Sulle tracce di un assassino: storia del mostro di Firenze durante gli anni di piombo

Erano tempi dispotici per il nostro paese dove in incognito girava un assassino.

Ragazzo legge la notizia della strage di piazza della Loggia.

La favola del boom economico sembra oramai lontana in quanto l’Italia sta per addentrarsi nelle pagine più oscure della sua storia. Il nostro paese si trasforma in un telegiornale dove le cronache degli attentati sono all’ordine del giorno, mentre la città di Brunelleschi vive l’incubo di un mostro senza volto da catturare.

L’ITALIA SEGNATA DALLE STRAGI

Sul dare una datazione precisa agli anni di piombo vi sono diverse perplessità: c’è chi reputa che siano iniziate con le manifestazioni che, durante il ’68, investirono l’intera Europa; altri invece la collocano con l’inizio degli attentati terroristici svolti da gruppi extraparlamentari sia di sinistra e di destra che contribuirono a scrivere una delle pagine più oscure del nostro paese. Tra questi, prima del ’68, vi fu la strage di Portella della Ginestre, un eccidio commesso da parte della banda criminale di Salvatore Giuliano che spararono su una folla di contadini riunita per festeggiare il giorno dei lavoratori. A partire dalla fine degli anni sessanta, furono compiuti 140 attentati. il 12 dicembre 1969 avvennero nell’arco di 53 minuti 5 attentati. Tra questi, quello della Strage di piazza Fontana, in cui un ordigno esplosivo venne fatto collocato e fatto esplodere all’interno della sede della banca nazionale dell’agricoltura, uccidendo sedici persone e ferendone ottantotto. Per molto tempo venne seguita la pista anarchica, rivelatasi poi infondata. Nel 1974, a Brescia, una bomba nascosta in un cestino della spazzatura fu fatta espodere durante una manifestazione contro il terrorismo neofascista. Tre mesi dopo, un treno proveniente da Roma e diretto a Monaco di Baviera, esplose all’interno della grande galleria dell’Appenino, provocando il decesso di 12 passeggeri. L’obiettivo, stando a quanto dichiarato da Maria Fida, la figlia di Aldo Moro, doveva essere suo padre che, pochi minuti prima della partenza, fu costretto a scendere dal treno in quanto alcuni funzionari del Ministero lo chiamarono per firmare dei documenti. La sua morte avverrà quattro anni dopo, in uno dei sequestri più impressi nella memoria collettiva del nostro paese. Nella sala d’aspetto della seconda classe della stazione di Bologna, alle 10:25 del 2 Agosto 1980, una bomba custodita all’interno di una valigia venne fatta esplodere. Non restò nulla dei corpi delle 85 persone perite nella strage, dilaniati nel momento dell’esplosione. E neanche il corpicino della piccola Angela Fresu verrà rinvento tra le macerie. Condannati come esecutori della strage furono inizialmente Licio Gelli, Pietro Musumeci, Giuseppe Belmonte e Francesco Pazienza dopo che per molto tempo si indagò su una pista internazionale che vide coinvolta la Libia di Gheddaffi. Si parlerà  in quegli anni di strategia della tensione, termine coniato per la prima volta dal settimanale inglese The Observer nel Dicembre del 1969, per definire la politica degli Stati Uniti, con il fattivo appoggio del regime militare greco, tesa a destabilizzare i governi democratici delle nazioni con particolare valenza strategica nell’area mediterranea, nella fattispecie Italia e Turchia, attraverso una serie di atti terroristici, allo scopo di favorire l’instaurazione di dittature militari. Il movente principale sarebbe stato quello di destabilizzare la situazione politica italiana. In tale ottica, tra i moventi di tale strategia, soprattutto in Italia e nel quadro della guerra fredda, sarebbe stato quello di influire sul sistema politico democratico, rendendo instabile le fondamenta della democrazia stessa. Il fine, quello di generare terrore nell’opinione pubblica. La città di Firenze in questo scenario si ritrova a vivere un altro dilemma, quello di trovare il maniaco delle coppiette.

Carabiniere sulla scena del crimine dopo l’assassinio dei due turisti francesi.

