suole dire, è negli occhi di chi guarda. Per molti è imprescindibile, ed è un argomento così centrale e discusso che investe intere trattazioni filosofiche e letterarie. 

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Biancaneve è uno dei cartoni animati della Disney più amati e visti, in generale. La storia è più che conosciuta, ma in questo caso è importante concentrarsi sulla figura della regina. Ossessionata dal suo specchio e dalla sua bellezza, oltre a rivestire un ruolo centrale nel cartone ci porta verso la riflessione sull’estetismo.

 

E’ importante apparire?

In verità secondo alcuni non lo è, per altri è centrale. Si tratta di un’opinio troppo soggettiva per trovare un posto tutto per sé. Ognuno inoltre, ha il suo modo di apparire. Si può apparire distinguendosi, avendo qualche piccolo particolare, non per forza si deve ricadere nello sfarzo e nella trasfigurazione dell’ideale di bellezza stesso. Solitamente si tratta anche di un connotato che si riveste di un fare negativo perché la persona che “appare” è quella che non si cura di quell’io che potremmo dire interiore. Una cosa non esclude l’altra in fin dei conti: possiamo apparire e curarci di ogni aspetto di noi stessi, senza che il tutto venga per forza etichettato come banale e di poco conto.

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La bellezza in Biancaneve

Quella della regina era una vera e propria ossessione nei confronti della sua apparenza e della sua persona. Non le importava di cosa potesse macchiarsi, l’importante era continuare ad esse la più bella del reame. Proseguire però verso questo ideale significa obiettivamente screditare tutto il resto. Quando la regina infatti capirà che c’è una donna più bella di lei nel regno – Biancaneve, ovviamente – non esisterà. Ordina al suo cacciatore di ucciderla e di portarle il suo cuore come prova. L’uomo non adempierà al proprio compito, lascerà Biancaneve libera e porterà alla sua regina il cuore di un cinghiale. Lo specchio segnalerà il tutto alla regine che deciderà addirittura di trasformarsi e di togliere la vita a Biancaneve con le sue stesse mani, attraverso la famosa mela avvelenata. La persecuzione di questo ideale la porterà a meditare l’omicidio. Naturalmente qui la situazione è davvero molto estremizzata e si sta trattando di un cartone animato, ma quello su cui dobbiamo concentrarci è l’estetismo. 

L’estetismo

L’estetismo è un movimento artistico e letterario collocabile intorno alla seconda metà dell’Ottocento. I suoi massimi esponenti furono Gabriele D’Annunzio in Italia e Oscar Wilde in Inghilterra. Il movimento si espande anche in ambito filosofico. Il principio fondamentale dell’estetismo ha come fine primo quello di vedere l’esteriore e di ammirarne la forma. L’arte è come se si coagulasse in sé stessa, diventando la propria rappresentazione. Il fine ultimo della vita inoltre è arrivare all’espressione, la vita quindi deve tendere a questo. Se la vita avvia questo principio è come se la natura stessa vertesse verso l’arte. E’ grazie a D’Annunzio che l’estetismo approda in Italia – o almeno, è lui ad esserne l’esponente maggiore – visto che più e più volte è stato detto che il suo fine ultimo era quello di costruire la sua vita come fosse un’opera d’arte. L’estetismo inoltre è ricordato come una “pseudo religione del bello”, questo perché vi è la tendeva a godere in continuazione di quella che è la giovinezza; ecco il leggero collegamento con Biancaneve. Alla bellezza si associa anche al piacere, e il continuo andare oltre anche attraverso l’utilizzo di alcol e droghe, così da raggiungere i piaceri più effimeri e impossibili.

 

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