Jova beach party ed ecosistema marino: ecco perché le AMP possono essere la soluzione

Molto spesso, in maniera del tutto sbagliata, si tende a sottovalutare gli effetti che i grandi eventi pubblici possono avere sui fragili ecosistemi che ci circondano.

Attualmente, il Jova Beach Party (evento lanciato dal cantante Lorenzo Jovanotti nel 2019) è al centro di numerose polemiche riguardanti gli effetti negativi che luce, musica ad alto volume ed elevato numero di persone, possono causare sui delicati ecosistemi presenti. E’ ormai chiaro quali sono gli effetti di tutti questi agenti che causano un elevato grado di disturbo, ma quale potrebbe essere la soluzione? Una possibilità potrebbe essere proprio l’istituzione di un maggior numero di AMP, ovvero di aree marine protette.

GENERALITA’ SULLE AMP

Secondo la IUCN (ovvero l’unione internazionale per la conservazione della natura) le aree marine protette sono definite come “uno spazio geografico chiaramente definito, riconosciuto, dedicato e gestito attraverso mezzi legali o altri mezzi altrettanto efficaci per ottenere la conservazione a lungo termine della natura, mantenendo anche i servizi forniti dall’ecosistema stesso e i valori culturali associati“. Detto in parole semplici, pertanto, un’AMP è  uno spazio nel mare in cui vi è una rigida regolazione delle attività antropiche rispetto alle acque circostanti. Al fine di raggiungere questo scopo, le AMP sono sottoposte a una tutela speciale da parte delle diverse autorità (locali, statali o altre) in quanto sono presenti importanti risorse marine o storiche. Le AMP possono avere diversi gradi di protezione e, in base a questi, vengono consentite o meno le diverse attività. Si distinguono AMP parzialmente protette, dove alcune attività sono vietate mentre altre sono consentite o regolamentate, si hanno poi le AMP totalmente protette, dove sono proibite tutte le attività distruttive (ad eccezione del campionamento a scopo scientifico) e, infine, si distinguono le aree multiuso che risultano essere un misto tra le AMP parzialmente protette e totalmente protette.

FONDAZIONE DI UNA AMP

Dal punto di vista legale, per fondare un’AMP, ci si può basare su tre diverse direttive e politiche: la prima è la Water Framework Directive il cui obiettivo è quello di raggiungere un “buono stato” per le acque di laghi, mari e fiumi dell’unione europea, portando ad una riduzione dell’inquinamento. La seconda è la Habitats and Birds Directive, il cui scopo è quello di fornire una protezione speciale ai siti chiave di specie animali, vegetali e anche habitat interi. Infine, si ha la Common Fisheries Policy, ovvero una politica che prevede una collaborazione attiva tra paesi membri dell’unione europea per la gestione delle attività di pesca e dei mari al fine di evitare danni all’ecosistema marino e fenomeni di sovrappesca. Un altro strumento molto importante, può essere la lista di specie compilata durante la convenzione di Barcellona: questo documento, che viene aggiornato periodicamente, contiene una lista di specie correlate agli ambienti marini e costieri che risultano essere attualmente in pericolo a causa dell’attività umana. Pertanto, se dopo ricerche scientifiche e campionamenti viene determinato che un’area marina risulta essere idonea a diventare un’AMP, in rispetto della convenzione di Barcellona e delle politiche e direttive europee, allora può iniziare il processo di formazione dell’AMP. Una volta selezionato il sito con la giusta dimensione e locazione, si procede con un lungo processo di dialogo con le parti interessate, ovvero ricercatori, cittadini, pescatori e altri ancora, al fine di trovare un giusto compromesso per tutti. Concluso questo, l’area marina selezionata diviene protetta.

AMP E CONSAPEVOLEZZA

A questo punto, le AMP possono essere davvero la soluzione per contrastare questo tipo di eventi? La risposta in realtà è un po’ complicata. Infatti, realisticamente parlando, è impossibile rendere tutte le spiagge presenti aree marine protette, anche perché mancherebbero mezzi e personale per gestirle e controllarle. Tuttavia, aumentando il più possibile il numero di AMP e migliorandone sempre di più la gestione, è possibile mostrare alle persone non solo come la tutela degli ecosistemi marini torni a vantaggio di tutti, ma anche come questi luoghi siano di rara bellezza. Una soluzione per aumentare la consapevolezza dei cittadini, è quello di coinvolgerli nei progetti di citizen science, ovvero progetti in cui le persone affiancano biologi e scienziati nei diversi lavori di campionamento e ricerca. Questo tipo di progetti non richiede alcuna conoscenza base in quanto è il personale formato a insegnare tutto ciò che c’è da sapere in merito ai diversi progetti. In questo modo, è possibile ottenere una forte collaborazione tra cittadini, scienziati ed enti gestori delle AMP, allo scopo di salvaguardare l’ambiente e aumentare la consapevolezza dell’effetto antropico sugli ecosistemi marini.

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.