La passione del popolo italiano per il calcio è forse una delle sue passioni più significative, sospettosamente intensa e spesso anche negativamente intensa. Basti guardare agli ultimi episodi noti riguardante la partita Inter-Napoli, a cui sono seguiti degli scontri riprovevoli che hanno riportato anche una vittima.

Quando si tratta di calcio le polemiche sono sempre alla porta, pronte a entrare di prepotenza nella casa virtuale e non di ogni tifoso e onnipresenti nei vari bar di paese dotati di Gazzetta dello Sport della mattina e televisore con abbonamento alle partite. VAR, furti, furbate aziendali, sconfitte e quant’altro sono sempre un ottimo pretesto per cacciare qualche insulto dritto al volto dell’amico schierato dalla parte opposta, calcisticamente parlando.

Recentemente all’interno delle polemiche è ritornato anche un argomento molto importante sotto il punto di vista morale, argomento non nuovo di certo all’ambito calcistico, quello del razzismo.

A coloro che hanno l’abitudine di seguire il calcio non sarà sfuggito l’evento scatenante: i “buu” razzisti dello stadio San Siro, da parte dei tifosi dell’Inter, nella direzione del difensore senegalese del Napoli Kalidou Koulibaly. Gli atti discriminanti del popolo nerazzurro presente allo stadio sono costati cari alla società e ai tifosi stessi, che ora vedranno le porte del proprio stadio chiuse per ben due turni, più un terzo per la sola curva.

La partita incriminata, Inter-Napoli. In foto Koulibaly che abbandona il campo visibilmente turbato, accompagnato da Icardi.
Fonte: Panorama

Per adesso la Serie A si è presa una pausa e quindi ci aspetteremmo una pausa da litigi, parole al veleno e passione per lo sport, ma la fine della pausa della Lega Calcio sarà interrotta il 16 gennaio, con l’evento della Supercoppa italiana, competizione che prevede un solo incontro tra la vincitrice del campionato di lega e della Coppa Italia, oppure tra la vincitrice del campionato e la finalista della Coppa Italia in caso che una squadra vinca entrambe le competizione, come accaduto per la Juventus l’anno scorso.

La Supercoppa già spesso in passato è stata oggetto di polemiche, vista la scelta della Lega di svolgere diverse edizioni della competizione in paesi esteri. La scorsa edizione, che ha visto protagonisti Juventus e Lazio, si è svolta presso lo Stadio Olimpico di Roma, mentre le tre edizioni precedenti, del 2014, 2015 e 2016, si sono svolte rispettivamente a Doha, Shanghai e ancora Doha.

L’edizione di quest’anno vedrà protagoniste Juventus e Milan e si svolgerà ancora una volta lontano dal nostro paese, ovvero in Arabia Saudita, precisamente a Gedda, sulla costa occidentale del paese.

Biglietti per soli uomini o famiglie

Questa volta le polemiche hanno coinvolto un pubblico ben più ampio di quello strettamente legato all’ambito calcistico. Ha fatto discutere moltissimo anche all’interno dell’ambito politico la scelta di svolgere la competizione in Arabia Saudita in seguito alle normative predisposte da quest’ultima per la vendita dei biglietti, discriminatorie nei confronti del genere femminile interessato a vedere la partita allo stadio.

I biglietti infatti sono stati messi in vendita sul sito sharek.sa, prima di tutto poco agevole già dall’inizio per i tifosi italiani, in quanto completamente in arabo. Dopo l’inizio della vendita dei biglietti ha sorpreso subito la suddivisione dei settori degli stessi biglietti, con da un lato i “singles” riservati a soli uomini e dall’altro “families” dedicati ai misti, quindi sia a uomini che donne. In questo senso le donne non potranno accedere ad alcuni settori dello stadio, ma potranno entrare solo nei settori riservati alle famiglie o ancora alle “non accompagnate” (la presenza di settori per donne non accompagnate è stata riportata da alcune fonti, ma non confermata).

L’immagine dei settori dello stadio. Si può notare nella didascalia la divisione dei settori in “singles” e “families”, oltre ai biglietti VIP.

In Arabia Saudita sono previste numerose restrizioni nei confronti della donna. Solo nel 2018, per esempio, le donne hanno ricevuto il permesso di ottenere la patente di guida. La religione ufficiale del paese infatti è rappresentata dal cosiddetto movimento del Wahhabbismo neo-hanbalita, una corrente ultra-conservatrice e ortodossa dell’Islam, il cui obiettivo è quello di purificare lo stesso Islam e di riportarlo alle sue usanze primitive attraverso una lettura letterale dei testi sacri. In questo senso il Wahhabbismo determina gli assetti interni giuridici e politici della monarchia saudita, portando quindi per esempio alla rigida divisione tra i sessi o ancora alla condanna di morte per apostasia, ovvero per il ripudio della propria fede religiosa.

