Quasi 9 italiani su 10 soffrono di disturbi legati allo stress. Questo è quanto emerge da una ricerca sulla relazione tra gli stili di vita e lo stress promossa da Assosalute. Le donne e i giovani sono i più colpiti dai disturbi da stress, sia per incidenza, sia per frequenza. Il mal di testa (46,2%) e la stanchezza (45,9%) risultano i disturbi più diffusi, seguono il mal di stomaco, la tensione/dolore muscolare, l’insonnia e l’ansia/agitazione. In ambito medico lo stress è un adattamento dell’organismo al cambiamento della sua omeostasi interna, prodotto da un agente stressante (altresì detto stressor). La risposta dell’organismo allo stress è una risposta aspecifica, questo significa che qualunque sia la natura dello stressor (fisica o emotiva) la risposta biologica è sempre uguale. Per contrastare lo stress possono essere messe in atto strategie di coping, ossia tattiche volte a ridurre il livello di stress andando ad agire sul stressor. Tuttavia, queste strategie non sempre riescono a fare fronte all’agente stressante e questo può portare all’insorgere di patologie tipicamente legate allo stress (come ulcere e aterosclerosi).

L’accumulo di lipidi lungo le pareti arteriose altera il normale flusso sanguigno.

Stress e sistemi neurormonali

Le situazioni di stress attivano il sistema nervoso autonomo, nello specifico la branca simpatica, che comporta modificazioni fisiologiche come l’aumento della frequenza cardiaca e la vasocostrizione. Questa attivazione porta anche ad un rilascio di catecolamine e corticosteroidi (ormoni rilasciati dalla ghiandola surrenale). A loro volta, questi inducono  un aumento dello stato di arousal del cervello (attivazione generale) e influenzano l’elaborazione cognitiva ed emotiva. Livelli eccessivi di corticosteroidi, dovuti a stress prolungato, possono avere effetti tossici sul tessuto nervoso, in particolare sull’ippocampo, con gravi ripercussioni sulla memoria. Inoltre, in caso di stress, vengono rilasciati nella circolazione sanguigna grandi quantità di lipidi, che tendono ad accumularsi sulle pareti delle arterie provocando, quindi, aterosclerosi e coronaropatia (aterosclerosi delle arterie coronarie, una delle principali cause di morte nei paesi occidentali).

Uno stress acuto ha normalmente un effetto stimolante sull’attività immunitaria. Nel medio e lungo periodo però questo sopprime tale attività.

Stress e sistema immunitario 

Il sistema immunitario è coinvolto nelle risposte di difesa da agenti patogeni che minacciano la salute dell’organismo. Il sistema immunitario e il sistema nervoso sono reciprocamente interconnessi e si influenzano a vicenda. Lo stress ha normalmente un effetto stimolante sull’attività immunitaria, ma in una situazione di stress acuto potrebbe verificarsi un’eccessiva risposta immunitaria. Tuttavia, nel medio e lungo periodo, corticosteroidi e catecolamine sopprimono l’attività immunitaria. Ma perché si riduce la difesa immunitaria durante lo stress cronico? Questo potrebbe essere un modo per mitigare l’attività del sistema, che di per sé, a causa dello stress, è già in uno stato di allerta. Inoltre, attivare il sistema immunitario è dispendioso a livello energetico. Troppa attivazione di tale sistema può anche portare a sviluppare malattie autoimmuni (ad esempio il Morbo di Crohn).

Depressione

La depressione maggiore è associata a perdita di tessuto a livello dell’ippocampo, che potrebbe essere il risultato della tossicità dovuta a livelli eccessivi di corticosteroidi, correlati a stress cronico. A livello cerebrale, l’azione dei corticosteroidi orienta verso emozioni negative, stato di vigilanza e comportamenti di evitamento. Inoltre, un esperimento sui ratti ha evidenziato come l’essere sottoposti a continui traumi/stress imprevedibili porti a sviluppare una forma di impotenza appresa, meccanismo importante nell’insorgere della depressione.

Marco Prevedello

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