IL LATO OSCURO DI FIRENZE

In Italia non si parlava ancora di serial killer se non attraverso la lettura di gialli o di qualche cronaca oltreoceano, ma fu proprio nella bella Firenze che si consumarono i più efferati omicidi della storia del nostro paese, raccolti sotto il nome di un unico responsabile: il mostro di Firenze. Nel primo omicidio, i due amanti Antonio Lo Bianco e Barbara Locci vennero colpiti da otto proiettili mentre si erano appartati con l’automobile del Lo Bianco. L’unico ad essere sopravvissuto fu il figlio della Locci, Natale Mele detto Natalino, di soli 6 anni, probabilmente risparmiato dal mostro stesso. Per l’omicidio verrà  inizialmente incolpato il marito della Locci poiché, stufo dei continui tradimenti della moglie, l’avrebbe uccisa insieme all’amante. Anni dopo, Pasquale Gentilcore e Stefania Pettini verranno rinvenuti cadaveri nell’abitacolo della loro autovettura. I loro corpi, oltre a mostrare i fori di proiettile di una Beretta calibro 22lr, la stessa arma utilizzata nell’omicidio della Locci e del Lo Bianco, evidenzieranno l’utilizzo di un’altra arma, ovvero un coltello, utilizzato dall’assassino per martoriare il corpo della Pettini. Le fotografie della ragazza che mostrano il corpo della giovane essere penetrato da un tralcio di vite, provocheranno lo svenimento di un carabiniere. Il mostro colpirà  ancora il 6 Giugno 1981, uccidendo Giovanni Foggi e la fidanzata Carmela De Nuccio, utilizzando il medesimo modus operandi. Il mostro, infine, trascina fuori dall’abitacolo il corpo della donna per asportarle interamente il pube. La favola del mostro delle coppiette comincia a terrorizzare non solo tutta la Toscana, ma l’intera Italia, in quanto i mass media cominciarono a riportare le numerose analogie fra gli omicidi coniando per la prima volta il termine Mostro di Firenze. Ciò nonostante, questo non frena il mostro dal continuare a mietere vittime: Stefano Baldi e Susanna Cambi, di dieci anni più giovane, vengono colpiti dai proiettili e dai fendenti del mostro, subito dopo che la coppietta era uscita dalla discoteca Anastasia. Anche in questo caso, verrà asportato il pube. Antonella Migliorini e Paolo Mainardi verranno uccisi l’anno successivo. Horst Wilhelm Meyer e Jens-Uwe Rush, due ragazzi tedeschi, vengono uccisi mentre si trovavano a bordo della loro furgone Volksvagen T1. Con ogni probabilità si pensa che il mostro avesse scambiato i capelli lunghi e biondi di Rush per quelli di una donna. Claudio Stefanacci e Pia Rontini verranno uccisi l’anno successivo ed i loro corpi rinvenuti in due luoghi differenti. Alla Rontini era stato asportato oltre che il pube anche la mammella sinistra. Jean-Michel Kraveichvili e Nadine Mauriot sono l’ultima coppia fatta fuori dal mostro. Ignorando i numerosi cartelli sull’autostrada che segnalavano ai turisti la presenza del mostro, i due turisti francesi si appartarono all’interno di una tenda, nelle campagne di San Casciano in Val di Pesa. Si può dedurre la loro fine. Il mostro con i suoi omicidi contribuirà  a trasformare l’Italia in un giallo di Camilleri, senza che però vi siano dei colpevoli.

COM’È FATTO IL VOLTO DI UN COLPEVOLE?

Per la Strage di piazza fontana fu il celebre conduttore di Porta a Porta Bruno Vespa a presentarsi in questura per fare il nome di Valpreda, ballerino professionista e poeta per passione, ma anche anarchico per mestiere. Per la strage di Bologna vennero condannati Luigi Ciavardini, Valerio Fioravanti, la moglie Francesca Mambro e Gilberto Cavallini, esponenti dei nuclei armati rivoluzionari (NAR), organizzazione terroristica di stampo neofascista e neonazista. E il mostro? A finire sul banco degli imputati e poi, successivamente, per il processo Compagni di merende fu il contadino Pietro Pacciani, un uomo ambiguo che recitava poesie e amava dipingere, ma con un’indole violenta che esercitava sulla moglie e sulle figlie. Su di lui vi erano correlati doversi indizi, come la sua frequentazione sui luoghi dei delitti, un proiettile e i medesimi errori grammaticali commessi dal mostro nelle sue lettere. Dopo essere stato assolto per non aver commesso il fatto nel 1996, morirà  il 22 Febbraio di due anni dopo. A seguito di una perizia si scoprirà  che la causa del decesso fosse dovuta ad un farmaco regolarmente prescritto ma poco indicato viste le sue condizioni: cardiopatico, obeso, anziano, diabetico e con tre infarti alle spalle.

2 commenti su “Sulle tracce di un assassino: storia del mostro di Firenze durante gli anni di piombo”

  1. C’è forse un’ inesattezza: Licio Gelli non era un agente segreto. Era gran maestro della loggia massonica P2 facente parte del GOI.

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