Il Superuovo

Stili comunicativi: quando essere assertivi, aggressivi o passivi? Risponde il Jordan Belfort di Martin Scorsese

Stili comunicativi: quando essere assertivi, aggressivi o passivi? Risponde il Jordan Belfort di Martin Scorsese

Siamo sicuri che lo stile assertivo sia quello da consigliare per ogni circostanza?

Gli stili comunicativi sono concetti oramai entrati nel gergo quotidiano.

Siamo costantemente bombardati da messaggi del tipo “devi usare un linguaggio assertivo” oppure “lui utilizza uno stile passivo aggressivo“.

Ma siamo davvero sicuri che gli stili comunicativi siano la chiave di volta di ogni risoluzione conflittuale?

Siamo sicuri che le parole siano fondamentali quando l’atteggiamento alla base è di tipo violento?

Gli stili comunicativi

Innanzitutto facciamo una breve descrizione dei 3 stili comunicativi:

Stile Passivo:

  • accetta le idee degli altri rinunciando volentieri alle proprie
  • dà ragione a tutti e non sa (o non vuole) prendere posizione
  • è motivato dall’evitare il conflitto (per motivi suoi)
  • è accondiscendente e accomodante (a volte eccessivamente)
  • principia le frasi con tu (facendo spesso complimenti)

Stile Aggressivo

  • impone le proprie idee
  • il suo è l’unico punto di vista da cui guardare il mondo.
  • vuole avere ragione
  • se non ha ragione prova frustrazione e aumenta la sua aggressività.
  • si aspetta dagli altri obbedienza, accondiscendenza, ammirazione
  • principia le frasi con tu (giudicando o abbassando l’altro per alzare se stesso)

Stile Assertivo

  • è lo stile della persona che esprime le proprie idee senza negare quelle degli altri.
  • il suo punto di vista non è IL punto di vista.
  • usa parole come sono d’accordo, non sono d’accordo mi piace, non mi piace, e motiva le sue risposte.
  • parla in prima persona (principia le frasi con io)
  • non nega le idee degli altri.

Viene abbastanza naturale pensare che il terzo di questi sia quello giusto da attuare mentre gli altri due siano quelli da rifuggire (e subliminalmente giudicare)

Il problema è che quando si fanno le generalizzazioni si escludono tutta una serie di eventi della vita comune che ovviamente stanno fuori dalla nostra generalizzazione.

Per esempio: in una situazione di emergenza dove dobbiamo scappare da un edificio in fiamme, il leader che guida tutti verso l’uscita non userà certo toni pacati e non aggressivi per portare tutti in salvo, no?

Oppure, avete mai visto un allenatore che motiva la squadra prima di entrare in campo con uno stile assertivo? farebbe piuttosto ridere…!

Oppure, se un ragazzo di 12 anni subisce delle violenze, anche solo verbali, dal proprio padre per esempio, è veramente disfunzionale che lui si comporti in maniera passiva pur di non ricevere punizioni verbali o corporee?

Ogni stile va saputo applicare ad ogni circostanza, e sta alla nostra sensibilità figlia della nostra esperienza calibrare lo stile giusto al contesto giusto.

C’è uno stile, però, che nessuno cita mai ma che può essere figlio di ciascuno dei tre sopracitati:

Lo stile violento

Dietro ogni stile comunicativo ci possono essere due grandi atteggiamenti da prendere:

  • un atteggiamento volto alla violenza, che prevede qualsiasi invasione di campo compresi giudizi, etichette, pareri non richiesti, manipolazioni, coercizioni, ricatti
  • un atteggiamento volto alla non violenza (eh già non esiste un termine altrettanto adatto)

Mettere in atto uno stile non violento non significa non provare rabbia (quindi avere una comunicazione aggressiva) non avere paura (quindi avere una comunicazione passiva) oppure essere impeccabile linguisticamente usando i vocaboli giusti per essere inattaccabile qualsiasi accusa di giudizio o violenza.

Significa piuttosto rispettare l’altro come essere umano, le sue scelte, i suoi valori, i suoi bisogni e le sue emozioni a tal punto da non mettersi mai nella posizione di dire o pensare, dall’alto del nostro punto di vista intoccabile e incontrovertibile, frasi del tipo “stai sbagliando” o peggio ancora “sei uno stronzo” o “perché fai sempre così?” oltre che dispensare consigli, pareri, opinioni, interpretazioni e qualsiasi altro punti di vista quando non sono richiesti.

Qualsiasi dei tre stili sopraelencati possono essere utilizzati con il fine di ledere o giudicare una persona (anche inconsapevolmente) e il giudizio è una componente dello stile violento: cattivo, brutto, antipatico ma anche bello, bravo, buono.

Anche i giudizi positivi non sono sempre ben accetti.

Sapete perché? perché se io, per esempio, vi faccio un complimento tutte le mattine che entriamo in ufficio, un giorno, prima o poi, mi sentirò anche libero di esprimere un giudizio negativo. E la verità è che noi non siamo mai liberi di esprimere giudizi negativi verso una persona.

Tuttalpiù, al massimo, in casi eccezionali, possiamo esprimere giudizi negativi verso i comportamenti.

Trasformare il “sei uno stronzo” in “ti comporti da stronzo” così almeno da permettere all’altro non solo di non sentirsi affibbiare giudizi come “dati di fatto immutabili” ma anche per ricordargli, per esempio, che siamo tutti umani e nessuno le ha azzeccate tutte nella vita.

Cosa ci insegna Jordan Belfort

Conoscere le arti comunicative non significa essere in buona fede.

Ce lo insegna il Jordan Belfort di Martin Scorsese (Wolf of Wall Street) il quale possiede alcune doti, innate alcune, apprese altre, che gli permettono di convincere gli altri a seguirlo in qualsiasi scelta lui prenda.

Come venditore, come motivatore e come seduttore.

Avere uno stile di comunicazione corretto è la base per non ledere la libertà altrui e anche imparare qualcosa di , ma non è assolutamente l’unica prerogativa per sentirsi a posto con se stessi quando si è all’interno di un gruppo di lavoro (e non solo).

Alla base di una comunicazione efficacie c’è sempre una coerenza tra linguaggio del corpo, tono di voce e parole utilizzate.

Questa coerenza comunicativa è una stretta conseguenza di una coerenza interna: se ci leviamo il giudizio di dosso vedrete come gli stili comunicativi corretti verranno quasi del tutto automatici.

E qualora succeda che si sia utilizzato uno stile aggressivo fuori contesto: tranquilli! non sarete né i primi né gli ultimi. Impariamo piuttosto a chiedere scusa se per caso quel comportamento ha leso la libertà di qualcuno. Se così non fosse, il vostro stile, aggressivo passivo o assertivo, è già perfetto così come è.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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