Le donne, in questo senso, vedono nel solo fatto di poter andare effettivamente allo stadio un diritto aggiunto, in quanto gli stadi si sono aperti al genere femminile saudita solamente nel gennaio 2018.

Le reazioni del mondo politico

Trasferire una competizione sportiva italiana in un paese come l’Arabia Saudita allo scopo di promuovere il nostro calcio nel mondo ma anche per fini economici sembra essere stata una scelta poco apprezzata sotto il punto di vista culturale ed etico. Così per questa occasione destra e sinistra, governo e opposizione sembrano essersi schierati per una volta da un lato solo, in contestazione ad una simile divisione tra uomini e donne.

La Lega ha visto presenti le critiche di Paolo Grimoldi, deputato leghista, che avrebbe dichiarato: “Il nostro calcio ha chiuso malissimo il 2018 tra gravi violenze, ululati razzisti e vergognose scritte sulle stragi dell’Heysel, di Superga e di Scirea, ma sembra voler iniziare il 2019 ancora peggio, facendosi umiliare dall’Arabia Saudita, svendendo i nostri valori per pochi soldi. Gli organizzatori arabi fanno sapere che per la finale di Supercoppa Italiana del 16 gennaio tra Juventus e Milan,nello stadio di Jedda ci saranno posti per soli uomini e poi posti misti dove le donne potranno vedere la partita accompagnate da uomini. Una roba da Medio Evo”.

A queste dichiarazioni si uniscono poi anche quelle del vicepremier Matteo Salvini, che ancora una volta non ha mezzi termini per nessuno, descrivendo la situazione sopra descritta come una “schifezza” e aggiungendo la propria intenzione di non voler guardare la partita.

Per quanto riguarda le fazioni di destra si è aggiunta poi anche Giorgia Meloni, di Fratelli d’Italia, chiedendosi se forse “abbiamo venduto secoli di civiltà europea e di battaglie per i diritti delle donne ai soldi dei sauditi”, ed esprimendo il proprio disappunto invitando la Federcalcio a bloccare subito “questa vergogna assoluta” e portare la Supercoppa “in una nazione che non discrimina le nostre donne e i nostri valori”.

A intervenire poi è stata anche Laura Boldrini, di LeU, definendo “incredibile” la decisione di ammettere le donne allo stadio solo se accompagnate, e ritenendo “offensiva per le donne” la decisione da parte della Lega Calcio di sacrificare i diritti delle donne per un interesse.

Gaetano Micciché, presidente della Lega Serie A.

Le acque sembrano quindi estremamente agitate e per cercare di calmare il tutto è intervenuto il presidente della Lega Calcio Micciché, prima di tutto evidenziando la portata storica dell’evento, che rappresenterà “la prima competizione internazionale a cui potranno assistere le donne saudite dal vivo”, e poi ribadendo la falsità della notizia secondo cui le donne dovranno essere accompagnate allo stadio ed evidenziando come esse potranno accedere allo stadio anche sole. Micciché poi è intervenuto anche riguardo un altro motivo di polemiche sulla Supercoppe, ovvero riguardo al caso Khashoggi, giornalista saudita ucciso: “Quando è stata scelta Gedda la vicenda dell’omicidio del giornalista Khashoggi non era avvenuta. Altrimenti sarebbe stata presa un’altra decisione” .

I soldi davanti a tutto?

Le misure imposte dall’Arabia Saudita possono di certo sembrare retrograde agli occhi di noi europei, ma polemizzare a riguardo rappresenterebbe uno scontro culturale ben più ampio rispetto alle possibilità del dialogo. Se l’evento fosse accaduto in un paese europeo vicino al nostro, allora stabilire un confronto morale e culturale sarebbe stato saggio, ma l’ordinamento interno della monarchia saudita è strettamente legato ai dettami della corrente islamica del Wahhabbismo, ed entrare nel merito dei dettami di una corrente religiosa sfocerebbe in un tema ben più ampio di come esso si è presentato ai nostri occhi con la Supercoppa.

Piuttosto centro della polemica è effettivamente, come dovrebbe essere, la scelta di esportare una competizione in un paese le cui norme dovrebbero essere note a chi prendesse tale decisione. La polemica potrebbe sembrare di poco conto agli occhi del pubblico, ma essa nasconde un grande messaggio di svalutazione degli elementi morali ed ideologici di fronte ad altri pratici ed economici.

La morale è un elemento fondante per la nostra esistenza in quanto umani, e finché essa verrà svalutata e posta più in basso rispetto ad altri elementi più specificamente economici, allora un miglioramento armonico della società in cui viviamo sarà sempre lontano.

Giovanni Ciceri

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