La Puglia svolta a difesa dell’ambiente. Di recente infatti circa duecento lidi pugliesi hanno deciso di utilizzare solo stoviglie biodegradabili, eliminando così tra gli altri i piatti e i bicchieri di plastica. Ad annunciarlo è la CNA locale, ovvero la Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa. Si tratta di un passo importante, poiché i rifiuti plastici sono uno degli inquinanti più diffusi e pericolosi del mare.

Nei lidi interessati questi bicchieri saranno solo un ricordo

Dettagli del provvedimento

Per capire il motivo di questa decisione bisogna fare un passo indietro. Qualche tempo fa infatti il Parlamento europeo ha approvato un provvedimento che metterà al bando le stoviglie di plastica entro il 2021. In questo senso perciò la Puglia ha deciso di muoversi in anticipo, cominciando già da adesso ad abolire la plastica dalle sue spiagge. A tale scopo i lidi organizzano giornate di rimozione della plastica dalla battigia e dai fondali marini, oltre a ridurne l’utilizzo per produrre le stoviglie. Stando a quanto dice Fabrizio Santorsola, presidente del CNA Balneatori pugliese, ormai fare la raccolta differenziata in spiaggia non basta più.

Oltre ad inquinare, la plastica deturpa il paesaggio

Come fa la plastica a finire in mare?

I motivi per cui il mare è così inquinato a causa della plastica sono molteplici. Il primo è un suo cattivo smaltimento, poiché la si dovrebbe portare nei centri specializzati invece di abbandonarla in spiaggia. In questo modo il vento spinge i rifiuti più leggeri verso il mare, dove rimarranno a lungo in quanto difficilmente biodegradabili. Anche i rifiuti industriali influiscono molto, dato che bastano delle particelle negli scarichi per compromettere i delicati ecosistemi marini. In questo senso hanno un certo peso anche i rifiuti delle navi, che vengono scaricati direttamente in mare. Tutto ciò rende la plastica responsabile del 49% dell’inquinamento dei mari, stando al rapporto del Parlamento europeo.

Anche i cotton fioc contribuiscono molto all’inquinamento dei mari

Conseguenze del fenomeno

Gli effetti di questi tipo di inquinamento sono molto trasversali. I primi a risentirne sono gli animali. Molti individui infatti muoiono soffocati per aver ingerito accidentalmente della plastica scambiandola per cibo, oppure finiscono in sacchetti vaganti senza riuscire ad uscirne. Ciò porta ben 115 specie marine al rischio di estinzione. Le specie più gettonate in tal senso sono i pesci, gli uccelli marini e le tartarughe. Il fenomeno può avere effetti negativi anche sulle alghe, poiché troppe plastiche coprono la superficie del mare e la fotosintesi diventa più difficile. In questo modo tutti gli ecosistemi, costieri o profondi che siano, vengono danneggiati.

Un flacone di detersivo impiega centinaia di anni per biodegradarsi

Possibili rimedi

Ci sono diverse strade che si possono percorrere per ridurre la quantità di plastica in mare. La prima è quella di ridurre il suo consumo, come stanno facendo anche in Puglia, per sostituirla con materiali biodegradabili. Un altro modo è riciclare i rifiuti tramite la raccolta differenziata e selezionandoli con cura. La terza via percorribile è quella di riusare tali rifiuti, per esempio scegliendo il vuoto a rendere. Ciò accade più spesso per il vetro, soprattutto per quanto riguarda le bottiglie. Esiste poi un quarto metodo, ovvero il recupero dei materiali per inventarne utilizzi diversi da quelli originali. Ciò che conta di più ad ogni modo è la riduzione di questo consumo, perché le altre strade sono conseguenza di un uso troppo diffuso. Speriamo quindi di vedere sempre più esempi virtuosi come i lidi pugliesi.

Matteo Trombi

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